Spider-Man: Homecoming - Jon Watts
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Spider-Man: Homecoming

Jon Watts


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News Flash: Tom Holland è il miglior Spider-Man di sempre. È riuscito a trovare il ragazzino nascosto dentro al costume rosso e a far tornare ragazzi persino i critici più consumati. Gli ultimi due film di Spidey avevano “Amazing” nel titolo, ma diciamoci la verità: le pellicole erano più apatiche che stupefacenti. Guardarli ti lasciava dentro una sola domanda: per quanto tempo si può sfruttare un franchise?

Certo, convincere i fan del fumetto non è cosa facile, ma dopo il cameo in Civil War e questo film possiamo finalmente dirlo con chiarezza: l’amichevole spara-ragnatele di quartiere merita di far parte del Marvel Cinematic Universe.

Spider-Man: Homecoming emana freschezza da ogni scena come se il personaggio fosse stato appena inventato. Il film ha uno stile un po’ da high school comedy – pensate a Breakfast Club -, e finalmente sentiamo teenager parlare come i teenager, non come vecchi attori di Hollywood che cercano di fare i giovani. La sceneggiatura è stata scritta a 12 mani e sono sicuro che sarà stato un bagno di sangue, ma quello che è arrivato in sala racconta degnamente l’energia selvaggia degli adolescenti in piena pubertà. Homecoming dà al personaggio e ai suoi traumi infantili un contesto finalmente credibile.

Holland ha appena compiuto 21 anni: l’attore inglese si è calato nel ruolo in tanti modi diversi, e il perfetto accento americano ne è solo un piccolo esempio. Il suo Peter Parker, un ragazzo del Queens innamorato di Liz, la bella della scuola, agonizza al solo pensiero di scambiare due parole con una bella ragazza. Persino Michelle, una delle sue amiche più care, ride dei suoi tentativi di sembrare fico. Il nostro eroe trova la sua guida nell’insolitamente attraente Zia May (Marisa Tomei), ma la relazione più importante del film è quella tra Peter e il suo amico Ned, un nerd che perde ogni controllo quando scopre che Peter è in realtà Spider-Man. Il suo mentore Tony Stark, invece, non riesce proprio a trattare il suo apprendista come un adulto. Un giorno potrebbe diventare un Avenger, ma il momento non sembra ancora arrivato.

E questa è grossomodo la trama. È un teen drama – riuscirà Peter a invitare Liz al ballo della scuola? – mischiato con problemi più seri, rappresentati dal villain Avvoltoio (un grandioso Michael Keaton) e dal suo piano per distruggere il Washington Monument, la Staten Island Ferry e poi il mondo intero. Riuscirà a diventare abbastanza potente da riuscirci? (Ah, a proposito: le scene d’azione sono spettacolari). Il film non dimentica mai che sia Peter che il suo alter ego sono lo stesso 15enne imbarazzante: riusciranno a capire che l’Avvoltoio (con tanto di ali in stile Birdman, bel tocco) era in realtà un corrotto capitalista? Avere quel costume non significa certo diventare adulti.

È Peter, infatti, al centro della scena, un adolescente con i suoi problemi e le sue difficoltà. Il regista Jon Watts prova in tutti i modi a mettere ordine nel caos giovanile della storia: il risultato è tanto confuso quanto esilarante… com’è giusto che sia. Non è un caso che Homecoming dia il suo meglio quando è costretto a improvvisare. Il film ha un’energia spontanea, un’euforia innocente che rappresenta il perfetto antidoto alla stagnazione del genere cinecomic. Watts ha messo in piedi il film di Spider-Man più coraggioso dai tempi della trilogia di Sam Raimi.

Ma non ci sarebbe mai riuscito senza il suo attore protagonista. Holland, un ballerino e acrobata che ha recitato da protagonista nel musical di Billy Elliot scritto da Elton John, si muove con una grazia impressionante. È lui che ci fa affezionare al personaggio ed è lui che ha girato il 90% delle scene d’azione. Questa è una performance stellare, e a regalarcela è un quasi-esordiente, un attore nato (guardatelo in The Impossible e The Lost City of Z). Spider-Man vola perché Tom Holland gli ha fatto crescere le ali.