No One Ever Really Dies - N.E.R.D.
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No One Ever Really Dies
N.E.R.D.


Dando una rapida sbirciata alla linea temporale dei N.E.R.D. —fai gli ultimi 10 anni—non era difficile pensare a una band alla frutta. Primi due dischi col botto, singoli che ancora oggi si consumano nei club (quelli dove ci si diverte), collaborazioni spaziali, ventata di aria freschissima per il pop radiofonico con quella mistura micidiale di hip hop/funk/rock/culi che ballano e un personaggio, quello di Pharrell Williams, che sembrava aver trovato finalmente la sua ragion d’essere. Questo nonostante la natura poliedrica del soggetto, per non dire schizofrenica.

Poi le prime crepe, un primo breve scioglimento seguito da un album comunque allucinante, Fly Or Die del 2008, talmente grondante di sesso, ritmo e magia nera che boh, sembrava pensato da qualcuno di un’altra epoca. Non fosse per tutte le cesellature elettroniche che gli tengono i piedi ancorati al 21esimo secolo.

Infine un ultimo Nothing, accolto tiepidamente (e anche un po’ ingiustamente) da pubblico e critica, forse perché figlio di un anno, il 2010, in cui la guitar music e l’indie stavano già per tirare gli ultimi colpi di tosse per lasciare spazio a dance, EDM, trap e parenti. Dopo di allora abbiamo il vuoto. Pharrell comincia la sua impresa da Happy cantante pop solista parallelamente a quella da produttore, portandosi sempre appresso il fedele Chaz Hugo con cui forma uno dei duo più prolifici e capaci nella storia della discografia: i Neptunes. Più gente negli anni successivi bracca Pharrell chiedendogli notizie sul futuro dei N.E.R.D. Ma lui nelle risposte rimane sul vago, procrastinando e facendo passare inesorabilmente gli anni. Ed è facile pensare a una band alla frutta, dicevamo, se dopo anni di silenzio ritorni, sì, ma per musicare con tre brani il film di Spongebob. Pezzi anche carini nella loro frivolezza, ma pur sempre tre pezzi per un film di animazione, forse solo perché strapagati dalla Paramount Pictures.

E invece, alla faccia di quelli che piangevano la fine del trio, Pharrell, Chaz e Shae Haley nemmeno un mese fa rompono il silenzio e lo fanno con un bulldozer. Lemon, con tanto di spacconaggine rihannesca, non è un singolo ma una dichiarazione d’intenti. Il beat è una badilata di bassi da club serrati e dritti in faccia, su cui Pharrell alterna strofe che parlano di Bugatti e Ferrari ma anche di lobby delle armi e deportazione. Due argomenti già meno rap che in America sono perfettamente attuali. E se prima sembrava solo un caso, ragionandoci meglio tutto No One Ever Really Dies è un concentrato di black culture, riferimenti politici (in Secret Life of Tigers Pharrell si fa quasi predicatore) e strumentali espliciti.

È la rivincita delle drum machine uptempo sull’era della trap, che alla lunga può anche stancare con il suo linguaggio ormai codificato ed esplorato in lungo in largo. Il bello del disco sta proprio nel merito di Pharrell e soci di prendere per le orecchie i rapper mettendoli alla prova con un loop di chitarra febbricitanti e ritmi veloci. C’è qualcosa di magico nel sentire Gucci Mane che in Voilà esce dalla comfort zone della trap e scopre che fuori dai 90 bpm c’è una vita rigogliosa. O Future, a cui viene affidata la mastodontica 1000. Molto simile anche la Rollinem 7’s insieme a un come sempre immenso André 3000, perfettamente a suo agio nei cambi di ritmo dal dimezzato al raddoppiato—se proprio dobbiamo trovare un collante che tiene insieme il disco è la miriade di repentini cambi di velocità.

Menzione speciale per Ed Sheeran e il gigantesco suca da fare a tutti quelli che lo accusano di appropriazione culturale. Come a dire che “Non vi piaceva la dancehall di Shape Of You cantata da un ginger inglese? E allora Pharrell ve lo piazza sul reggae di Lifting You e vediamo se qualcuno ha ancora qualcosa da dire.”

N.E.R.D. arriva filato sette anni dopo l’ultimo album, ma con la ritrovata voglia di spaccare del primo. Uno sfoggio di muscoli e materia grigia dal cane a tre teste che ha rivoluzionato di più il pop degli ultimi 15 anni. Spiace solo per chi ha già fatto uscire a novembre le liste dei migliori dischi del 2017.

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