Grateful - DJ Khaled
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Grateful
DJ Khaled

Se domani atterrassero gli alieni sulla Terra, una volta appurate le intenzioni non bellicose, prima o poi si dovrebbe cominciare un dialogo. Come spiegare agli omini verdi chi sono gli abitanti del terzo sassolino dal Sole? Per descrivere come comunicano, potrebbe tornare utile l’esempio di Facebook; per spiegare come si spostano, bisognerebbe partire dall’invenzione del motore a scoppio. Se invece l’improbabile conversazione spielberghiana finisse sulla musica, tornerebbe comodissimo Grateful di DJ Khaled.

Visto che su questo pianeta, in questo esatto momento, le persone ascoltano due cose: l’hip hop e l’R&B. Al decimo album del beatmaker barbuto (in appena un decennio) ha partecipato tutto l’Olimpo dei nomi più popolari degli ultimi 20 anni.

Ci sono Jay-Z e Beyoncé sui beat di Shining, Rihanna nella rivisitazione di Maria Maria di Santana, Pusha T nella incazzatissima Good Man e persino Nas con Travis Scott sul loop apocalittico di It’s Secured. Si dice grato Khaled, che ironia della sorte è sia il suo nome che il cognome, separati da un Mohamed che funge da secondo nome.

Riconoscente, per aver messo a segno l’obbiettivo di ogni beatmaker partendo da un’umilissima famiglia di musicisti palestinesi immigrati a New Orleans. Ma, soprattutto, grato per la nascita (tutta live su Snapchat) del primogenito Asahd, che non ha nemmeno compiuto un anno ma è accreditato come “Executive Producer” dell’album e ha già circa 905mila follower su Instagram. Cose che nemmeno il più intelligente degli alieni riuscirebbe a capire mai.

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