Speaks Evil - Giuda
Recensioni

Speaks Evil
Giuda


Una perfezione fuori dal tempo. I Giuda non sbagliano un colpo: si lasciano definitivamente alle spalle il punk rock e pubblicano un album che, se fosse uscito negli anni ’70, sarebbe rimasto in classifica per secoli.

Speaks Evil è infatti un concentrato di classici dell’hard rock più blueseggiante e perle super pop. La produzione vintage è impeccabile, la sezione ritmica un treno, i riff di chitarra sono tutti calibratissimi, le melodie azzeccate, i ritornelli memorabili (quello di Bad Days Are Back è da lavaggio del cervello).

Sinceramente, è davvero limitativo parlare di glam rock e tirare in ballo – comunque non a sproposito – Slade, Sweet e band simili. Pezzi come Roll the Balls e Mama Got the Blues potrebbero essere usciti dalle mani dei vecchi AC/DC, il passo di Working Class Man ricorda parecchio Spirit in the Sky ed è altrettanto irresistibile, It Ain’t Easy è un matrimonio miracoloso tra i Kiss di Rock’n’Roll All Night e l’eleganza scanzonata dei Beatles.

Come i due dischi precedenti, anche Speaks Evil è senza ombra di dubbio un manifesto retro-maniaco, ma ben ripulito di quella strafottenza hooliganiana che ha fatto di questo gruppo di Roma un culto punk internazionale. Comunque sia, il motivo per cui i Giuda hanno conquistato un fedelissimo seguito di fan in tutto il mondo (riuscendo perfino a resuscitare un’etichetta come la svedese Burning Heart, che da tempo non pubblicava nulla) è che musicalmente, e non solo, sono una spanna sopra tanti, tantissimi altri colleghi inglesi e americani. Si vede e si sente che ci mettono la testa e ci mettono il cuore. Sanno scrivere belle canzoni, sono semplicemente rocker di classe.

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