FARGO - Noah Hawley
Recensioni

FARGO
Noah Hawley


Minnesota, 1979: un massacro dentro un ristorante di waffle lascia a terra tre corpi, crivellati di proiettili. Nessuno sa perché. Nel locale centro per veterani, un poliziotto ne discute con alcuni amici. Uno di loro inizia ad attaccare briga: è un veterano alcolizzato con l’ossessione di JFK e RFK. Alle sue spalle è appeso un poster di Reagan. Il poliziotto gli dice: “È una rapina in un ristorante, Karl. Non l’omicidio di un Presidente”. “Sì, come no”, ribatte Karl. “È così che si inizia, con qualcosa di insignificante, come una piccola infrazione al Watergate Hotel. Ma state a guardare. Diventerà sempre più grande”. Queste stesse parole si adattano perfettamente anche a Fargo: la seconda stagione dell’intensa, audace serie tv ispirata all’omonimo film dei fratelli Coen migliora la già ottima serie precedente sotto ogni aspetto. La prima stagione aveva raggiunto l’obiettivo quasi impossibile di prendere le mosse dal film originale e raccontare una nuova storia. Il secondo capitolo ha una diversa narrazione e un nuovo cast – e il livello di autorevolezza è alle stelle. Fargo stabilisce subito l’atmosfera con Oh Well dei Fleetwood Mac e un loop di immagini anni ’70: Jimmy Carter, il serial killer John Wayne Gacy, il reverendo Jim Jones, le code alle stazioni di servizio. Il morale americano tende al depressivo, ma nessuno ha ancora capito che gli anni ’80 saranno anche peggio.

Il poliziotto al centro della storia è Patrick Wilson, nei panni di Lou Solverson (nella prima stagione era interpretato da Keith Carradine). Qui è un veterano del Vietnam alle prese con un crimine che nessuno è in grado di spiegare. Lo sceriffo locale è suo suocero, Ted Danson, burbero e imperturbabile, con barba da montanaro. Jesse Plemons (Breaking Bad) è lo sfigato locale che lavora in una macelleria, e sua moglie, Kirsten Dunst, ha qualche oscuro segreto. Jean Smart è la matriarca di una famiglia di malviventi che cerca di tenere in piedi il suo piccolo giro criminale, ma la mafia di Kansas City ha messo gli occhi sul business. Con il suo cast perfetto e un ritmo eccentrico, Fargo è l’affascinante ritratto di un’America al bivio. Quando una ragazzina del posto afferma di sentire la mancanza degli anni ’60, il delinquente con cui è a letto scoppia a ridere: “Gli anni ’70 dovevano arrivare in ogni caso, come un hangover”, dice.

Il Paese sta cambiando troppo in fretta, eppure gli abitanti di Fargo non sono in grado di vederlo. Ma la cosa sta diventando sempre più grande.