Fenomeno - Fabri Fibra
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Fenomeno

Fabri Fibra

Se il rap italiano di oggi ha bisogno di un Fedez solo come bersaglio per divertite prese per il culo (ah, il dissing…) ben diverso è – all’interno di una “scena” sempre più affollata – il ruolo di Fibra. Fabri è la superficie che ha a disposizione l’hip hop italiano per specchiarsi e vedere se esiste davvero, anche con qualche cicatrice e capello bianco in più. E non solo perché è stato il primo ad avere quel successo che la nuova scena ha visto solo nei meme (Magazine della Dark Polo Gang immagina una visibilità che forse mai avranno e ci fa ironia prima che sia realizzata), ma soprattutto perché ha sviluppato un percorso professionale talmente imprevedibile – tra hit e flop – e personale da risultare come uno dei pochi credibili prima come uomo (maschio, ora quarantenne, tormentato) che come rapper.

Senza girarci troppo intorno, Fabri Fibra è il nostro Eminem, nel bene e nel male, fatto a sé stesso e agli altri. Fenomeno è un disco che vince la tentazione omologatrice imperante dal rap marketing, non segue le impronte delle nuove sneaker di tendenza, ma si presenta nudo e in disordine al grande party delle classifiche. Basta ascoltare Ringrazio, forse il pezzo più importante della sua carriera e in generale una delle future pietre miliari dell’hip hop italiano: una base scassata e quasi grime è la stampella per tentare di tenere a tempo uno sfogo che parola dopo parola diventa un racconto – lontano dalla banalità dell’autofiction romanzata – che traghetta il genere dalla CNN del ghetto a quella dell’anima.

Non ci vuole solo coraggio a scrivere un pezzo così, parlando “non bene” della madre, ci vogliono soprattutto esperienza e mestiere per dare valore al rischio, renderlo unico e non solo piccola provocazione (non è un caso se i rapper che rischiano oggi abbiano tutti passato abbondantemente i trenta, ascoltate l’ultimo di Dargen D’Amico). Ringrazio potrebbe bastare per consigliare l’acquisto di tutto l’album, ma ci sono altre due tracce che testimoniano il dono e lo sforzo di Fibra di stare lontano dal banale (e non è semplice scimmia per la provocazione) lasciando intravedere che la sfida di tutto il rap a venire non sarà né nelle basi né nel flow, ma nella scrittura: Stavo Pensando a Te, canzone d’amore all’humor nero, e Le Vacanze, piccola madeleine “senza zuccheri” che cita l’Enzo Jannacci de Lo Zoo Comunale. Poi non dimentichiamo che il rapper è anche un buon artigiano di hit, ne sono la conferma la title track e Pamplona, già promessa di tormentone estivo anche grazie al ritornello dei Thegiornalisti.

Giovanni Robertini

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