Into the Pines - Erik Kriek
Recensioni

Into the Pines
Erik Kriek


Se l’essenza del selvaggio West è stata rappresentata al meglio dai film di un regista italiano, allora non deve stupire che un olandese riesca a riprodurre le murder ballads americane con ottimi risultati. È un filone tragico e sanguinolento, cantato da nomi come Johnny Cash, Nick Cave e Bob Dylan, che oggi trova nuova vita nella raccolta In The Pines di Erik Kriek (in uscita contemporanea in Italia, Olanda, Germania e Francia), uno straziante quintetto di storie in cui la vendetta, la cieca violenza e il senso di colpa guidano le vicende tragiche di cinque personaggi. Sono tutte persone diverse, tasselli di un mondo distante – quello degli Stati Uniti di fine Ottocento – raffigurato come una versione extreme della nostra società. Certo, oggi il proibizionismo non c’è più, ma il racconto Where the Wild Roses Grow parla di mistero, criminalità e brama, tutte cose universali e ancora piuttosto in voga. C’è un “tesoro” da rubare e un criminale in fuga; tutto finirà con del sangue su un campo di rose. L’omaggio di Kriek (che si era occupato di un altro classico della cultura americana in H.P. Lovecraft: Da altrove e altri racconti, sempre Eris) alla tradizione anglosassone non disdegna di dare voce alle loro vittime degli assassini, rendendole protagoniste. Quando è il killer a guidare l’azione, invece, la trama si concentra sul suo senso di colpa, la vera malattia mortale, il vero omicida.

Su tutto, il rapporto tra sessi: perlopiù amore – un amore impossibile e vietato, come in ogni tragedia – anche se non manca la violenza carnale, dipinta sullo sfondo di un’America ancora di frontiera, vasta, triste e vuota, unica scenografia della raccolta. Un continente sublime e sterminato che si presta allo stile dell’olandese, anche nell’unico episodio marino, Pretty Polly and the Ship’s Carpenter, in cui i fantasmi del passato inseguono l’assassino fino in mare aperto. Non c’è scampo per nessuno. In The Pines è intrappolato in un universo spietato, dominato da una versione morbosa della Provvidenza, dove quelli di vittima, colpa e assassino sono concetti fumosi. Qui tutti hanno un motivo per morire.

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