Empire - Lee Daniels e Danny Strong
Recensioni

Empire
Lee Daniels e Danny Strong

Lee Daniels è uno dei registi più importanti del nuovo cinema black americano. Già autore di Precious e The Butler – Un Maggiordomo alla Casa Bianca, ora, come il mercato impone, si butta in televisione con la serie Empire, iniziata negli USA questo 7 gennaio e questa sera in Italia (dalle 21 sul canale 111 della Fox).

La storia è liberamente (e senza vergogna) ispirata al Re Lear di William Shakespeare e alla meno conosciuta The Lion in Winter di James Gioldman del 1966, altra opera teatrale piena di intrighi e tradimenti familiari.

Lucious Lyon, interpretato dal candidato all’Oscar Terence Howard, è un ex spacciatore che è riuscito grazie alla sua abilità come rapper e all’aiuto ex sua compagna Cookie, la bravissima Taraji P. Henson, ad uscire dalla povertà del ghetto. Oggi è un musicista e un produttore rispettatissimo: un imprenditore alla Jay-Z. È fidanzato con una giovane e bellissima ragazza, ha tre figli di successo e la sua azienda, la Empire Entertainment, è appena stata quotata in borsa.

Ma Lucious ha un segreto: è affetto da sclerosi laterale amiotrofica e non sarà qui con noi ancora per molto. Per questo deve decidere chi, tra i suoi tre figli, potrà prendere un giorno il suo posto. Jamal, il talentuoso musicista e cantante R&B? Certo, anche se Lucious – per usare non eufemismo – non è contento del fatto Jamal sia apertamente gay. Hakeem, il più aggressivo e scatenato rapper? Può essere, anche se quest’ultimo sembra più interessato alle donne e ad accontentare i propri vizi. O sarà la volta di Andre, il serio e compassato Direttore Finanziario dell’Azienda? Peccato sia sposato con una ragazza bianca e che forse non sia, come vuol far credere a tutti, un docile agnellino.

A questo si aggiunge il fatto che Cookie è appena uscita di prigione dopo ben 17 anni. E vuole la sua parte. L’idea di raccontare la tragedia shakesperiana con i meccanismi e le figure tipiche della soap opera, quello che sembra essere diventato il teatrino dell’Hip Hop mainstream, è azzardata ma innegabilmente stimolante.

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Peccato che Empire sia solo quello, ovvero il peggior coacervo di luoghi comuni triti e ritriti mai visto su piccolo schermo. La colpa è di una sceneggiatura schematica e priva di qualsiasi spunto fantasioso, che in alcuni momenti rischia di diventare addirittura involontariamente ridicola.

A peggiorare la situazione ci si mettono attori non certo in parte – eccezione fatta per la Henson, che è l’unica che riesce a rendere interessante una figurina bidimensionale – e una regia che non fa nulla per staccarsi da un modello televisivo vecchio e sorpassato. Insomma, che dio salvi il rap.