Pure, Beyond Reproach - Egyptrixx
Recensioni

Pure, Beyond Reproach
Egyptrixx


Non è musica per le orecchie di tutti quella di Egyptrixx, mettiamolo subito in chiaro. Siamo lontani anni luce dalla struttura classica dei brani pop, estendendo la definizione di pop anche al rock, hip hop, dance e qualsiasi altro genere comune vi possa venire in mente. Ecco, no. Proprio per questo, a volte, è interessante sbirciare cosa succede dall’altra parte. In quella zona della musica contemporanea definita sperimentale dai pigri, ma che alla fine si riduce a suoni come qualsiasi canzone, solo che dai contorni meno definiti, sfuggevole, dalle forme spesso liquide. David Psutka, producer di Toronto che si cela dietro al moniker, in questo fluido di impulsi e campioni ci sguazza che è una meraviglia. In questo senso, l’artwork di Pure, Beyond Reproach aiuta tantissimo a farsi un’idea del materiale di cui stiamo parlando. Metaforicamente, è un liquido metallico, dalla forma mutabile che all’occorrenza può rapidamente riorganizzarsi in strutture solide, ricorsive, proprio come nella Lake Of Contemplation, Pool Of Fundamental Bond che apre il disco e nella Ti Exactamundo che lo chiude. E strisciando fra il noise da sistema solare esterno di V.E.P.N. e l’HD music à la Fatima Al Qadiri di Anything U Say, Everything U Do, è interessante notare come le poche voci che si sentono nel disco siano impersonali, sintetiche e in ogni caso seppellite sotto quintali di pad e impulsi alternati a randellate percussive. Forse un modo che Egyptryxx ha per descrivere il presente e il futuro del genere umano, ormai incatenato al progresso tecnologico e al contempo destinato a esserne schiacciato.

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