Atrocity Exhibition - Danny Brown
Recensioni

Atrocity Exhibition
Danny Brown


Se la Warp Records di Sheffield è diventata ciò che è oggi, uno degli esempi più lampanti di quanta strada può fare una label indipendente se gestita come Dio comanda, è anche grazie a trovate fuori dagli schemi. Mettere a sorpresa un rapper sotto contratto, e in particolare Danny Brown, fa parte di queste. Cresciuto a Detroit da un padre dj, Danny ha ricevuto un imprinting privilegiato rispetto ai suoi colleghi, che però non sarebbe bastato senza alcuni tratti unici. La voce in primis, che negli anni si è fatta sempre più squillante, in grado di ubriacare con un rappato cantilenante. Sulla carta questo nuovo Atrocity Exhibition non ha una virgola fuori posto: etichetta importante, super produzioni (in Pneumonia Evian Christ si è superato), featuring pregiatissimi (solo in Really Doe sbucano fuori Kendrick Lamar e Earl Sweatshirt). Eppure è proprio la stessa voce di Danny a risultare, a fine album, un po’ troppo difficile da gestire. Che dire, continuerò ad abbuffarmi di singoli.

L’intervista è stata pubblicata su Rolling Stone di settembre.
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