La La Land - Damien Chazelle
Recensioni

La La Land
Damien Chazelle


È sempre più difficile restare seri guardando un musical. Venute meno alcune condizioni fondamentali, prima fra tutte la costanza nelle uscite – che normalizzava un genere che richiede tanta sospensione di incredulità quanto un fantasy – il musical sul grande schermo è diventato sempre più barocco e camp, mentre le serie tv hanno sfruttato quel linguaggio con l’ironia che ha ammazzato il sogno (vedi quella volta che un demone ha tenuto sotto assedio canterino un’intera città, oppure quella volta che una donna con un aneurisma ha sentito cantare un intero ospedale). Sappiamo cosa fare davanti a un film di Baz Luhrmann o al titolo dell’anno della Disney, ma questi casi sono solo piacevoli deviazioni: se vediamo un uomo e una donna che parlano, non vogliamo che a un certo punto lo facciano su una melodia. Poi è uscito La La Land.

Damien Chazelle, fresco del successo di Whiplash, torna con un nuovo film musicale che nel giro di qualche mese ha conquistato premi, cuori e pezzi di cultura pop (presente l’apertura di Jimmy Fallon ai Golden Globe? Tutta roba che viene da lì). Ambientato nella Los Angeles contemporanea, La La Land è la storia di due ragazzi che si innamorano mentre inseguono malamente i loro sogni, Mia di diventare attrice e Seb di aprire il suo jazz club dove riportare in auge un genere ormai bistrattato. Con il tempo diventano fondamentali per la loro realizzazione personale, finché non finiranno per inciampare l’uno nei piedi dell’altra.

Ryan Gosling e Emma Stone non sono Fred Astaire e Ginger Rodgers – vedere Gosling nei panni di un nostalgico del jazz tutto canto e tip tap stranisce, e conoscendo la voce della Stone era difficile immaginarsela in versione cantante – ma continuano a dimostrare di essere una coppia perfettamente assortita e capace di ogni cosa. Per chi ha l’orecchio e l’occhio allenato al musical, non sarà così buffo vedere due ragazzi iniziare a cantare mentre cercano una macchina parcheggiata, per tutti gli altri, pazientate: dopo badilate di melenso innamoramento, il film prende una piega più realista del re, da cui è difficile prendere le distanze.

È un film romantico alla Casablanca, ma anche alla Io & Annie, o come lo sarebbe stato Harry ti presento Sally se avesse avuto il finale inizialmente auspicato da Nora Ephron (che dichiarava di trovare irreale il fatto che i due finissero insieme). Qui però ci sono anche la nostalgia della Hollywood dei divi e del jazz anni ’20, e una goccia di tristezza in una città tutta colori saturi – dove lo scorrere delle stagioni è comprensibile solo per le enormi scritte sullo schermo, il sole splende sempre – aggiungendo un po’ di piacioneria a un film che funzionerebbe benissimo anche senza coreografie. Paragonato ai musical del passato, i brani non sono così memorabili (non uscirete canticchiando), e in qualche snodo fondamentale la musica viene messa da parte – molti ne saranno grati. Il panorama dei musical è desertico, e senza degni concorrenti un film del genere spicca per forza di cose. Più ingenuo di quella bellissima furbata di The Artist, La La Land potrebbe effettivamente conquistare il conquistabile alle restanti premiazioni (si sente già profumo di Oscar), e sapete che c’è? Va bene così.