The Afterlove - James Blunt
Recensioni

The Afterlove
James Blunt


Le persone dicono cose cattive / Mi hanno chiamato stronzo e in tanti altri modi / Ammetto di essermelo meritato ma non vuol dire che non faccia male”. James Blunt inizia il disco così, con la prima strofa del singolo Love Me Better che segue i video comici sui social da 2 milioni di click (geniale quello nella vasca da bagno).

È il suo atteggiamento: petto in fuori e sincerità al limite dell’arroganza sciolta in melodie scintillanti e una conoscenza impeccabile del pop. James è un ragazzo intelligente e il coraggio non gli manca. Anzi, a uno che è stato ufficiale militare in Kosovo il music business deve sembrare un gioco.

Quando veniva guardato con sospetto per il suo passato nell’esercito, ha risposto con la purezza di You’re Beautiful e oggi, dalla sua villa a Ibiza ha capito dove vanno i gusti musicali inglesi e li segue costruendo con cura un disco di ballad che galleggiano sul suo registro vocale così particolare e si piazzano tra i nuovi Coldplay, il languore degli xx (Lose My Number), la chitarra di un Ed Sheeran adulto e più sgamato e il racconto del reale, emotivo e del mondo (The Bartender).

E dopo essersi fatto un giro, James torna nel suo posto preferito con un finale acustico sublime (The Time of Our Lives, Heartbeat, Paradise). Per ricordare che in fondo lui è sempre stato lì.

Questo articolo è stato pubblicato su Rolling Stone di marzo.
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