No Shape - Perfume Genius
Recensioni

No Shape
Perfume Genius

Perfume Genius, all’anagrafe Mike Hadreas, è un artista che ha frequentato l’anima più impalpabile e depressa dell’indie-rock con i risultati più concreti ed euforizzanti.

Dal debutto, Learning, che impressionò anche per i temi: il singolo Mr Peterson, ad esempio, dedicato al professore del liceo che tentò di avvicinarlo – fumando erba insieme – prima di punirsi irreparabilmente per le tendenze pedofile (“Mi diede una cassetta dei Joy Division / Disse che c’era qualcosa in lui che non andava / quando avevo sedici anni / si gettò da un palazzo”).

Disco ipersensibile e scarnificato che, pur inserendosi perfettamente nella genealogia statunitense del confessionale doloroso e a bassa fedeltà, era un punto di partenza difficile da smarcare. Infatti, il secondo album, piaciuto non poco a parte della critica che conta, rischiava già la ripetizione, se non il manierismo.

Al terzo album, l’artista di Seattle ha trovato nuove strade, ma mi avvicino con la dovuta cautela a quest’ultimo No Shape. E lui mi gioca uno scherzo: la prima canzone parte con note sparute di piano e la voce esausta di chi si racconta qualcosa di triste, tra sé e sé. È il solito, ti dici, e invece no. Arrivano quegli interludi esplosivi che iniziano a insospettirti.

Addirittura, la seconda traccia – il singolo Slip Away – è costruita su una melodia da pop FM anni ’70 (provate a immaginarci la voce di Ariel Pink, per dire) su ben orchestrata micro-incazzatura rock. Si va avanti con una specie di jingle pubblicitario trasognato che profuma di Pacifico (Just Like Love), la traccia dopo porta alla memoria l’elettronica astratta che chiamavamo glitch (Go Ahead). E poi? E poi basta spoiler. Basti dire che è il disco più estroverso ed eclettico dell’artista per scrittura, palette sonora e, perché no, emotività.

Forse qualche fan della prima ora storcerà il naso: poco male, Perfume Genius, maturando, è diventato più sciolto. Gioca un altro gioco, ma gli riesce.

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