Aspettando il Re - Tom Tykwer
Recensioni

Aspettando il Re
Tom Tykwer


Il film si apre con Tom Hanks che recita l’attacco di Once in a Lifetime dei Talking Heads: “And you may find yourself in another part of the world…”. Quel mix di stranezza e sentirsi fuori equilibrio è il meglio che si possa dire di questo adattamento del romanzo di Dave Eggers.

Hanks – nessuno interpreta il decoro meglio di lui – prende il ruolo di Alan Clay, businessman sul viale del tramonto. Dopo il divorzio, Alan ha perso, oltre alla bella moglie, la casa, e non è nemmeno in grado di pagare la retta dell’università della figlia. Ma ha un’altra possibilità: un viaggio in Arabia Saudita, dove potrà salvare le chiappe se riuscirà a vendere al sovrano una nuova tecnologia per videoconferenze in 3D. Peccato che il Re del titolo sia a dir poco sfuggente.

A complicare le cose, una strana escrescenza è apparsa sulla schiena di Clay. Lui cerca di inciderla con un coltello, ma le metafore di questo film sono dure a morire. In un flashback, vediamo il padre di Alan accusare il figlio di avere portato all’estero per l’ennesima volta dei posti di lavoro americani. Nel suo libro Eggers aveva un bizzarro approccio comico che sapeva lasciar spazio a un doloroso sottotesto. Ma nel film di Tykwer (Lola corre), i diversi toni non si mescolano, si scontrano l’uno con l’altro.

Non si può certo negare la sua ambizione, ma gli sforzi non rendono questo film migliore. Non riesce a essere nemmeno una copia sbiadita della bellezza e del terrore che Eggers sapeva evocare sulla pagina.