All Eyez on Me - Benny Boom
Recensioni

All Eyez on Me
Benny Boom


La recensione di All Eyez on Me potrebbe limitarsi a questa considerazione: se una (ormai ex) ragazzina degli anni ’90, cresciuta con il poster di Tupac appeso a mo’ di santino sopra il letto e nota a tutti per avere la lacrima facile, non ha neppure la tentazione di commuoversi durante la scena madre in cui sparano al suo idolo, c’è qualcosa che non va. Non si può dire che la non-reazione giunga inaspettata: già al debutto in America il film ha ricevuto recensioni molto negative – ha ottenuto un misero 16% su Rotten Tomatoes – ma questo non ha frenato milioni di fan dal recarsi fiduciosi al cinema. Una biopic su Tupac Shakur, d’altra parte, la aspettavamo da più di vent’anni, ma il paradosso è che non si tratta di questa biopic.

La prima volta che si è parlato di mettere in cantiere un film sulla vita di Pac erano i primi anni ’10. Di materiale ce n’era in abbondanza: è uno dei rapper più profondi e controversi della storia, figlio di una ex militante delle Black Panther che trascorse tutta la gravidanza in carcere, cresciuto tra la miseria e la scuola d’arte, celebre per i dischi di platino e una fedina penale tutt’altro che immacolata, diventato un po’ per suoi meriti e un po’ suo malgrado un leader della comunità nera. La sua carriera è stata un mix di alti incredibilmente alti e bassi incredibilmente bassi, e cogliere tutte le sfumature della sua personalità e storia non era un’impresa facile. Proprio per questo motivo sua madre Afeni, che ne gestiva l’eredità artistica, avrebbe approvato ogni singolo aspetto della sceneggiatura, del casting e del girato. Il primo regista convocato fu Antoine Fuqua (Training Day), poi il progetto passò a John Singleton (Boyz n the Hood, Four Brothers, ma anche Poetic Justice, in cui recitò lo stesso Tupac). Singleton, però, nel 2015 abbandonò il progetto per “divergenze creative”, lasciando intendere tra le righe che la produzione non sembrava intenzionata a rendere giustizia al personaggio, come invece pretendeva la famiglia. Nel 2016, inoltre, Afeni Shakur è morta prematuramente e con lei i paletti che aveva messo alla produzione, evidentemente. Il film è passato in mano a Benny Boom, un ex regista di videoclip con scarsissima esperienza cinematografica, che ha reclutato nel ruolo del protagonista Demetrius Shipp Jr., molto somigliante a Pac ma non proprio un attore consumato.

Arriviamo così a All Eyez on Me, un film nella migliore delle ipotesi dimenticabile, che però rischia di rivelarsi addirittura fastidioso per chi ha davvero amato Tupac Shakur e vissuto in pieno il periodo della sua leggenda. A livello cinematografico, è oggettivamente girato maluccio: transizioni a caso, scene che non portano da nessuna parte, pochissimo ritmo, lungaggini inutili. Dal punto di vista biografico, poi, ci sarebbe da stendere più di un velo pietoso. I personaggi, da Afeni Shakur a Notorious B.I.G. passando per i vari Snoop Dogg e Digital Underground, sono piatti e inconsistenti, a tratti troppo buoni e a tratti inutilmente cattivi o stupidi (si salva solo il perfido discografico-gangster Suge Knight, che essendo una macchietta anche nella vita reale risulta credibile in questa veste). Lo stesso Tupac alterna momenti da eroe popolare a momenti da tontolone in balia degli eventi. Ci sarebbe da aprire un capitolo anche sulle varie inesattezze storiche e cronologiche: tragicomico, ad esempio, il momento in cui durante un concerto Tupac rappa una canzone in realtà uscita postuma, Hail Mary, e il pubblico gli fa il coro. Unico aspetto positivo, il film non si lancia in speculazioni su chi lo abbia ucciso, anzi, rende bene l’idea di quanti nemici si sia fatto in soli 26 anni di vita. L’omicidio è tuttora irrisolto, e la teoria che sia stata la crew di Notorious B.I.G. è molto suggestiva ma difficilmente corrisponde al vero.

In conclusione: se non conoscete Pac e avete voglia di farvi un’idea di chi fosse con un un bigino facilmente digeribile e poco profondo, All Eyez on Me vale la visione. Ma se anche voi avevate eretto un altarino a Tupac Amaru Shakur in cameretta, versatene una per lui e mettete in play il disco. Sarebbe più contento così.

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