Aladdin - Adam Green
Recensioni

Aladdin
Adam Green


Dopo The Wrong Ferrari, film interamente girato con un iPhone e descritto da Rolling Stone America come “un Fellini sotto effetto di ketamina”, Adam Green ci riprova con Aladdin, un lungometraggio che viene paragonato a Gondry e all’immancabile Jodorowsky (sempre in prima linea nelle citazioni random), stavolta strafatti di LSD. Amo Adam Green, ma devo confessare che con tutto l’armamentario di possibili droghe da tirare in ballo, The Wrong Ferrari sembrava piuttosto uno sketch venuto male dei Monty Python con un’irritante vocazione indie à la Miranda July.

Quindi, per quanto Adam si consideri una specie di uomo rinascimentale in grado di fare un po’ quello che gli pare, un artista visionario, psichedelico e sballatissimo, con l’ossessione sinestetica di fondere musica, arte e scrittura in “un’unica esperienza”, io continuo a preferire al pacchetto all-inclusive, l’esperienza settoriale dell’Adam Green musicista, più che sinestetico, semplicemente cazzone. E con queste premesse, la colonna sonora di Aladdin non vi deluderà, anche se non vi regalerà grandi sorprese. Pezzi come Never Lift a Finger, Me From Far Away e Phoning in the Blues ricordano la morbida indolenza scanzonata del miglior Adam Green, Trading Our Graves vi accompagnerà in un piacevole struggimento malinconico, ma Chinese Dance Theme e Birthday Mambo rischiano di essere giochini artificiosi ad ascolto limitato.

A ogni modo, se non siete in vena né di ketamina né di LSD, potete sempre mettere Aladdin in sottofondo mentre vi riguardate pezzi a caso di Terry Gilliam bevendo succhi di frutta vitaminici.

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