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Jonathan Shaw, come il leggendario tattoo artist è diventato il nuovo Bukowski

Ha attraversato il mondo e tatuato la crew di Johnny Depp poco prima di dare una svolta memorabile alla sua vita. La sua storia su Rolling Stone
Jonathan Shaw, foto di Marco Annunziata

Jonathan Shaw, foto di Marco Annunziata


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Quarant’anni fa, molto tempo prima di diventare un rinomato tatuatore o stimato autore cult, Jonathan Shaw era un adolescente eroinomane e trafficante part-time “cresciuto coi lupi” nelle strade di Los Angeles. Scriveva anche per il Los Angeles Free Press, dove anche Charles Bukowski aveva una rubrica. «Una volta eravamo entrambi ubriachi marci», dice Shaw – ad oggi 61enne – «e Bukowski mi disse, “sei solo un fottuto ragazzino punk che vive a Hollywood. Chi vorrebbe mai leggere una roba simile? Devi crearti una cazzo di vita così hai qualcosa da scrivere”. E poi ci siamo azzuffati».

Tatuare è un rifugio per le canaglie

Shaw, è nientemeno che il figlio della star Artie Shaw di una grande jazz band, prese alla lettera le parole dette da Bukowski dando un calcio all’eroina e cominciando a fare autostop fino al Centro e Sud America, dove spese il resto della decade a lavorare come mozzo e successivamente come tatuatore: «Tatuare è un rifugio per le canaglie». Nel 1987 arrivò alla Bowery di New York, e aprì il primo “salotto” di tatuaggi, con vetrina: il Fun City Tattoo. Ma facciamo finta di niente, tanto nella New York di quel periodo era “solo” illegale tatuare, e la Lower East Side era ancora una zona di illegalità tale, che Shaw teneva una pistola sotto la sua sedia per sicurezza. Shaw frequentava e tatuò una crew dove facevano parte anche Johnny Depp, Iggy Pop e Jim Jarmusch, che involontariamente contribuirono a trasformare la sua passione underground in una industria convenzionale. Nel 2002 vendette il Fun City Tattoo per dedicare più tempo alla scrittura. Debuttò nel 2008 con il romanzo Narcisa, che raccontava la storia di un uomo senza speranza, legato a una bellissima ragazza perennemente sotto effetti di crack, e fu immediatamente acclamato da fan famosi come Depp e Marilyn Manson.

Jonathan Shaw, foto di Marco Annunziata

Jonathan Shaw, foto di Marco Annunziata

 

Il titolo del romando era il nome di una puttana tossica che Shaw conobbe a Tijuana, venne fuori dopo che Shaw, occupato sull’autobiografia mai finita Scab Vendor, inciampò su di una scatola ormai dimenticata da tempo che conteneva dei vecchi diari.

Cazzo, scrivo meglio di Bukowski

Qualche anno fa Shaw era a casa di Depp (penso ci fosse anche Patti Smith quella volta) e il suo vecchio amico menzionò che aveva parlato con l’editore HarperCollins per poter mandare in stampa ed eventualmente distribuire Narcisa. Shaw rielaborò dunque la versione originale in una nuova edizione che venne rilasciata a Marzo – una strage, il romanzo venne paragonato a Henry Miller, Jack Kerouac e anche a Bukowski. «Per me poterti celebrare pubblicamente per le tue abilità di autore, artista, intenditore, folle, delinquente, pirata, villano, Buddha, saggio, Satana, gypsy e più di tutto, solido fratello. È un grande onore, oltre che essere un piacere e l’ho sempre sognato sin da quando i nostri denti cominciarono a marcire all’unisono» scrive Depp in un email a Shaw, che intanto sta progettando la registrazione di alcune massime, con l’aiuto di Cat Power. Oltre a lavorare alla sua autobiografia, che si è ormai espansa in molteplici volumi. «Cazzo, scrivo meglio di Bukowski» dice. «Penso che lo apprezzerebbe».

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