X Factor 11: l’intervista a Lorenzo Bonamano, il primo eliminato

«Non so cosa mi aspetterà in futuro, ma voglio e devo continuare con la musica»

Lorenzo Bonamano, ventenne, della provincia di Roma, è stato il primo eliminato dai live dell’undicesima edizione di X Factor. L’abbiamo raggiunto telefonicamente per farci raccontare sua esperienza, il nuovo regolamento e cosa non abbiamo fatto in tempo a scoprire di lui.

Raccontami come è stato quando hai sentito il verdetto finale…
È stato particolare perché, oltre a me, pensavo anche a Gabriele. C’è stato un momento in cui ho provato delusione, è inutile dire bugie, ovviamente ci sono rimasto male, ma sono stato contento per lui. Sono stato comunque soddisfatto di tutto quanto, di come è andata. Il verdetto è stato quello, ma non mi sono buttato giù, non sono il tipo che si distrugge da solo, quindi da una parte è stato molto brutto, ma dall’altra si va avanti.

Ti sei presentato alle audizioni con un pezzo di Rihanna, ai bootcamp hai cantato Jack Garratt, agli home visit ti è stato assegnato De Gregori e ieri sera i Kodaline, mentre il tuo cavallo di battaglia sono gli Imagine Dragons: tutti brani e musicisti con un’atmosfera e un background diversissimo. Qual è quello che senti più tuo?
È vero, non ci avevo pensato. Per quanto riguarda la musica, non c’è un pezzo che sento più mio: è comunque passare da uno stato d’animo all’altro, dal trasmettere un messaggio e immedesimarsi in quella cosa a trasmettere un altro tipo di messaggio e pensare ad altre cose. Per me l’importante è il trasporto, quindi sia Da Gregori o gli Imagine Dragons, l’importante è lasciarsi andare, con magari tutte le imprecisioni che ci possono essere, e cercare di vivere quel momento. Anche se gli home visit sono andati come sono andati, in realtà la canzone di De Gregori mi piaceva moltissimo e sono stato felice di aver approcciato anche un pezzo in italiano. Avrei voluto dimostrare di più, però è andata così e non ho rimpianti.
Per quanto riguarda il background musicale, io mi trovo di più nel pop e nell’R&B, ma variare e sperimentare secondo me è quello che dovrebbe fare ogni cantante e musicista.

C’è invece, secondo te, una sfaccettatura, un aspetto della tua visione della musica che non ha fatto in tempo a venire fuori ma a cui tieni particolarmente?
Sì, quella un po’ più strong, quella un po’ più forte, un po’ più di impatto. Diciamo che fino ad adesso è uscito fuori solo il mio lato emotivo, il mio lato un po’ più fragile. Avrei voluto prepararmi bene su pezzi più d’impatto, più consapevoli, più forti, per dimostrare anche quello, perché alla fine ho mostrato solo la sfaccettatura del ragazzo timido, del ragazzo che si emoziona facilmente – che è vero, ma non è solo quello, è solo una faccia della medaglia.

Quindi, sei stato contento dell’assegnazione di High Hopes dei Kodaline, o speravi in qualcosa di più tirato?
No, High Hopes per me è stato l’inizio perfetto, ero molto contento del brano perché come prima canzone ci stava, mi rappresentava, mi piaceva, la sentivo mia. Il testo è veramente molto bello. Io l’ho fatta, mi sono lasciato andare: se sia arrivato o no, quello, poi, è un altro discorso.

Fino ad adesso è uscito fuori solo il mio lato emotivo, più fragile. Avrei voluto prepararmi su pezzi più d’impatto

Ieri sera ha debuttato questo nuovo meccanismo di eliminazione che ha messo in gioco la squadra invece che il singolo artista. Secondo te è stato penalizzante, soprattutto per te e la tua categoria, o ti sembra che sia servito, invece, per giocare come gruppo e non come individui a sé?
Di certo ha penalizzato un po’ tutti, non solo noi come squadra. Ci sono dei pro e dei contro: da una parte ha aumentato e migliorato il gioco di squadra: gli over, gli under, tutti si sono spalleggiati. Però dall’altro, e non è successo, si sarebbe potuto creare anche un distacco, una rottura dell’armonia che si era creata tra tutti noi 18. Vivendo insieme abbiamo creato un rapporto molto stretto, giocare come categorie avrebbe potuto portare a un isolamento e a dei “complotti” tra le diverse squadre, invece non è stato così fortunatamente.

È stato brutto perché mi sono trovato a confrontarmi subito con chi ho vissuto di più, perché gli home visit e i bootcamp li ho fatti tutti con gli Under uomini, con Gabriele [Esposito] e Samuel [Storm]: ho provato con loro, ho parlato con loro, mi hanno consigliato loro. È stato brutto vedere Gabriele così scosso…

Sì, era molto scosso.
Lo eravamo tutti, quello è stato brutto. Televisivamente parlando è stata una cosa che ha creato molto scalpore però, da una parte, ci ha un po’ rattristati tutti.

Tu sei arrivato alla musica dal teatro. Cosa vedi davanti a te: una carriera come cantante o come attore?
La carriera da attore l’ho un po’ accantonata, adesso voglio continuare con la musica. Non so cosa mi aspetterà in futuro, ma qualsiasi cosa che riguardi l’arte per me è veramente importante. Ho fatto X Factor per mettermi in gioco e fare esperienza, conoscere persone e apprendere insegnamenti. Ma anche una carriera da attore, come esperienza, potrebbe andare.