Willow Smith è fuori dalla comfort zone

Nel giorno in cui ha compiuto 17 anni ha pubblicato 'The 1st', un album molto intimo. Dialogo sull'amore e sulla musica con la più piccola del clan Smith

Willow Smith, foto KEITH MAYHEW / Alamy / IPA


Willow Smith ha da poco compiuto 17 anni, e per l’occasione ha pubblicato nel giorno del suo compleanno il suo album più personale, The 1st. È un lavoro crudo ed emozionale creato da una teenager maturata di fronte ai suoi fan, dopo il debutto a 10 anni con Whip My Hair. Sull’orlo dell’età adulta, Smith ha piegato verso i suoni del decennio terminato appena prima della sua nascita: gli anni ’90.

Come descriveresti il tuo percorso musicale?

Quando ero più giovane, cantavo sempre. I miei genitori mi dicevano sempre, “Dovresti prendere delle lezioni di piano”, visto che stavo già frequentando delle lezioni di canto. All’inizio rifiutavo questa idea, perché mi veniva imposta. Due anni fa ho capito che un’artista non può avere limiti. Dovevo imparare la teoria musicale. Con la mia voce, ero entrata in una sorta di comfort zone, ma ho capito che se vuoi continuare a evolvere devi uscirne. Mi sono messa in una situazione musicalmente scomoda.

È questa l’origine del titolo, The 1st?

Una parte, non il 100%. È la prima volta che mi metto in situazioni musicali che non ho mai sperimentato, ma anche in situazioni sociali che non ho mai sperimentato. Mi sto relazionando con le persone, ma non nel mondo in cui mi hanno insegnato. Ci è stato insegnato da piccoli che amare una persona vuol dire prendersi cura di lei e desiderare la sua presenza. Ma ho capito che il vero amore è dare il 100% della libertà a qualcuno.

Willow Smith, foto Steve Granitz / Wireimage

Come hai affrontato la teoria musicale?

Non conoscevo letteralmente nulla, quindi ho preso la chitarra e ho iniziato a muovere le dita per creare dei suoni diversi. È stato molto frustrante, perché vuoi esprimerti ma capisci di non avere le basi, quindi è una battaglia costante. All’inizio è stato molto istintivo, ma poi ho iniziato a parlare con altri musicisti e ho imparato il suono degli accordi e delle varie note.

Sembra che con questo album la tua voce inizi a dialogare con la musica, mi ricorda certe cose di Alanis Morissette e Tori Amos…
Grazie! Sono delle icone. Alanis Morissette canta con un abbandono tale da essere un’ispirazione, cerco di inserirlo anche nelle mie performance. Lo capisci, quando qualcuno canta dal cuore.

C’è molta teatralità nelle sue performance, e anche nelle tue. Come in Human Leech, c’è molta passione e rabbia. Come ci arrivi?
smith Quello che pensiamo sia l’amore comporta molta confusione. Ti chiedi: “Perché mi comporto così?”. Devi sederti e analizzarti. Quella canzone rappresenta me stessa mentre mi guardo dentro e realizzo la mia tendenza a connettermi con qualcuno e succhiare fuori l’energia. Quella rabbia che senti sono io che mi arrabbio con me stessa. È di questo che parla questo pezzo.

Parli di amore in forma puramente romantica o anche in senso non-romantico?

È l’amore in tutte le sue forme. Più che altro è amore verso se stessi, perché quando ami qualcun altro inizi a capire come tratti te stesso. Quando sei davvero innamorato di qualcuno, quello che fai per quella persona è quello che dovresti fare a te. È la dimostrazione del fatto che dovresti essere il tuo miglior amico. È un paradosso.

Hai avuto qualche momento della tua vita in cui non ti sei sentita libera?
Quando sentiamo che stiamo perdendo la nostra libertà, significa che ci sentiamo meno a posto con il fatto di essere onesti al 100%. Per me, è così per la maggior parte del tempo. Quando penso alle conseguenze della mia onestà, inizio a sentirmi meno libera. Ogni volta che mi sento costretta , dico “C’è qualcosa che voglio fare o qualcosa che voglio esprimere, e che non abbia fatto o espresso perché ho paura?”. In questi casi so che devo fare il possibile per fare o dire quello che sento. Se mi sento ancora in trappola, allora devo indagare più a fondo.

Quali sono i tuoi propositi?
Voglio imparare di più riguardo alla scienza della musica. L’arte di creare musica è una cosa, ma la scienza è un mondo totalmente differente con cui voglio entrare in contatto. Lavoro molto con l’emisfero destro del cervello, ma ho bisogno di tempo per capire la parte logica della mia creatività.

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