Vincere ‘X Factor’ non basta

Per i finalisti dell'undicesima edizione del talent il difficile viene adesso. Ecco il bilancio del loro primo mese fuori dal loft, tra tour sold out e numeri che cominciano a calare.

I Maneskin, foto Federico Sorrentino. Victoria: canottiera INTIMISSIMI; Thomas: total look JUST CAVALLI; Damiano: blazer JUST CAVALLI; Ethan: camicia JUST CAVALLI.


X Factor è finito poco più di un mese fa, il 14 dicembre 2017: la finale trasmessa dal Forum di Assago è la puntata più vista di sempre – un trionfo di ascolti con uno share complessivo che arriva all’11,2%, per non parlare dei numeri allucinanti registrati sui social media – ci ha consegnato un vincitore inaspettato, Lorenzo Licitra, che ha bloccato al secondo posto i Måneskin, per tutti vincitori annunciati grazie al loro percorso “perfetto” – mai al ballottaggio, per loro il consenso unanime di pubblico e giudici -, a un frontman carismatico e alle costanti conferme in tutte le classifiche di streaming digitale.

Qualcuno ha collegato la vittoria del giovane (e bravo) Licitra all’effetto-tv generalista: la finale è l’unica puntata ad andare in onda in chiaro (quest’anno su Tv8 e Cielo), e gli abbonati di Sky costituiscono solo una parte del pubblico che ha scelto il vincitore. E se è vero che X Factor è prima uno show televisivo e poi tutto il resto, forse la sconfitta dei Måneskin non è poi così sorprendente, soprattutto se a votare metti una massa di telespettatori che probabilmente se li trovava di fronte per la prima volta. Inutile, comunque, dedicare troppo tempo ai complotti: il ragazzo è bravo e il premio è meritato. Ma da qui in poi che si fa?

La vittoria finale è un capitale da sfruttare, non solo economico. Non tutti – anzi, davvero in pochi – sono riusciti a trasformare il premio finale in una carriera discografica. Ci sono Marco Mengoni e Francesca Michielin a fare da esempio positivo, ma che dire di tutti gli altri? I Soul System e Giosada sono già fuori dai radar, e la carriera di molti ex-vincitori è il perfetto esempio di quanto sia difficile trasformare milioni di voti in milioni di dischi. E, guardando i dati di vendita e streaming digitale dei quattro finalisti a solo un mese di distanza dalla puntata più vista di sempre, la sfida sembra sempre più complessa.

Partiamo dal quarto classificato, Samuel Storm: il suo singolo The Story è stato in classifica per tre settimane – ma non si è mai staccato dalla 30esima posizione -, poi ha avuto un crollo verticale. Al momento non è presente né nella classifica dei 100 singoli di FIMI, né in quella di Spotify, dove è stato ascoltato più di un milione di volte. I suoi ascoltatori mensili, invece, sono circa 180mila.

Enrico Nigiotti è una delle sorprese più interessanti di quest’undicesima edizione del talent. Il suo singolo L’amore è era stato accolto benissimo dal pubblico, e l’effetto sembra non essersi ancora esaurito: è in classifica da sette settimane, al momento alla decima posizione (ma ha raggiunto anche il quarto posto) e ha registrato più di 5 milioni di ascolti su Spotify. I suoi ascoltatori mensili sono più di 700mila, un numero enorme rispetto a Samuel Storm (e anche Licitra, come vedremo tra poco) ma ancora inferiore ai Maneskin.

È proprio la band romana, infatti, quella che si è trovata più a suo agio fuori dal talent: il tour appena annunciato è già sold out e la loro Chosen è stabilmente in cima alle classifiche di iTunes e Spotify. Osservando i dati FIMI la troviamo al quarto posto, superata solo da Coez, Ed Sheeran e dalla Dark Polo Gang: su Spotify si avvicina ai 6 milioni, e gli ascoltatori del mese sono più di 800mila.

Lorenzo Licitra, invece, è quello che ha di fronte il cammino più difficile. Il suo singolo In the Name of Love è stato in classifica solo 4 settimane – raggiungendo al massimo il 24esimo posto -, e il milione di stream su Spotify non fa bella figura rispetto ai risultati raggiunti da Nigiotti e Måneskin. Il suo profilo ha circa 180mila ascoltatori mensili.

X Factor è finito poco più di un mese fa, e sembra proprio che lo stesso stia succedendo all’effetto “lente d’ingrandimento” che aiuta i concorrenti più amati dal pubblico. Sta a loro, adesso, dimostrare di potercela fare. Una sfida dura, sì, ma niente a che vedere rispetto a 5 anni di canto lirico al conservatorio, o a un viaggio dalla Nigeria. E c’è sempre un Marco Mengoni, o il ricordo dell’applauso del Forum, a dare la carica.

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