Tutte le teorie sull’omicidio di Tupac

Ripercorriamo la storia della cospirazione più famosa del mondo rap (Spoiler: è morto davvero nel '96)

Tupac, foto via Facebook


L’omicidio irrisolto di Tupac Shakur è stato uno degli eventi più dibattuti della storia della musica – e ancora oggi, 21 anni dopo, i fan e gli appassionati vivisezionano le testimonianze degli eventi di quella notte per scoprire la verità.

Questo è quello che si sa per certo: la sera di venerdì 7 settembre 1996 Tupac Shakur e Suge Knight, all’epoca CEO di Death Row Records, si incontrarono per andare a vedere un incontro di Mike Tyson all’MGM Grand di Los Angeles. Nella hall del casinò, però, Shakur ha incrociato Orlando Anderson, un membro della gang dei Crips. I due si sono scontrati – con la partecipazione degli entourage di Shakur e Knight – ma la situazione è rientrata in poco tempo e ognuno è andato per la sua strada. Più tardi Tupac e Knight sono saliti in macchina con l’intenzione di andare al Club 662, un locale di proprietà del CEO di Death Row. Durante il tragitto, però, una Cadillac bianca si è affiancata al veicolo e un uomo (non identificato) ha fatto fuoco 14 volte. Erano le 11 di sera.

Tupac è stato colpito quattro volte – due proiettili nel torace, uno nel braccio e l’ultimo nella coscia – e si è ritrovato con il polmone destro perforato. Knight, invece, ne è uscito praticamente illeso: solo una piccola ferita sulla testa causata dalla scheggia di un proiettile. Il rapper è stato subito trasportato in ospedale, ed è stato tenuto invita per sei giorni. Poi, il 13 settembre 1996, alle 4:03 del pomeriggio, la madre ha deciso di staccare la spina. La morte è stata attribuita a un arresto cardiaco.

La polizia ha subito individuato una rosa di sospettati, tra cui Anderson. La sua affiliazione ai Crips avrebbe trasformato l’omicidio in una ritorsione da gang, e i membri dell’entourage di Tupac hanno detto agli agenti che era proprio lui l’uomo sul sedile del passeggero della Cadillac. Successivamente, però, Anderson è stato ucciso in un’altra sparatoria, e la pista è stata abbandonata.

I media, invece, hanno scelto di raccontare una storia diversa: il colpevole era l’ex amico e rivale The Notorious B.I.G.; i due hanno trovato il successo insieme all’inizio degli anni ’90, ma dopo qualche anno il rapporto si è incrinato, travolto dalla storica rivalità tra East e West Coast. Rivalità che sarebbe iniziata con Who Shot Ya?, il pezzo di Biggie del ’94 che molti hanno interpretato come una diss track per Shakur che, due anni dopo, ha risposto con Hit ‘Em Up, in cui sembra raccontare una scappatella con Faith Evans, la moglie di Biggie. La Evans, qualche tempo dopo, ha dichiarato che il marito era convinto che tutti lo incolpassero dell’omicidio, e aveva paura delle ritorsioni. Biggie ha sempre negato.

Sei mesi dopo, il 9 marzo 1997, anche The Notorious B.I.G. è morto: gli hanno sparato mentre andava via dalla festa dei Soul Train Awards. Anche il caso del suo omicidio non è stato risolto.

Tupac ha deciso di andare via in silenzio

Una terza teoria dipinge Suge Knight come il vero colpevole della morte di Tupac. C’è chi è convinto che il rapper fosse sul punto di fondare la sua etichetta, e Knight avrebbe orchestrato l’omicidio per impedirglielo. L’uomo, però, ha sempre negato. Non solo, in un documentario propone una quarta versione dei fatti: Sharita Golden, la sua ex moglie, e Reggie Willis Jr., all’epoca capo della sicurezza di Death Row Records, avrebbero organizzato l’assalto in cui è morto Tupac, ma la vittima designata era proprio Knight. Il movente? I due volevano il controllo dell’etichetta.

Ma c’è un’altra teoria, ed è quella più audace: Tupac non è mai morto, Tupac è vivo. Non solo, ha inscenato di proposito la sua morte ed è fuggito a Cuba, dove sarebbe nascosto ancora oggi. Le prove? I sette dischi postumi, la foto dell’autopsia – che alcuni pensano sia falsa – e le parole della madre del rapper, che una volta ha detto: «mio figlio ha deciso di andare via in silenzio».

Quella di Tupac Shakur è una delle tante storie di musicisti che fingono la propria morte per fuggire – come Jim Morrison, per qualcuno ancora nascosto in Etiopia, o Elvis Presley, che per tutti gli anni ’80 e ’90 è stato avvistato un po’ ovunque, anche nei supermercati. Forse sono solo fan incapaci di accettare la realtà, ma il caso di Tupac resta un mistero tutto da risolvere.

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