La prima volta dei Doors

Dieci cose che (forse) non sapevate sul clamoroso disco d'esordio della band di Jim Morrison a 51 anni dalla sua uscita

Se volete scrivere il perfetto debutto rock, la strada più semplice non sarebbe mescolare musica Bavariana, Chicago Blues alla Willie Dixon, minuetti di Bach e scale di Coltrane, favole celtiche e tragedie greche, magari con un po’ di rabbia esistenziale e un bel po’ di droga psichedelica. Invece, nonostante tutte queste influenze, il debutto (omonimo) dei Doors ha presto reso la band immortale, soprattutto grazie a brani come Break on Through (to the Other Side), The End e Light My Fire.

Freschi dell’esperienza da house band al Whisky a Go Go – licenziati per per turpiloquio -, il poeta/cantante Jim Morrison, il tastierista Ray Manzarek, il chitarrista Robby Krieger e il batterista John Densmore hanno passato una settimana nei Sunset Sound Recorders, dove hanno registrato l’album che li porterà in meno di un anno in cima alla scena di Los Angeles.

«Il primo album è praticamente un concerto dei Doors», dice Manzarek nel documentario Classic Albums: The Doors. «Ci sono pochissime sovraincisioni. È un live al Whisky a Go Go, ma registrato in studio». I Doors sono riusciti a catturare l’entusiasmo ipnotico, rozzo e vitale di quattro artisti. Per onorare il 50esimo anniversario dell’album, ecco 10 cose che (forse) non sapevate sulla sua creazione.

I Doors, foto Granamour Weems Collection / Alamy / IPA

‘Light My Fire’ è il primo brano scritto da Robby Krieger

Il chitarrista dei Doors ha avuto il colpo di fortuna del principiante più incredibile della storia del rock. Non aveva mai scritto una canzone, e a solo 20 anni se n’è uscito con Light My Fire, la hit che ancora oggi evoca perfettamente la sensualità della Summer of Love. «Jim scriveva sempre i brani, quello è il primo firmato da me», ha detto a Reverb nel 2016. «Non avevamo abbastanza inediti, e Jim mi ha chiesto di scrivere qualcosa di universale, qualcosa che fosse eterno. Così ho pensato alla terra, all’aria, al fuoco e all’acqua».

Krieger ha lavorato al brano per giorni e giorni, voleva qualcosa di più di una semplice progressione di accordi rock. «Fino a quel momento suonavamo solo brani con tre accordi, come I Looked at You o End of the Night», ha detto a Clash Music. «Volevo provare qualcosa di più avventuroso, così ci ho messo dentro tutti gli accordi che conoscevo, più o meno 14». A questo punto è andato dal resto della band con in mano una strofa e un ritornello. All’inizio il brano era piuttosto folk, e ricordava lo stile di Sonny and Cher. Morrison, però, pensava che avesse grande potenziale, e ha scritto la seconda strofa. «Le parole sulla pira sono tutte sue», ha continuato Krieger. «Gli ho detto: “Jim, ma devi parlare sempre della morte? Perché?”, mi ha detto che così sarebbe stata perfetta. E aveva ragione».

Prima di registrare l’album i Doors avevano scritto la musica per un video della Ford

Nel 1966 i Doors vennero scaricati senza troppo preavviso dalla Columbia Records. Senza manager e senza denaro, la band è riuscita a farsi ingaggiare per scrivere la musica di un video del servizio clienti della Ford. Sono stati invitati nei Rampart Studios di Los Angeles, dove hanno improvvisato guardando la clip su un monitor. La colonna sonora è stata scritta così, sul momento, e all’interno ci sono alcuni frammenti di composizioni che sarebbero diventate I Looked at You, Build Me a Woman e The Soft Parade. A lavoro concluso hanno incassato circa $200.

‘Break on Through (to the Other Side)’ deve molto a Ray Charles e alla Paul Butterfield Blues Band

«Se i Butterfield non avessero iniziato a suonare elettrici probabilmente non avrei mai pensato al rock & roll», ha detto di recente Robby Krieger attraverso il suo sito web. Il chitarrista, all’epoca, era impegnatissimo a studiare i maestri del flamenco come Mario Escudero, Carlos Montoya e Sabicas, poi ha scoperto il blues. Da lì è arrivato al Chicago sound della Paul Butterfield Blues Band, e quella musica ha influenzato molto Break on Through (to the Other Side).

Quando i Doors hanno iniziato ad arrangiare le composizioni di Morrison, Krieger ha trovato un giro di chitarra molto simile allo stile di quelle band. «Il riff viene da Shake Your Money-Maker, una delle mie preferite», ha detto in Classic Albums. «Abbiamo solo cambiato il ritmo». Nello stesso documentario Manzarek confessa di aver preso la linea di basso da What’d I Say di Ray Charles. «Rubavamo da chiunque!».

Il primo brano registrato è stato scartato

Moonlight Drive è un classico brano “alla Doors”: un notturno blues inquietato da amori maledetti. La combinazione tra questi elementi ha dato vita alla band quando, nel 1965, Manzarek e Morrison si sono incontrati per la prima volta sulla sabbia di Venice Beach. Il secondo incontro, invece, risale a diversi mesi dopo: «Gli dissi: “Beh, che cosa hai fatto fino a ora?”», ha raccontato Manzarek a Fresh Air, nel 1998. «Mi ha risposto: “Vivo sul tetto di Dennis Jacobs, mi faccio di LSD e scrivo canzoni”». Dopo diversi tentativi andati a vuoto, Manzarek ha convinto il timido Morrison a cantargli un pezzo.

«Si è seduto, ha preso la sabbia in mano e ha iniziato a cantare. Chiudeva gli occhi e aveva questo timbro maledetto, un sussurro alla Chet Baker. Cantava Moonlight Drive, e quando ho sentito la prima strofa – ‘Let’s swim to the moon, let’s climb through the tide, penetrate the evening that the city sleeps to hide‘ – ho pensato: “Oh, che cosa inquietante, fico”».

La band suonava Moonlight Drive in tutti concerti, e l’ha anche registrata su una prima demo. È anche il primo brano che hanno provato tutti insieme. «Ci siamo guardati e ci siamo detti: “Ma cosa abbiamo fatto? Oh, cavolo. Si può fare una cosa così su questo pianeta?”. Eravamo sicuri, avevamo qualcosa. Moonlight Drive. Abbiamo tutti annuito, e così sono nati i Doors». E Moonlight Drive è anche il primo brano che hanno provato nelle session del loro disco d’esordio. Inibiti dalla sala d’incisione, però, non sono riusciti a registrarlo come volevano. «Era troppo misteriosa, e l’abbiamo tenuta da parte per il secondo album». Potete sentire la prima versione grazie al player qui sopra.

Dopo aver registrato ‘The End’ Morrison è tornato in studio fatto di LSD, e ha distrutto gli strumenti con un estintore

The End era uno dei momenti forti dei concerti dei Doors, un tour de force che disintegrava le linee di separazione tra musica e teatro. Suonarla era faticoso soprattutto per Morrison, che a metà brano recitava una poesia ispirata all’Edipo Re. Riprodurre quell’energia in studio è stato difficilissimo per tutti, band e tecnici del suono. «Le luci erano abbassate e le candele bruciavano accanto a Jim, che dava le spalle alla regia», ha detto Paul Rothchild (produttore) nel documentario Jim Morrison: Life, Death, Legend. E, per entrare ancora di più dentro all’atmosfera oscura che avvolgeva lo studio, Morrison ha preso una dose di LSD.

All’inizio l’allucinogeno ha aiutato la performance, ma successivamente, durante la fase di mix, tutti hanno capito che Morrison era troppo fatto per continuare. Il resto della band voleva aspettare il giorno successivo, ma il frontman aveva altri piani. «Ha distrutto lo studio», ha detto Krieger. «Non voleva andare a casa, così è rimasto lì e ha distrutto tutto con un estintore». L’episodio è stato raccontato nei dettagli dal tecnico del suono Botnick. «Se n’è andato in una chiesa in fondo alla strada, e lì ha avuto un’epifania. È tornato in studio e ha trovato il cancello chiuso, così ha scavalcato ed è entrato. Lì ha visto una luce rossa, pensava ci fosse un incendio e così ha preso l’estintore».

L’unico oggetto a sopravvivere era uno stivale dello stesso Morrison. «I ragazzi dello studio erano terrorizzati», ha detto Manzarek. «Rotchild diceva di stare tranquilli, che l’etichetta avrebbe pagato tutto. Sapeva benissimo chi era stato, lo sapevamo tutti». L’unico a fingersi ignaro di tutto era proprio Morrison. «Io? Sono stato io? Ma che dite».

I Doors hanno fatto suonare il basso a un musicista segreto, Larry Knetchel

Come sanno tutti, i Doors non avevano un bassista, ma lasciavano tutto nelle mani – anzi, nella mano sinistra – di Manzarek, che suonava le parti con il suo Fender Rhodes. «Abbiamo fatto davvero molte audizioni», ha detto il pianista in un documentario. «Con un bassista sembravamo i Rolling Stones, con un altro gli Animals. E non volevamo somigliare a nessuno, eravamo determinati a cercare un suono diverso».

L’assenza del basso era uno degli elementi più affascinanti del suono live dei Doors, ma Rotchild era convinto che l’album avesse bisogno di un vero strumentista, qualcosa di più del suono “molle” del Rhodes. Così ha assunto Larry Knetchel, un session man molto famoso nel giro. Aveva suonato con Beach Boys, Elvis Presley e i Byrds, e ha registrato il basso in 6 brani, tra cui Light My Fire.

Il suo lavoro non è stato accreditato, e molti hanno criticato la band per averlo “cancellato” dalla loro storia. Densmore ha chiarito la vicenda su Facebook, tre anni fa. «Larry Knetchel non è stato inserito nei crediti perché ha suonato le stesse cose che faceva Ray con la mano sinistra. Non ha registrato con noi, ha sovrainciso in un secondo momento». Il bassista non ha mai più suonato con la band.

Per promuovere l’album l’etichetta Elektra ha comprato il primo “cartellone rock” della storia

I Doors, foto Granamour Weems Collection / Alamy / IPA

L’album è stato registrato prima della fine dell’estate, ma l’etichetta decise di aspettare a pubblicare, volevano far passare il periodo degli “album natalizi”. La band era delusa dal posticipo, e Holzman di Elektra li ha “sedotti” con un nuovo piano promozionale: un gigantesco cartellone sopra il Sunset Strip. Di solito venivano utilizzati per film, cibo, sigarette e prodotti commerciali, e quello dei Doors sarebbe stato il primo della storia del rock.

“BREAK ON THROUGH WITH AN ELECTRIFYING NEW ALBUM”, diceva la pubblicità. Il cartellone costava $1,200 al mese. L’idea era quella di attirare l’attenzione dei DJ locali mentre andavano a lavoro, e Holzman aveva ragione. La trovata fece scalpore, e il conduttore radiofonico Bill Erwin arrivò a prendere in giro la band durante un’intervista. «Questo è un modo strano di usare i cartelloni, ragazzi. Non puoi mica sentire la musica guardandolo, e nessuno sa come suonano i Doors».

Jim Morrison disse (mentendo) che i suoi genitori erano morti

Il famoso passaggio “Father, I want to kill you”, nel testo di The End, era ispirato all’Edipo Re, ma il tema era molto importante per Morrison. Il cantante aveva un rapporto difficile con i genitori, e i suoi problemi familiari hanno ispirato tanto la sua arte quanto la sua follia. In una delle rare occasioni in cui Morrison ne parlò in pubblico, definì i genitori come “una piaga aperta”, qualcosa di doloroso e da nascondere. Suo padre, George Stephen Morrison, era un ufficiale navale in carriera, e mancava spesso da casa. Quando tornava dai suoi viaggi, però, non riusciva a tollerare la disobbedienza dei figli.

Più avanti, quando ha scoperto che Jim aveva intenzione di fare il musicista, gli ha scritto una lettera: «Abbandona ogni fantasia di cantare o avere a che fare con un gruppo musicale, credo che tu non abbia nessun talento di quel tipo». Jim ha quindi tagliato i ponti con il passato, e non ha mai più visto suo padre. «La sua decisione era comprensibile», ha detto l’ammiraglio nel 1970.

Quando Elektra ha contattato la band per scrivere la biografia promozionale, Morrison scrisse che i genitori erano “deceduti”. Anche i suoi amici erano convinti fosse orfano: la sua separazione dalla famiglia fu totale, e il fratello Andy ha scoperto la sua carriera solo quando un compagno di classe gli ha mostrato la cover del primo album. «Ascoltavo Light My Fire da mesi e non sapevo nulla. L’ho scoperto così, grazie a questo amico. Ho fatto sentire il disco ai miei genitori. Papà conosce la musica, suona il clarinetto e il pianoforte. Gli piacciono le melodie forti, e odia le chitarre elettriche. Ha sentito l’album e poi non ha detto nulla. Non una singola parola».

Clara Morrison, la madre, provò a contattare Jim tramite l’etichetta discografica, ma senza successo. Le impedì addirittura di incontrarlo nel backstage di un concerto, regalandole però un posto in prima fila. Pare che ascoltare The End sia stato molto difficile per la donna. L’unico familiare con cui Morrison era in contatto era Andy, il fratello. «Gli ho detto tante volte che mamma stava male, ma lui pensava che non c’erano vie di mezzo. Non poteva chiamarla una volta ogni tanto, era tutto o niente».

La parola “high” causò diversi problemi alla band

Il 17 settembre 1967 i Doors hanno suonato all’Ed Sullivan Show. La performance costò cara al gruppo, escluso a vita dalla CBS perché Morrison si rifiutò di cambiare il testo di Light My Fire, in particolare il verso “Girl we couldn’t get much higher”. I produttori dello show si infuriarono: «Ci hanno detto: “Non suonerete mai più qui!”», ha raccontato Densmore nel documentario Classic Albums. «Gli abbiamo risposto: “Beh, l’abbiamo appena fatto, e non avevamo intenzione di ripeterci. Saluti!”».

Non era l’unico tentativo di censura nei confronti dei testi della band. Il primo singolo della band, Break on Through (to the Other Side) aveva nel testo la frase “She get High”, poi cambiata in “She Get!” dopo pressioni dell’etichetta, convinta che i riferimenti alla droga potessero deprimere il potenziale radiofonico del singolo.

I Doors – senza Morrison – accettarono la proposta della Buick di usare ‘Light My Fire’ in una pubblicità. Morrison non la prese per niente bene

Dopo il tour europeo del ’68 Morrison rimase a Londra con la fidanzata Pamela Courson. Voleva lavorare alle sue poesie insieme allo scrittore Michael McClure. Sembrava una grande idea, peccato che la band non ne sapesse nulla. La scomparsa di Morrison diventò un problema quando alcuni rappresentanti della Buick proposero ai Doors $75mila per utilizzare Light My Fire in una pubblicità. «Mi sembrava un’idea interessante», ha detto più avanti Manzarek. «L’avrebbero usata per una macchina ecologica, non era una grossa Buick». I Doors prendevano tutte le decisioni insieme, ma Morrison era irraggiungibile. «Jim non ci ha detto nulla, non sapevamo nemmeno se e quando sarebbe tornato», ha detto il manager Bill Siddons. «Quando Buick ha offerto tutti quei soldi i ragazzi erano in difficoltà, e volevano parlarne con Jim. Ma era davvero molto denaro, e hanno deciso di fare senza di lui».

Il cantante, tornato a casa verso novembre, non la prese per niente bene. «Diceva di non fidarsi più di noi», ha spiegato Densmore nel 2013. «Ci eravamo detti che non avremmo mai venduto la nostra musica per una pubblicità, ma erano troppi soldi per rifiutare. Jim ci accusò di aver fatto un patto con il diavolo, e minacciava di distruggere una Buick sul palco». Una storia (apocrifa) racconta che Morrison distrusse 16 Buick parcheggiate sul Sunset Strip, ma la decisione era già stata presa e non si poteva più tornare indietro, non importa quanto fosse stato eclatante il suo gesto. Alla fine, però, Buick decise per un progetto pubblicitario differente, ma le dinamiche interne alla band erano compromesse per sempre.

«Era la fine di un sogno», dice Siddons. «Da quel momento in poi la relazione di Jim con il resto della band non sarebbe stata più la stessa; era solo lavoro. In quel giorno Jim ha detto: “Non ho più fratelli, ma colleghi”».

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