Simple Minds: «Negli anni ’80 era tutto iconico, grandioso»

Jim Kerr e la sua band tornano con un nuovo disco, in cui mettono tutta la loro storia. Ma senza nostalgia.

I Simple Minds, foto Dean Chalkley


Walk Between Worlds giunge a quasi quarant’anni dall’esordio dei Simple Minds, un disco che è composto da 8 inediti commemorativi che hanno il fascino di un best of, ricco di consapevolezza del tempo e della propria età. Abbiamo parlato con Jim Kerr, che si divide tra brevi periodi di permanenza in Scozia – senza Internet – e la sua casa a Taormina, dove si è trasferito ormai da qualche anno.

Dopo tutto questo tempo passato a fare musica, sei più preoccupato di annoiarti o sei felice di poter fare quel che ti pare?
(Ride) Dipende dai giorni, cambio idea in continuazione.

Sin dal titolo, Walk Between Worlds sembra una camminata tra i vari mondi musicali che avete attraversato durante la vostra carriera.
Il titolo dell’album ha vari significati, però sì, ci sono dentro un po’ tutti i Simple Minds. È un disco che si può tranquillamente dividere in un lato A, incentrato su sonorità pop e primordiali, e un lato B, dove prevale la nostra anima “cinematografica”, più riflessiva. Diciamo che nella prima parte c’è un po’ di nostalgia di quando eravamo giovani, nella seconda invece parla la voce dell’esperienza.

Ecco, a proposito di nostalgia, già da qualche tempo ormai è in atto un revival degli anni ’80 nel cinema, nelle serie tv, addirittura nella moda, e ovviamente anche per quanto riguarda la musica. Tu che hai vissuto quelli autentici, come ti spieghi questo fenomeno?
In molti la vedono come te, io invece penso che ci siano più similitudini con gli anni ’90. Gli ’80 furono anni critici, molto più complessi rispetto all’idea che ne abbiamo oggi, pieni di immaginazione e libertà. Mtv, il Live Aid, qualsiasi cosa si facesse dava l’impressione di essere iconico, grandioso.

Non pensi che ci siano delle similitudini di natura sociale tra gli anni della Thatcher e del neoliberismo e quelli di Brexit e terrorismo?
Non direi. Ogni epoca è fatta a modo suo, possono esserci dei ricorsi storici, ma non penso che l’approccio nei confronti della vita e del futuro sia lo stesso. Oggi c’è più paura.

Però i riferimenti culturali di oggi provengono molto più dagli anni ’80, che dai ’90. Mi vengono in mente Stranger Things e Blade Runner, e sono innumerevoli le band che si rifanno al sound e all’estetica della new wave.
Sì, questo è vero. Però il punto è che è importante fare qualcosa di nuovo, e non copiare quello che è stato già fatto. Anche perché nessuno potrà essere migliore dei Cure, o di Morrissey o dei Depeche Mode. Insomma gli anni ’80 non potranno mai tornare, è inutile anche solo provarci.

E i Simple Minds che ruolo hanno in tutto questo?
I Simple Minds continuano a spaccare.

C’è qualche artista contemporaneo che apprezzi oggi?
Ho ascoltato tantissimo l’ultimo disco degli LCD Soundsystem, sono sempre stato un loro grande fan. Ma devo ammettere che non ascolto molta musica contemporanea: mentre registravamo ho ascoltato soprattutto gli Animals. Non chiedermi perché, ma me ne sto nel mio ancien régime.

Leggi anche: