Sanremo 2018, le pagelle: più Mannoia meno Pausini

Vince la musica, meno lo spettacolo. Convince il podio con Meta e Moro, Lo Stato Sociale, Annalisa. Bocciati Nina Zilli e Le Vibrazioni.

logo Michele Monina

Ferdinando Salzano Voto: 10

Come dicevano i due marziani cattivi nel trailer del film Mars Attack di Tim Burton “Bella la terra, me la prendo”. Nano nano.

Claudio Baglioni Voto: 6

Tempo di consuntivi. Quest’anno la scelta del cast e, ancor prima, la scelta di togliere l’eliminazione, allungare a quattro minuti la durata delle canzoni e togliere la serata cover, fatti che hanno aiutato a scegliere il cast, è stata un notevole passo avanti rispetto alle ultime edizioni (e per ultime si intende degli ultimi venti anni almeno). Al centro le canzoni e le canzoni d’autore. Per contro lo spettacolo è stato molto semplice e di facile decodificazione, troppo. Per capirsi: Don Matteo style. Bipolarismo direttoriale. L’anno prossimo scelga solo le canzoni, così eviterà anche di suonare tutte le sere metà del suo repertorio. Sufficiente.

Pierfrancesco Favino Voto: 4

La vera sorpresa del Festival targato Baglioni è lui. Uno pensa, a sproposito, che un bravo attore possa gestire anche una diretta tv. Invece scopre che con un copione di merda anche un bravo attore sembra un cane. Imbarazzanti buona parte delle gag. Dispiace.

Michelle Hunziker Voto: 3

Non ci fosse stata lei la nave Sanremo sarebbe andata alla deriva. Invece si è limitata ad affondare.

Luca Barbarossa Voto: 8

Le pagelle finali prevedono voti più stringati. Ma la canzone di Barbarossa è davvero un gioiellino. Un marito e padre che parla alla compagna della sua vita, con familiarità e amore e tutto quel che un matrimonio prevede. Bella forte.

Red Canzian Voto: 7

La quota power rock del Festival è rappresentata da un ultra sessantenne che sta ricominciando una nuova carriera solista. Storia che da sola meriterebbe un approfondimento. Ma siccome siamo a Sanremo, ci basti notare come, durante la sua esibizione, tutti abbiamo battuto il piede velocemente a terra, canticchiando il riff iniziale.

The Kolors Voto: 7

Diciamolo apertamente: i The Kolors sono gli unici ad aver portato un brano che oltre confine potrebbe giocarsela con le hit internazionali. Niente di originale, sia come scrittura che come arrangiamento, ma loro si mangiano il palco, e questo credo sia quel che volevano far uscire fuori da questo Festival. A rischio tormentone, magari non solo per meriti loro.

Elio e le Storie Tese Voto: 10

Una delle più belle composizioni di questo Festival, con un gioco armonico di voci incredibile. Voci che, come ieri, si avvalgono del contribuito dei Neri Per Caso. Quando poi, sul palco e in platea, arriva Mangoni nei panni del Super Giovane, finalmente quanti li hanno criticati per non aver dato spettacolo avranno avuto pane per i loro denti. Chi invece, pirla, tende a giudicare la musica per la musica, non può che riconoscere la maestria nello scrivere una canzone d’addio così malinconica e densa. Il loro ultimo posto è un’offesa che non si meritavano, merde.

Ron Voto: 8,5

Prendi un interprete raffinato e di mestiere, un musicista eccellente votato al mondo della canzone. Prendi un inedito di Lucio Dalla, ma di quelli belli, che in genere non si trovano mai. Ecco, Almeno pensami è molto più di questo, perché le canzoni non sono operazioni algebriche, ma quando sono belle canzoni sono veri e propri miracoli.

Max Gazzè Voto: 6,5

Canzone impegnativa. Polifonica. Canzone, certo, ma con sfumature classiche. Bella, eh, ma non di quelle che le ascolti e dici, questa la metterei in una playlist. Alla lunga stanca.

Annalisa Voto: 7,5

Mettiamo i puntini sulle i. Annalisa è, insieme a Elio, la voce più intonata di questo Festival. Forse anche di tutto il panorama italiano. E finalmente ha anche una canzone adatta a questa voce. La speranza è che sia così anche tutto l’album e che questa sia finalmente casa sua. Terzo posto meritato.

Renzo Rubino Voto: 7

Lo abbiamo potuto riscontrare nella serata dei duetti: Rubino seduto al suo piano, gli arrangiamenti che trasudavano tragicità, l’interpretazione finalmente libera da gabbie, funziona da paura. Anche stasera parte al piano, e poi si alza, i nonni che ballano sul palco, e parte la poesia. Quindi siamo d’accordo. Salvate il cantautore pugliese dagli arrangiamenti moderni, lui è lì, tra Modugno e Bindi, e lì deve rimanere.

Decibel Voto: 9

Se la musica rock è anche, e principalmente, una questione di attitudine, non ci sono dubbi, sono stati i Decibel la quota rock di questo Festival. E lo sono stati proponendo un brano dalla struttura affatto banale, con chiari riferimenti al Duca del titolo e con una progressione di accordi che, a tratti, ricorda addirittura i Pink Floyd. Praticamente perfetti.

Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico Voto: 7

Bella canzone. Bella interpretazione. Difficile aggiungere altro. Ora i tre si separeranno e torneranno ai propri tour, ai propri album e alle proprie carriere. Posso finalmente dirlo, la versione solitaria di Bungaro, seppur priva della voce unica della Vanoni, è decisamente migliore di questa sentita all’Ariston, che è già tanta roba. Ripartenze.

Giovanni Caccamo Voto: 6

Una canzone che a Sanremo ci si trova bene, è di casa. Il problema, quindi, dovrei essere io, che a sentirla non provo le emozioni che dovrebbe trasmettere. Riconosco la voglia di crescere di questo cantautore siciliano. E riconosco che non è ancora cresciuto abbastanza.

Lo Stato Sociale Voto: 8,5

Adoro la loro effimera superficialità. Effimeri, uh, portano la canzone positiva, ironica, simpatica, stonata, certo, con la vecchia dei Coldplay, anche, che sarà in un disco che ha in copertina la scimmia come Gabbani, pure. Ma in fondo la canzone è arrivata, e tanto basta. Effimera e superficiale.

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli Voto: 5,5

Togliamo la carriera che i due hanno alle spalle. Togliamo la simpatia viscerale di entrambi. Togliamo l’orecchiabilita’ del brano, pura matrice Pooh. Togliamo tutto, resta una canzone non esattamente bellissima, cantata anche malino, perché forse troppo alta per una canzone pronti via.

Diodato e Roy Paci Voto: 7,5

Diodato è, insieme a Lo Stato Sociale, la scoperta di questo Festival, per il pubblico da casa. Cantante dotato di una voce molto empatica, con un’ottima estensione, ha presentato una canzone a suo modo epica, e qui la tromba di Paci, i fiati da lui arrangiati, i timpani brasiliani, tutto ha contribuito al risultato finale: una canzone che, ci mettiamo la faccia, ci ricorderemo nel tempo.

Nina Zilli Voto: 2

Nel Festival dei ranuncoli e delle sole 4 donne su 39 artisti in gara la mia scure si è abbattuta solo su una donna, Nina Zilli. Ma la canzone fa davvero cagare, non sarà certo un ranuncolo a farmi cambiare idea.

Noemi Voto: 8

La canzone di Noemi cresce. Lei la fa sua a prescindere, perché ha una timbrica abbastanza unica in Italia, e sa come usarla. Dal vivo la colora ulteriormente, mettendoci una carica blues che riesce a pervadere una ballata che di blues, di suo, avrebbe poco. Signore e signori una canzone quadrata, come un cerchio.

Ermal Meta e Fabrizio Moro Voto: 7,5

Alla fine ce l’hanno fatta. Nonostante i casini goffi, le trappole, la voglia di sangue. La canzone è la più chiacchierata e, a questo punto, anche una delle più amate dal pubblico, che forse ha voluto prendersi cura di due cantautori ingiustamente messi alla gogna.

Enzo Avitabile e Peppe Servillo Voto: 7

La canzone, a pensarci, risulta una canzone importante. Suoni dal mondo che si scontrano con la tradizione napoletana e si fanno musica leggera.

Le Vibrazioni Voto: 4

Sarà capitato anche a voi chissà quante volte. Una persona vi comincia a stare antipatica e praticamente ogni volta che la vedete, anche se non fa niente o non dice niente, la vostra antipatia nei suoi confronti cresce. Bene, Le Vibrazioni sono simpatiche, ma la loro canzone a ogni passaggio perde qualcosa. La senti e te la immagini cantata da Kekko, il che, converrete, non è affatto una bella cosa. Riscioglietevi, che viva il ricordo.

Mario Biondi Voto: 6,5

Grande voce. Piccola canzone da crooner. Piccola perché lieve, ma anche perché troppo piccola per la sua voce. Ci resta schiacciata sotto.

Laura Pausini Voto: 4

Prima le è andata via la voce. Poi le è andata via la linea televisiva. Poi torna la linea ma va via l’audio. Dopo non dite che sono io ad avercela con lei, è Dio. O la Rai a cui ha dato pacco nella prima serata.

Fiorella Mannoia Voto: 8

Ecco, brava Fiorella, canta Fossati che lo sai fare bene. Molto bene. Lascia perdere le canzoni nuove, che non è il tuo mondo. E neanche il nostro.

Nek, Francesco Renga e Max Pezzali Voto: N.C.

Ancora mi devo abituare a vederli insieme, figuriamoci a vederli sul palco dell’Ariston mentre duettano con Baglioni. Sospendiamo il giudizio manco fossero i futuri vincitori del Festival, anche perché abbiamo sentito talmente tante canzoni del cantautore romano che abbiamo la nausea.