Sanremo 2018, le pagelle: gli inutili vocalizzi di Skin e un grande Pelù

La serata dei duetti premia Noemi, Elio e Le Storie Tese, Decibel e Ron. Tra i super ospiti bocciata Gianna Nannini.
Claudio Baglioni e Piero Pelù. Foto IPA

Claudio Baglioni e Piero Pelù. Foto IPA


logo Michele Monina

Ferdinando Salzano Voto: 10

Abbiamo scherzato. In realtà Ferdinando Salzano non c’entra niente con il Festival della Canzone Italiana. Il fatto che avesse, tra presentatore, Big, superospiti e ospiti dei duetti, il corrispettivo di tre quarti della sua agenzia è solo una coincidenza. Anzi, ne approfitto per ringraziarlo per la cassa di champagne che mi ha fatto arrivare. Alla prossima, Ferdy.

Claudio Baglioni Voto: 8

Fossi stato in lui avrei approfittato del Festival della Canzone Italiana per fare qualche canzone del mio repertorio. Cavolo, sei Baglioni, fattela una cantata, ogni tanto. Almeno ti arriva qualche punto Siae. Invece tutte queste gag copiate (stavolta citando la fonte), assolutamente stucchevoli. Canta, Claudio, e fai il direttore artistico, che hai portato belle canzoni e questa cosa dei duetti ci ha regalato belle versioni.

Pierfrancesco Favino Voto: 8

Mi sento solo, come quando da piccolo io ero il solo a studiare violoncello mentre i miei amici andavano al campetto dell’oratorio a giocare a pallone. Quindi mi unisco al coro unanime e dico che Favino è bravo. Detto questo, continuo a trovarlo espressivo come una tavola da surf, quando c’è da mettere in scena le battute scritte per lui dai validissimi autori del Festival. E sicuramente la giacca da Rockets non aiuta.

Michelle Hunziker Voto: 3

Mi sento solo, come quando da piccolo io ero il solo a studiare violoncello mentre i miei amici andavano al campetto dell’oratorio a giocare a pallone. No, non ce la faccio, la Hunziker è talmente monocorde che neanche riesco a fingere che sia stata all’altezza del ruolo che deve ricoprire. Buona, forse, per Striscia la Notizia.

Renzo Rubino e Serena Rossi Voto: 7,5

Custodire senza la sovrastruttura moderna della produzione conquista punti e vita. Serena Rossi, poi, canta e armonizza come una cantante che si accinge a un duetto dovrebbe saper fare. Questa canzone aveva bisogno di tragicità, e stavolta arriva dritta al cuore.

Le Vibrazioni e Skin Voto: 3

Ci si aspetta che un duetto migliori la canzone, se la canzone in questione non è esattamente un capolavoro. Quindi ci si aspettava che Skin potesse risollevare le Vibrazioni. Invece, se possibile, peggiora le cose, perché a parte far spiccare la capacità tecnica di Sarcina, la cantante inglese si limita a vocalizzi inutili e a dire due parole in italiano che fanno sembrare l’arrivedorci di Elio un po’ meno alla Stanlio e Ollio di quanto non sia. Pauroso.

Noemi e Paola Turci Voto: 9

Ieri ho giocato a fare quello che provoca. Oggi no, sono serio. Le voci di Noemi e Paola Turci si intrecciano come se non avessero mai fatto altro, e scenicamente, così alla Wendy and Lisa, Noemi al piano e Paola alla chitarra ci regalano una versione altamente emotiva. E impeccabile.

Mario Biondi con Ana Carolina e Daniel Jobim Voto: 8

La canzone di Biondi continua a dirmi poco, ma Benedetto Iddio, sentire Ana Carolina, lì, a duettare con lui, con Jobim al piano, regala quei brividi che, di suo, la canzone non trasmetterebbe. Le due voci si impastano come acqua e farina.

Annalisa e Michele Bravi Voto: 8

Spiace dirlo, ma Annalisa mi sta facendo ricredere su parecchie delle mie condizioni. Dopo aver dovuto ammettere che, con lei, Canova ha fatto un ottimo lavoro di produzione, ora tocca a Michele Bravi, che regala alla canzone, perfetta su di lei, colori che danno un valore aggiunto. Tu sia maledetta, Annalisa.

Lo Stato Sociale con Il Coro dell’Antoniano e Paolo Rossi Voto: 8,5

I bambini del coro che dicono “nessuno che buca i palloni” invece di “rompe i coglioni”, Paolo Rossi che gigioneggia e loro, Lo Stato Sociale, che stonano come gli indie sanno fare, ma con un filo di simpatia. Serve altro?

Max Gazzè con Rita Marcotulli e Roberto Gatto Voto: 7,5

Stasera Gazzè porta in scena un po’ di jazz. Onestamente la versione originale era più spiazzante e originale, comunque si parla di gran musica.

Decibel e Midge Ure Voto: 10

La canzone dei Decibel era quasi perfetta. Midge Ure ha fatto quell’ultimo metro per arrivare alla perfezione. Fosse stata una canzone sua se ne sarebbero accorti anche i critici che inavvertitamente non hanno saputo decodificare una lunga che evidentemente non sanno più intendere, quella della bella musica rock.

Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico con Alessandro Preziosi Voto: 6

Ecco come guastare un quadro perfetto. Tanto si reggeva l’equilibrio del trio, tanto la presenza dell’opaco Preziosi, al posto di un impeccabile Bungaro rende il tutto normale. La sufficienza è per la canzone e la stima dei tre artisti che, evidentemente, si sono trovati sul groppone un ospite a caso.

Diodato e Roy Paci con Ghemon Voto: 8

La canzone è una delle più belle del Festival. Ghemon non parte benissimo, ma secondo dopo secondo entra nel brano e ce ne regala una versione avvincente. Un filo meno carica, ma decisamente molto moderna. Strepitosa attitudine.

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli con Giusy Ferreri Voto: 5

Grande rispetto per le carriere dei due ex Pooh. E anche grande simpatia, estesa anche a Giusy Ferreri. Giusy Ferreri che ci prova a armonizzare, ma a fatica, vuoi perché i due cantano il ritornello tenendo la stessa linea melodica, come in un coro da stadio, vuoi perché la sua voce poco ci azzecca con le loro. Insomma, non proprio un incontro riuscito.

Enzo Avitabile e Peppe Servillo con gli Avion Travel e Daby Toure’ Voto: 9

Scelta affatto ruffiana, quella di Avitabile e Servillo, scelta che dimostra, ce ne fosse bisogno, che la musica è una lingua capace di azzerare le distanze ben più di quanto non possa fare Google Earth. Magistrale.

Ermal Meta e Fabrizio Moro con Simone Cristicchi Voto: 8

Simone Cristicchi porta se stesso dentro una canzone che, diciamolo, abbiamo cominciato a sentire senza pensare a quella stupida faccenda solo oggi. E sentire la sua voce lì a fianco delle altre due regala belle emozioni. Sempre sul filo della retorica, esattamente come la canzone, la perfomance arriva dove deve arrivare: al cuore.

Giovanni Caccamo con Arisa Voto: 8,5

Quando uno dice due voci nate per cantare insieme. E due voci che per di più sanno come cavolo si canta insieme. Subito un disco insieme e non parliamone più. Mangiatori di sottomarche, fatevi da parte.

Ron con Alice Voto: 10

Quante lacrime, Cristo Santo. Come andarsi a schiantare contro un TIR di emozioni. La voce di Ron, quella di Alice, la canzone di Dalla. La presenza scenica di Alice e Ron. Quante lacrime, Cristo Santo. Quanta perfezione.

Red Canzian e Marco Masini Voto: 8,5

Inizia sinfonico, vagamente alla Rondò Veneziano, poi diventa un power rock dove le due voci si plasmano l’una sull’altra alla perfezione. Davvero una intersezione di livello per una canzone che ti si incolla alle pareti del cervello.

The Kolors con Tullio De Piscopo e Enrico Nigiotti Voto: 8

Una canzone tutta incentrata sulle percussioni, molto Imagine Dragons, non poteva che avere Tullio alla batteria. Nigiotti porta una chitarra acidissima, e poi parte il finale che, con quel mostro delle pelli lì, ci si aspetta. Molto ma molto bene.

Luca Barbarossa con Anna Foglietta Voto: 8,5

Sorprendentemente la Foglietta canta bene, anche se Luca Barbarossa lo fa con talmente tanto cuore, da farci quasi rimpiangere la versione solista. Nei fatti, la canzone a ogni ascolto diventa più bella. Storie di oggi raccontate con le parole di ieri.

Nina Zilli con Sergio Cammariere Voto: 2

A volte basta un piccolo dettaglio, a cui magari non hai pensato, per rendere bello qualcosa che bello non appariva. Un’idea, magari anche semplice, e di colpo il brutto anatroccolo diventa un cigno, la crisalide farfalla, la vicina di casa con gli occhiali e l’apparecchio la bonazza che farà impazzire il protagonista. Insomma, ci siamo capìti. Nelle serate precedenti sono stato particolarmente duro con la Zilli, rea di aver presentato una canzone davvero scadente, banale, in una parola brutta. Poi arriva il dettaglio che mancava, Sergio Cammariere, al piano e alla voce, e la canzone rimane brutta come prima. Solo un po’ jazzata. Ma brutta forte.

Elio e le Storie Tese con i Neri per Caso Voto: 10

Avete rotto le scatole che la band, nel momento dello scioglimento, non fosse divertente, come se gli addii lo fossero mai, eccovi serviti. Geniali. Come sempre.

Gianna Nannini Voto: 4

Sentire parlare di rock e sentire Fenomenale, nuovo singolo della Nannini, è come pensare al sesso come qualcosa di piacevole e ritrovarsi davanti agli occhi il prolasso anale di Malena dopo l’incontro ravvicinato con Rocco Siffredi. Il playback, poi, è la ciliegina sulla torta. “Fai piano Roccooooo”.

Piero Pelù Voto: 9

Entra in scena con la camicia aperta fino all’ombelico e commenta l’eleganza di Baglioni. Una ventata di vita. Fate capire alla Nannini cosa ha abbandonato e alla Hunziker cosa sia il rock, vi prego. Il solo duetto in cui Baglioni scompare.

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