Roberto Saviano: «Basta neomelodici, i ragazzi di Napoli ascoltano rap»

Gli abbiamo chiesto anche chi è Liberato. «Ti piacerebbe, eh...», ha risposto sibillino

Ero sdraiato sul divano a guardare serie tv a nastro, un dopo cena infrasettimanale di questo caldissimo ottobre. La finestra aperta, all’improvviso, fa entrare un coro di ragazzi, “Non ho mai chiesto niente a nessuno, mai a nessuno. No, lo giuro, mai a nessuno”. Mi affaccio di corsa per vedere cosa sta succedendo e ci sono sei, sette giovanissimi (12 anni, probabilmente) in cerchio, seduti sul parapetto del Naviglio a Milano.

La differenza che passa tra questa scena e una di 50 anni fa è che non c’è nessuna chitarra, la musica esce da un cellulare e non cantano Morandi ma Sfera Ebbasta. È il segno più evidente di questi tempi, in cui sta crescendo sotto i nostri occhi una generazione rap, che si esprime in rima.

Lo scrittore Roberto Saviano è stato lungimirante, in questo senso. Aveva definito Ghali, prima dell’uscita del suo disco, “uno dei maggiori poeti di lingua italiana, un poeta rap”. E con il rap, più che con molti altri generi, Saviano ha stabilito un rapporto di rispetto e analisi. Il suo ultimo libro è Bacio feroce, una sorta di seguito naturale della Paranza dei bambini, quest’ultimo già destinato allo sbarco al cinema e a un lungo successo.

È un racconto di finzione, ma è anche una sorta di romanzo storico contemporaneo: pesca dalla cronaca per raccontare la generazione che sta crescendo a Napoli. Con la musica nelle orecchie. «Ascoltano tanto rap, tanta trap, tutto napoletano», spiega Saviano. «Ascoltano Le Scimmie, i Moderup, Enzo Dong… Tutto quello che parla della strada li esalta, li carica». È una generazione che ha salutato anche i neomelodici, che si è allontanata dalle melodie.

«No, la generazione che ho studiato non ascolta il neomelodico. Almeno i ragazzi: le loro fidanzate sì, invece». E se Bacio feroce diventasse un film, che colonna sonora avrebbe? «Moderup, Le Scimmie, sicuramente», spiega Saviano. Aggiungendo un dettaglio non da poco. «Raccontano la strada, e la logica “paranzina”, più di ogni altro trattato, saggio, intervista o romanzo». Gli chiediamo chi è Liberato. «Ti piacerebbe, eh…», risponde sibillino. Per poi ammettere di non saperlo. È il segreto più imperscrutabile di Napoli, evidentemente. Magari lo scoprirà qualche ragazzino che canta Sfera Ebbasta, di sera.

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