“Revolution Radio”, il nuovo album dei Green Day spiegato traccia per traccia

Billie Joe Armstrong e soci ci hanno spiegato come sono nate le canzoni del loro nuovo disco, ispirato ai movimenti politici americani degli ultimi anni – con qualche momento romantico
Green Day, foto di Frank Maddocks

Revolution Radio è il primo album dei Green Day dopo 15 anni – ad esclusione dei voli pindarici tipo concept album o tripli LP – ed è pieno di impetuose idee politiche e forti emozioni. In un’intervista rilasciata per l’ultima cover story di Rolling Stone, la band ha spiegato tutte le tracce dell’album, in uscita il 7 ottobre.

1. “Somewhere Now”

La canzone che apre l’album si divide fra atmosfere dreamy in stile Guided by Voices ed esplosioni di marchio Who – per questa canzone Tre Cool pensa di aver fatto la sua migliore prestazione alla batteria di sempre. Billie Joe Armstrong ha definito il primo verso con cui inizia la traccia – “I’m running late to somewhere now that i don’t want want to be” (“Arriverò in ritardo in un posto in cui ora non voglio stare”) – uno dei suoi preferiti di sempre. «È l’incipit che preferisco fra tutti gli album che abbiamo fatto – ha detto – penso sia molto facile relazionarcisi, che tu stia andando al lavoro o dal dentista». Un altro verso, “How did life on the wild side get so dull” (Come ha fatto il lato selvaggio della vita a diventare così noioso”), ripercorre le sfide di Armstrong durante il periodo post-rehab: «Come affronti la sfida contro te stesso? Prima mi sarei bevuto una birra. Ora è come imparare a respirare un po’ di più. Non sono mai stato bravo davanti alla noia. Non ho mai saputo affrontare i momenti in cui sei solo con te stesso».

2. “Bang Bang”

La canzone più veloce e aggressiva dell’album è anche il primo singolo e la prima canzone che Armstrong ha scritto per il progetto. «È stato rigenerante che la scrittura di un brano come Bang Bang sia arrivata in maniera così naturale – ha detto – ed è una delle migliori canzoni punk che abbia mai buttato giù. Ed è semplicemente accaduto. Non ci ho pensato molto. L’ho fatta sentire ai ragazzi. Ero tipo, “suona molto Green Day”. L’ho fatta sentire a Mike e Tre ed erano sconvolti». Nella canzone Armstrong canta dal punto di vista di un cecchino di massa – “I am a semiautomatic lonely boy/You’re dead/I’m well fed” (“Sono un ragazzo solitario semiautomatico/ Sei morto/ Sono ben rifornito”). «La cosa più spaventosa è stato entrare nella mente del personaggio – ha detto Armstrong – avevo le vertigini».

3. “Revolution Radio”

“Give me cherry bombs and gasoline!” (“Dammi esplosivi e benzina”), canta Armstrong nella title track. L’idea gli arrivò due anni fa a New York quando si imbatté in una protesta del movimento Black Lives Matter; prima che se ne potesse rendere conto, Armstrong era uscito dalla macchina e stava camminando insieme alla folla lungo la Eight Avenue: «Stavo gridando “Hands up, don’t shoot” (“Mani in alto, non sparate”) – ha detto – mi sentivo come se fossi nel lato giusto della Storia… Era come se qualcosa nel mondo si stesse rompendo. La generazione dei Fifties sta morendo assieme ai suoi valori e ciò che accadde nei Sixties sta ora iniziando di nuovo a manifestarsi più di quanto sia mai successo prima».

4. “Say Goodbye”

Con questo brano Armstrong voleva commentare le immagini dei veicoli blindati per le strade di Ferguson, Missouri: «Mi sentivo tipo, “In che paese viviamo? In che modo quello che sta succedendo è diverso dalla Primavera Araba?”». Una frase, “Teach your children well from the bottom of the well” (“Educa bene i tuoi figli dal fondo del pozzo”) è un riferimento diretto all’attualità: «È una riflessione su ciò che è successo a Flint, in Michigan, sul provare a educare i propri figli mentre stanno bevendo rifiuti tossici – ha detto Armstrong – non puoi educare la gente se è così disperata».

5. “Outlaws”

Questo brano malinconico e in crescendo richiama gli esordi nel punk del trio durante l’adolescenza, “When we were outlaws/ When we were forever young” (“Quando eravamo fuorilegge/ Quando eravamo giovani per sempre”). «Mi sentivo nostalgico – ha detto Armstrong – mentre pensavo a quando io e Mike scassinavamo le auto per rubare audiocassette, accendini e cazzate del genere». La band vede la traccia come una sorta di sequel di Christie Road del 1992, canzone che richiama anch’essa a quel periodo delle loro vite.

6. “Bouncing off”

Originalmente intitolata Concrete Dream e una delle ultime tracce ad essere aggiunta all’album, suona divertente e semi-masturbatoria: “It’s all that I want and I want to be free – canta Armstrong sopra accordi rimbalzanti – “Got Satan riding next to me/’Cause we’re all bloody freaks/And we’ll give you the creeps/ Chasing fireflies and zeroes” (“È tutto ciò che voglio e voglio essere libero/ Satana è al mio fianco/ perché siamo tutti dannatamente pazzi/ e vi faremo schifo/ inseguendo lucciole e nullità”)

7. “Still Breathing”

Un tossico in punto di morte, un giocatore d’azzardo che sta per perdere tutto e un soldato ferito in prima linea sono i personaggi di questa traccia inquietante e dallo sviluppo lento. «È stata una canzone molto impegnativa – ha detto Armstrong – ho cercato di non essere troppo pesante, ma a volte semplicemente le parole mi uscivano in quel modo».
Il ritornello “I’m still breathing on my own” (“Sto ancora respirando da solo”) allude al fatto che «a un certo punto, tutti avremmo bisogno di qualcuno che ci aiuti a vivere – ha detto Armstrong – con l’avanzare del tempo, i tuoi pensieri diventano più oscuri”.

8. “Youngblood”

Questa gemma power-pop è una dedica di Armstrong alla moglie Adrienne, con cui è sposato da 22 anni. “I want to hold you like a gun – canta Armstrong – We’ll shoot the moon into the sun” (“Voglio tenerti come una pistola/ spareremo la luna dentro al sole”). «Per me è molto facile scrivere di lei perché è meravigliosa – ha confessato Armstrong – lei è il miele negli alberi del Minnesota». La canzone si completa con il verso finale “Are you broken/Like I’m broken/Are you restless?/She said, ‘Fuck you, I’m from Oakland!’”(“Sei distrutta/ Come sono distrutto io/ Sei irrequieta?/Lei ha detto ‘Fottiti, vengo da Oakland!’”)

9. “Too Dumb To Die”

Dopo un’intro lo-fi, la canzone irrompe in una melodia e un giro d’accordi che potrebbe stare in Dookie, abbinata a un testo che attinge dall’autobiografia più personale: “I was a high school atom bomb”, canta Armstrong “going off on the weekends/ Smoking dope and mowing lawns/ And I hated all the new trends…I’m hanging on a dream that’s too dumb to die”. (“Al liceo ero una bomba atomica/ Che esplodeva nel weekend/ Fumando erba e tosando il prato/ E odio tutte queste nuove mode…sto aspettando un sogno troppo sciocco per morire”)

10. “Troubled Times”

Un’omonima canzone rock che indaga un’America sull’orlo del disastro, colma di disordini razziali e ingiustizia economica. «Penso che dire “viviamo in tempi bui” suoni come un cliché, ma non lo è affatto – ha detto Armstrong – Trump sta mirando alle paure della gente, alla rabbia e alla disperazione…Sta dando carne a cani affamati».

11. “Forever Now”

La traccia più ambiziosa dell’album, della durata di circa sette minuti, è una sorta di mini opera rock, che fonde assieme alcune canzoni, tra cui una reprise del brano che apre l’album Somewhere Now. «Forever Now chiude il cerchio e, onestamente, è stato molto divertente scrivere in questo modo – ha detto Armstrong – puoi sentirti come un ragazzino nella sua stanza mentre sogna di diventare un dio del rock». La canzone inizia con un verso – “My name is Billie and I’m freaking out” (“Mi chiamo Billie e sto impazzendo”) – che Armstrong ha definito «la linea più più sincera che abbia mai scritto», e finisce con il refrain “I ain’t gonna stand in line no more” (“Non mi metterò mai più in fila”): «È come uno slogan per una manifestazione – ha detto Armstrong – come dire “Non accetterò lo status quo” oppure “Non verrò manipolato”. Suona come “Cosa vogliamo? Giustizia. Quando la vogliamo? Ora!” La canzone inizia con tre parti slegate tra loro che Armstrong mescola insieme: «È stato molto duro – ha detto – ma alla fine, quando abbiamo inserito quel gigantesco ritornello dove ogni cosa si sovrappone con l’altra per poi ritornare sul riff, è stato fottutamente bello».

«Ho visto questa canzone cambiare così tante volte – ha aggiunto Tre Coll – la cosa fica è che Billie non ha forzato nulla. Ha semplicemente lasciato che accadesse e continuato a provare cazzate diverse. Poi c’è stato quel momento di tensione dove lui era come “Penso di avercela”. Ed è stato fantastico. Nella stanza avevamo tutti la pelle d’oca».

12. “Ordinary World”

Armstrong ha scritto questa ballad per il film che lo vede protagonista nei panni di un rocker fallito diventato padre di famiglia. Il regista Lee Kirk gli ha chiesto una canzone commovente che il suo personaggio avrebbe potuto scrivere. Ci sono volute un paio di prove, ma alla fine ne è uscita una canzone talmente forte da volerla addirittura includere nel nuovo album dei Green Day. Il verso finale dona all’album il lieto fine: “Baby, I don’t have much – canta Armstrong su un tappeto di chitarre acustiche e su un dolce trillo di chitarra elettrica – but what we have is more than enough/ Ordinary world”. (Baby, non ho molto/ ma ciò che abbiamo è più che abbastanza/ un mondo ordinario”)