Radiohead da falò

Perché 'In Rainbows' è il disco più importante della band di Oxford, e il free download non c'entra nulla

Prima di scrivere questo pezzo ho fatto un po’ di ricerca online, volevo capire cosa dicesse la stampa di In Rainbows, il settimo disco dei Radiohead uscito il 10 ottobre di 10 anni fa. Mi sono trovato di fronte decine di articoli tutti impostati allo stesso modo: i Radiohead contro l’industria discografica, i Radiohead pubblicano un disco in free download, i Radiohead sferrano un calcio alle major e persino i Radiohead contro gli aerei, come ha scritto un inviato di Repubblica – “Thom Yorke si fa scrupolo di andare in tournée per paura di… inquinare” -, colpito dalle posizioni radicali del frontman inglese.

Insomma, i Radiohead del 2007 erano una band contro e la scelta della modalità di vendita name your price scatenò un bel casino. La critica inglese li accusava di arroganza e i colleghi facevano a gara per dire più o meno tutti la stessa cosa, che riassumo con le parole di Geoff Barrow dei Portishead: «Posso dire al mio idraulico di riparare la caldaia per amore della condivisione delle cose, o per combattere le terribili multinazionali degli elettrodomestici. Non ce l’ho con i Radiohead, sono bravi e intelligenti, ma sono sicuro che prima o poi tutto avrà senso».

I Radiohead nel 2007 non volevano farsi vedere

La verità, infatti, era un po’ diversa: non c’era niente di coraggioso nel lancio di In Rainbows e quella di Thom Yorke non era certo la prima band che ha provato a bypassare la distribuzione (lo avevano già fatto gli Smashing Pumpkins di Machina II) o a ignorare l’importanza del marketing (che è a sua volta una forma di marketing, se sei già famoso).

«Il nostro è un esperimento che abbiamo fatto per una serie di circostanze fortunate», spiegava il frontman nell’intervista di Repubblica di poco sopra. «La scadenza del contratto discografico e il privilegio di avere uno zoccolo duro che ci apprezza e che ha dimestichezza con internet».

In Rainbows è stato consegnato al pubblico come “l’album venduto gratis online” e “la vendetta dei Radiohead contro le multinazionali della musica”. Un vero peccato, perché è il disco dalla gestazione più complicata di tutta la loro discografia e anche il più importante: dopo le session di Hail to the Thief i Radiohead erano stanchi di essere “quelli sperimentali”, hanno messo tutti su famiglia e non erano obbligati a pubblicare niente, il loro contratto con la EMI era appena scaduto.

«Non avevamo perso interesse… ma slancio», ha detto Thom Yorke a Rolling Stone, «i nostri figli erano appena nati e quando siamo tornati in studio ci siamo resi conto che la creatività era morta». La svolta è arrivata grazie a Nigel Godrich, che ha deciso di rapirli e isolarli dentro Tottenham House, una villa semi-abbandonata a una sessantina di km da Oxford. «Pensava che avessimo bisogno di un’avventura», ha detto Ed O’Brien. E aveva ragione.

Quello che è venuto fuori è un disco coraggioso, è vero, ma non per come è stato venduto: In Rainbows è l’album della maturità, una meraviglia essenziale, umile e quieta, il contrario delle contaminazioni elettroniche e dei tempi dispari del passato. «Abbiamo vissuto difficoltà che non pensavamo esistessero», spiegava Nigel Godrich. «Il materiale era grandioso, e lo sapevamo. La difficoltà è stata letteralmente farne un album».

E In Rainbows è il disco meno artificiale della band: Bodysnatchers è praticamente un live in studio, l’arrangiamento di Reckoner una jam-cazzeggio: «Eravamo tutti in casa a sbattere della roba, a inseguire il ritmo», ha detto Godrich. «Abbiamo registrato e ricomposto tutto come un puzzle. È stato davvero divertente». Alla fine la soluzione del problema era semplice: darsi una calmata e lasciar parlare le canzoni.

Ci sono decine e decine di pezzi scritti con il giro di Reckoner o con quello di All I Need, per non parlare di House of Cards. Peccato che quelli dei Radiohead siano tutti capolavori, la dimostrazione che sotto agli arpeggiatori e alle drum machine ci sono anche le canzoni, quelle vere, quelle belle anche se suonate attorno a un falò.

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