Quella volta che Frank Zappa si fece quasi saltare le palle e altre storie sulla sua bizzarra esistenza

Le storie più incredibili della vita del chitarrista. Che tornerà presto in versione ologramma
frank zappa

Frank Zappa è scomparso nel 1993 a causa di un cancro.


La sua musica ha influenzato diverse generazioni di musicisti: da Alice Cooper, ai Funkadelic, gli Stooges, i Devo, i Faith No More, fino ad arrivare ai giorni nostri con Thundercat, che lo considera uno dei geni indiscussi del Novecento, e Chassol, che conosce a memoria tutta Greggery Peccary. Stiamo parlando di Frank Zappa, uno dei più grandi compositori del secolo scorso, una figura complessa e surreale capace di pubblicare cinque dischi in un solo anno. Il 20 ottobre è uscito Frank Zappa – Halloween 1977, il box set che comprende le registrazioni integrali dei sei concerti sold-out al Palladium di New York, più una chiavetta usb con 158 brani in 24-bit audio e un fantastico costume con maschera di Frank Zappa, incluso per festeggiare il periodo dell’anno più amato di Frank.

I concerti di Halloween erano nati durante la fine degli anni ’60 e rappresentavano la celebrazione di quella “freakdom” che Zappa aveva annunciato sulla copertina del suo primo album del 1966, Freak Out, che era anche stato il primo album doppio rock e forse anche il primo concept album rock. Freakdom era la crasi tra freedom e freak coniata da Zappa per indicare quel suo atteggiamento anticonformista, critico e allo stesso tempo liberatorio con cui sovvertire la realtà circostante. Il suo era un antidoto alla cultura americana del consumo che aveva creato miscelando l’arte dei suoni a quella dei costumi, aggiungendo quella buona dose di sarcasmo alla Lenny Bruce (a cui i Mothers, abbreviazione di motherfuckers, aprirono uno spettacolo quando ancora non avevano dovuto cambiare nome in Mothers of Invention perché la Mgm-Verve, con cui stavano per registrare Freak Out, non voleva offendere l’americano medio).

È durante l’adolescenza che Zappa sviluppa quella sua personalità che sarà la chiave di tutte le sue composizioni. Vi riportiamo alcune storie, da quando a undici anni fumava già e aveva i baffi fino alla creazione dei Mothers Of Invention.

Quella volta che si fece quasi saltare in aria le palle

La passione per la sperimentazione nasce in coincidenza con quella per la musica. A undici anni FZ aveva iniziato a suonare il suo primo strumento, il rullante, con la banda della scuola di una delle tante città della California dove la famiglia Zappa si era dovuta trasferire per seguire il padre di Frank, Francis, che lavorava alla Difesa. Un pomeriggio dopo il 4 luglio, FZ stava giocando, seduto davanti al garage di casa, con dei tubi di fuochi d’artificio usati rimasti in cortile. Li stava caricando con dell’esplosivo, modificato da lui, usando una delle due bacchette del rullante. Fece troppa pressione e il tubo esplose lasciando un cratere sul pavimento e scaraventandolo a qualche metro di distanza.

La telefonata ad Edgar Varése

A quindici anni FZ adorava la cacofonia di Edgar Varése. Aveva conosciuto la sua musica grazie a una recensione negativa che aveva letto su un giornale in un negozio di dischi: “Quest’album non è altro che percussioni, è dissonante e terribile, la peggior musica al mondo”. Se n’era innamorato. Il 20 dicembre del 1955 aveva deciso di spendere i cinque dollari del suo regalo di compleanno per chiamarlo. Nella sua autobiografia scrive di non ricordarsi bene cosa gli disse, qualcosa tipo “amo la tua musica”, ma racconta di aver fatto ascoltare quel disco (The Complete Works of Edgar Varèse, Volume I) a tutte le persone che incontrava a scuola perché credeva fosse “l’ultimo test per la loro intelligenza”.
Quel tipo di musica dissonante e complessa sarà parte fondante di tutte le sue composizioni, un caos ragionato di sovraincisioni e cori macabri doo wop, assoli sovrapposti e lunghissimi e ritmi dispari.

Il primo film di Frank Zappa

L’adolescenza del sedicenne FZ a Lancaster era di una noia mortale: “Non c’erano opportunità culturali, non c’erano concerti, non c’era niente”, dirà in un’intervista riportata sulla biografia di Barry Miles. “Mio padre aveva una Kodak 8mm a molla. Annodai un pezzo di filo davanti al mirino, accesi la cinepresa e lo feci dondolare davanti il mirino finché la carica non si esaurì. Poi riavvolsi la pellicola, usando lo stesso pezzo diverse volte. Ed ecco il mio primo film, Motion”. Aveva sperimentato una tecnica di sovrapposizione di immagini casuali che verrà poi utilizzata da un certo numero di autori sperimentali americani nei primi anni ’60. Un precursore, quindi, non solo in campo musicale, ma anche in quello cinematografico.

Quando fu quasi pestato a sangue da un gruppo di redneck per aver mischiato bianchi e neri nello stesso gruppo

Nel 1956, sempre a Lancaster, Zappa aveva fondato un gruppo R&B con altri quattro afroamericani suoi compagni di scuola. Si chiamavano i Black-Outs: Zappa era alla batteria, Johnny Franklin al sax tenore, Ernie Thomas alla tromba, Terry Wimberly al piano e Wayne Lylesa alle percussioni e ai cori. I Black-Outs erano riusciti a procurarsi una data una trentina di chilometri più a sud di Lancaster dove c’era il loro pubblico più fedele, una comunità nera chiamata Sun Village. Il concerto era stato un successo ma mentre i Black-Outs stavano caricando la strumentazione sul furgone di Franklin, un gruppo di ragazzi bianchi, figli di agricoltori, si erano avvicinati a loro minacciandoli con sassi e bastoni. Volevano fargli capire che un gruppo misto non era benvoluto nella loro piccola cittadina di bianchi. I Black-Outs furono salvati dalla comunità nera di Sun Valley che li accerchiarono muniti di cric e catene per auto. Successivamente, FZ dedicherà a quell’episodio il pezzo Village Of The Sun contenuto in Roxy and Elsewhere. Riguardo al suo odio per le discriminazioni razziali, nel testo di Trouble Every Day, scritto guardando alla tv i report dei tg sui disordini di Watts, scriverà: “Non sono nero, ma ci sono troppi momenti in cui vorrei dire di non essere bianco”.

L’inizio della carriera da chitarrista

Verso la fine degli anni ’50, Frank Zappa era forse il più assiduo frequentatore della biblioteca dell’Antelope Valley High School di Lancaster che aveva un buon assortimento di supporti audio. Frank aveva così potuto ascoltare la musica tibetana e araba, i canti di mare e le musiche tzigane ungheresi, e il new jazz di Ornette Coleman e Cecyl Taylor. Continuava però a mantenere alto l’interesse per il R&B anche se considerava gli assoli dei fiati troppo lunghi rispetto a quelli della chitarra: “Gli assoli non erano mai abbastanza lunghi”, disse in un’intervista, “concedevano alla chitarra solo un paio di giri, e realizzai che l’unico modo che avevo per sentirli era procurarmi quello strumento e suonarlo io stesso”. Iniziò così con la chitarra archtop del padre.

L’incontro con Captain Beefheart

Nel 1959, Don Van Vliet aka Captain Beefheart vide Zappa che faceva autostop lungo una strada di Lancaster. Lo caricò sulla sua automobile, una vettura blu scuro del ’49 con una testa di lupo mannaro attaccata al volante. “Non potevo non farlo”, riferì poi Beefheart in un’intervista. “Sembrava così triste”. Don e Frank si vedevano dopo la scuola, di solito a casa di Frank, e ascoltavano dischi per tre o quattro ore: pezzi sconosciuti di doo wop degli Spaniels, i Paragons, gli Orchids, i Penguins o altri big del blues come Muddy Waters, Howlin’ Wolf, Johnny “Guitar” Watson, Guitar Slim, Sonny Boy Williamson. L’origine del soprannome di Vliet ce la racconta Zappa nella sua autobiografia: sembra che lo zio di Don, che viveva con lui, fosse attratto dalla ragazza di Don, Laurie, che abitava in casa loro. Quando Laurie era in casa, lo zio lasciava la porta aperta del bagno per impressionarla con le dimensioni dei suoi attributi. Mentre faceva pipì mormorava: “Ah, che bellezza! Sembra proprio un bel grosso, succulento, cuore di manzo (beef heart, ndr)”.
Sarà Frank Zappa a convincere Vliet a cantare, riconoscendo la sua estensione vocale come qualcosa di eccezionale. Ne produrrà poi il disco migliore di Captain Beefheart, Trout Mask Replica.

Lo studio Z e il primo arresto per pornografia

Nei primi anni ’60, Frank era finito su un giornale locale della contea di Los Angeles per le ambigue produzioni che stava portando avanti nel suo primo Studio Z di Cucamonga. Si parlava di questo strano individuo, chiamato “il Re dei film di Cucamonga”, che stava girando un film dal titolo Captain Beefheart vs the Grunt People, la pellicola che secondo Frank avrebbe dovuto lanciare la carriera di Don. L’articolo aveva insospettito la polizia locale. Un poliziotto si era presentato alle porte dello studio e aveva chiesto a Zappa se era interessato a girare filmati di addestramento per la buoncostume di San Bernardino. FZ aveva acconsentito, sperando di poter spiegare ai poliziotti che i gay e i travestiti andavano trattati con rispetto. Non sapeva di avere appena compromesso la sua fedina penale. Pubblicizzò un casting per il film, a cui però si presentò anche un ufficiale in borghese. Gli chiese se poteva girare un film porno. Frank, ignaro d’essere registrato, provò a venderglielo per trecento dollari, il poliziotto tirò il prezzo e Zappa si affrettò a proporre una registrazione audio per cento dollari. La stessa sera, Frank e una sua amica registrarono mezzora di gemiti e sospiri facendo cigolare il letto. Il resto della storia potete immaginarvela. Fortunatamente, il nastro era così buffo che il giudice lo condannò solo per associazione a delinquere e, con la condizionale, dovette scontare dieci giorni di galera a San Bernardino (e ascoltando il pezzo San Ber’dino si capisce quanto Frank gradì quella breve permanenza galeotta).

L’incontro con i freak

Lo Studio Z era frequentato da gente di tutti i tipi, compresi i primi MOI, ma fu a L.A. downtown che Zappa conobbe i veri freak, il “corpo di ballo” del folle Carl Franzoni (di cui Frank ha parodiato il modo di portare i pantaloni sulla copertina di Zoot Allures), con cui avrebbe condiviso pensieri e costumi. “A Los Angeles trovavi gente che si cuciva da sola i propri abiti”, raccontava Zappa, ” vestendosi come capitava, con pettinature strampalate, e comportandosi come gli pareva, senza conformismi”. Zappa non è mai stato solo rock, né jazz, fusion o progressive, Zappa è stato un freak. Questo spiega perché i suoi primi concerti erano dei veri e propri freak show.

Chissà quale immagine la Zappa Family Trust sceglierà per l’ologramma di Zappa che andrà in tournee nel 2018 grazie alla Eyellusion, la compagnia che produce live con gli ologrammi. Ahmet Zappa, il penultimo dei figli di Frank, ha già annunciato che sul palco, con l’immagine del padre, ci saranno tutti i musicisti che Frank ha amato: Steve Vai, Ian Underwood, Adrian Belew, Arthur Barrow, Vinnie Colaiuta, Scott Thunes, Mike Keneally, Denny Walley, Warren Cuccurullo, Napoleon Murphy Brock e molti altri. Sarà sicuramente, come intendeva Zappa, “a movie for your ears”.

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