Pupetta, il rap è femmena

Si ispira alla camorrista Pupetta Maresca e alla gangster Bonnie Parker. E, come nella migliore tradizione campana, unisce rabbia e gioia, cattiveria e sensibilità

Pupetta


È facile tenerti stretta la tua identità quando eleggi a musa ispiratrice il tuo quartiere. È ciò che ha fatto Pupetta a.k.a. Bonny, la rapper salernitana che, per qualche motivo, ci stavamo per perdere. Partendo da una base hip hop mescolata con elementi di più generi, incluso il neomelodico, il suo coraggio ha dato un nuovo significato al rap contemporaneo – non le importa niente dei suoni convenzionali, né tantomeno di ciò che gli altri pensano di lei.

Il nome deriva dalla sua tenacia: Bonny, è ispirato a Bonnie & Clyde, e Pupetta come Pupetta Maresca, la camorrista. «Quando ero piccola litigavo sempre con gli altri bambini, per questo hanno iniziato a chiamarmi Pupetta», racconta. «Proprio come una criminale». Questa indole tagliente, comunque, va a braccetto con un certo ottimismo, bestia rara in una scena rap spesso cupa. È stato il suo album del 2016, Malament, a darle notorietà fuori dalla Campania. Una specie di esaltazione della sua aura da donna indipendente e da gangster sensibile, con sotto i beat di Mista Bobo e DMS per conto di Quadraro Basement.

Da piccola litigavo sempre con gli altri bambini, come una criminale. Da lì il nome Pupetta

Ma il vero step arriverà con il suo nuovo album a gennaio, che sarà interamente autoprodotto. L’ispirazione nei suoi testi arriva dalla vita di quartiere: le lotte di tutti i giorni, le strade che percorre, le spiagge in cui si perde a scrivere. «Sono molto meteoropatica, quando il mare è agitato lo sono anche io».

Questa cosa delle onde finisce per influenzare anche la tecnica. Come la risacca, si alternano avanti e indietro dialetto e italiano, cantato e rappato, rabbia feroce e gioia. «Nella mia musica c’è sempre un tocco di disagio esistenziale», dice. «Cerco di disegnare nei miei pezzi tutte le sfumature della mia gente, di Salerno». Ma per quanto il suo cuore rimanga nella sua terra, le sue influenze musicali non hanno confini geografici: da DMX a Anthony, da Elvis Presley a Roberto Murolo. «D’altronde siamo quello che mangiamo, ma anche quello che ascoltiamo».

Leggi anche: