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Pino Daniele, immenso e umile. Ritratto di un bluesman

Aveva posato per Rolling Stone, davanti all'obiettivo di Giovanni Gastel, a novembre. «La musica mi dà lo spunto per non fermarmi mai», aveva detto

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Lo avevamo incontrato poco tempo fa, a inizio novembre. Pino Daniele era stato come al solito schivo, riservato, non una parola in più di quelle che gli erano state richieste. Tanto da rispondere e da fermarsi in silenzio in attesa di un’altra domanda, un’eccezione alle parole che di solito si sovrastano concitate nelle interviste.

Stava portando in tour, concluso il 22 dicembre a Milano, Nero a metà – il suo storico e fondamentale album del 1980 – proprio con la formazione originaria di quegli anni.

Gli auguri di Pino Daniele, durante il suo concerto/evento “Napule è – Tutta n’ata storia”, a fine dicembre:

Le sue parole erano intrise di malinconia, anche se aveva voluto affermare il contrario: «Questo tour non è stato un raduno nostalgico, ma il tentativo di riproporre un momento importante per la musica italiana, anzi per tutta la musica partenopea perché da lì è diventata moderna. È stato un evento unico che spero aiuti anche i più giovani a trovare la propria dimensione musicale».

Quella stessa musica italiana lo aveva sicuramente anche un po’ deluso negli ultimi tempi: «Dagli anni ’80 a oggi tutto è cambiato, allora la musica lanciava messaggi politici e aveva una funzione diversa. Oggi non è più così e per la comunicazione che c’è al momento io preferisco non esprimermi più. Se riesco a dire qualcosa che può aiutare le persone, bene. In passato ho dato anch’io dei segnali politici ma ora basta», aveva spiegato.

Spero di aver aiutato anche i più giovani a trovare la loro dimensione musicale.

Ma poi, aveva voluto precisare: «La musica non è in crisi, per niente. A essere in crisi è il mezzo, ossia la discografia. Probabilmente gli artisti torneranno a esibirsi e basta nei concerti e non esisterà più il supporto. Io faccio molta fatica a inquadrare la mia musica in questo sistema dove serve il singolo che deve andare in radio e dove bisogna apparire per forza in televisione».

Non era certo malato di “presenzialismo mediatico”, tutt’altro. E anche se i concerti di Nero a metà (guarda le foto qui sotto) erano andati bene ed era molto soddisfatto del risultato aveva spiegato che non avrebbe voluto riproporre un’altra esperienza del genere con altri suoi album del passato.

Per lui la musica era tutto, «era svegliarsi al mattino e cercare un nuovo spunto di ricerca e di studio per non fermarsi mai». Per questo ci aveva rivelato che nei prossimi mesi si sarebbe dedicato a quella che lui definiva “musica mediterranea”, di tutti i Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum, perché a suo parere non veniva studiata abbastanza.

Poche parole, come sempre. E come sempre, quelle giuste.

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