L’opinione di Michele Monina: ‘Da sola in the night’, l’aldilà lo vedono solo i martiri

Il nuovo singolo di Takagi & Ketra (featuring Tommaso Paradiso e Elisa) in tre minuti e dieci riesce a distruggere quanto di buono è stato fatto per rivalutare gli anni Ottanta da gente come Simon Reynolds in anni di trattati di musicologia e critical studies

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Mettetevi seduti.
Anzi, no. Prima prendete un bicchiere d’acqua, e appoggiatelo di fianco a dove vi siederete.
Ora mettetevi seduti. Respirate con calma. Se conoscete delle tecniche yoga o che facciano riferimento a una qualsiasi disciplina orientale utilizzatele. Me ne sarete grati, fidatevi.
Respirate con calma.
Bevete.
Bene.
Possiamo cominciare.

C’è questa setta guidata da una vecchia cattivissima. La vecchia vuole scoprire cosa c’è nell’aldilà, perché ci sono delle persone ricchissime, anche loro anziane, che lo vogliono sapere, per prepararsi alla morte. Se state pensando che chiamare una vecchia “vecchia” sia politicamente scorretto, sappiate che si chiama mimesi, cioè chi scrive sta volutamente usando un termine disturbante per creare disagio in chi legge. Quindi tutto regolare, passate oltre.

La vecchia, che oltre a essere vecchia è evidentemente non tutta centrata, non a caso ha dato vita a una setta, è convinta che solo i martiri possano sapere cosa succede dopo il trapasso, per questo mette in piedi una clinica dove tiene recluse delle persone che martirizza, proprio al fine di arrivare alla conoscenza. I martìri vengono protratti nel tempo, dilanianti, terribile. Tra le vittime della vecchia c’è anche questa ragazza, che è la vera protagonista di questa storia. La ragazza che alla fine viene scuoiata viva, come fosse un coniglio.

Ecco, immaginate un coniglio scuoiato, ma con un certo sadismo che, in genere, chi scuoia i conigli tutti i giorni non ha, o non dovrebbe avere. Poi immaginate di essere vegani. Ma non di quei vegani vagamente filosofi, che hanno un loro senso etico ma anche la convinzione che rompere i coglioni agli altri non serva a niente, anzi, finisca spesso per ottenere l’effetto contrario a quello desiderato, tipo che vuoi convincere qualcuno a non mangiare più carne e a dopo aver parlato con te quello va a farsi una grigliata di arrosticini. No, un vegano di quelli che vivono il loro essere vegani come una missione totalizzante, e che passano le giornate a cercare di convincere gli altri delle loro ragioni.

Ci siamo. Pensate a un coniglio scuoiato con sadismo davanti a un nazivegano. Questo è l’effetto che fa la ragazza mentre viene scuoiata nella clinica. Ovviamente molto peggio, perché non è un coniglio, ma una ragazza.

Respirate con calma.
È un film, Martyrs di Pascal Laugier.
Solo un film, ma talmente disturbante che, quando è uscito nelle sale, dieci anni fa, le persone che hanno resistito fino alla fine sono state molte meno di quelle che sono dovute uscire durante la proiezione, spesso su di una lettiga, svenuti. Martyrs è considerato, a ragione, il film più disturbante della storia del cinema. Una sorta di snuff movie concettuale. Se andate su Youtube, preavvisati degli effetti che queste scene hanno avuto sugli spettatori al cinema, potete vedere le scene salienti, compresa quella dello scuoiamento della ragazza.
Respirate con calma.

Se serve bevete un altro bicchiere d’acqua.
Fate mosse Tai Chi, tipo “l’uomo che coglie le albicocche”.
Bene.
Forse siete pronti, perché in fondo nessuno è mai pronto all’orrore.

Perché la scena finale di Martyrs di Pascal Laugier è niente in confronto all’effetto disturbante che proverete se avrete l’ardire, anche qui preavvisati degli effetti a cui andrete incontro, magari iniziate a preallertare il 118, di ascoltare il nuovo singolo di Takagi & Ketra, featuring Tommaso Paradiso e Elisa, Da sola/ In the Night. Qualcosa di talmente brutto e disturbante da farvi augurare di essere voi la ragazza scuoiata viva, perché seppur dopo atroci sofferenze alla fine per la ragazza arriva la morte, mentre è capace che se continuate a vivere almeno per sbaglio vi capiterà di riascoltare questa canzone.

Canzone che in tre minuti e dieci riesce a distruggere quanto di buono è stato fatto per rivalutare gli anni Ottanta da gente come Simon Reynolds in anni di trattati di musicologia e critical studies. Perché Da sola/ In the Night, secondo brano che vede la coppia di produttori del momento nelle vesti di titolari di un brano dopo L’esercito dei selfie, è una canzone che in tutto quanto di brutto, anzi di orribile è stato fatto negli anni Ottanta non solo affonda le radici, ma si rotola goduriosamente, come un maiale cui sia permesso di sollazzarsi nel fango (maiale alla Babe che però, sia messo agli atti, diventerà braciole e insaccati, dopo atroci sofferenze, pure lui).

Prendete una base che in confronto Tarzan Boy di Baltimora andrebbe esposta al MOMA di New York come opera d’arte, con quelle tastiere di plastica, si suppone volutamente di plastica, e quella batteria elettronica incalzante che sembrano un inno all’edonismo reaganiano di D’Agostino, con quarant’anni di ritardo e Reagan che neanche uno come Trump ha fatto rivalutare agli occhi del mondo. Metteteci su un testo che di quel vuoto esistenziale che così bene ci è stato raccontato da gente come Bret Easton Ellis e Jay McInerney è involontario manifesto, perché loro volevano raccontare quel vuoto, Da sola/ In the Night no, shakerate con la voce di Tommaso Paradiso e quella ormai imbarazzantemente lontana dagli esordi björkiani di Elisa e avrete una vaga, vaghissima idea di quello che i martiri, solo i martiri riescono a vedere dopo le loro sofferenze, stando almeno a quanto ipotizzato dalla vecchia del film di Pascal Laugier.

Cioè, per dire, intorno al minuto due e ventotto, circa, c’è pure un assolo di batteria elettronica, lì a anticipare lo special in cui Elisa, Elisa benedetto Iddio, sciorina le banali parole del ritornello sulla base spoglia di suoni. Ora, se questa canzone fosse uno scherzo, qualcosa tipo Le Coliche che fanno il verso a Levante chiamandola Ponente ci sarebbe pure da ridere, seppur con quell’imbarazzo misto a ansia di chi, in fondo, capisce che si scherza e si ride ma la realtà non mica tanto diversa dalla finzione. Ma qui non siamo di fronte a una gag, a uno scherzo, ma di una canzone vera. Il nuovo singolo di Takagi e Ketra, che dopo aver devastato Arisa e Fragola, sempre che qualcosa da devastare ci fosse, decidono di devastare anche Tommaso Paradiso e Elisa.

Anzi no, perché la sensazione, anche vedendo le foto promozionali in cui il cantante dei Thegiornalisti si presenta vestito da tennista con occhiali da sole molto alla Luca Carboni nei medesimi anni, e Elisa che si abbraccia, molto fashion, è che i due ci credano davvero.
O che semplicemente non abbiano mai creduto in altro, e che quindi chiunque abbia mai pensato che Paradiso fosse qualcosa di diverso da quello che ama farsi fotografare con Jerry Calà, quello la cui massima aspirazione era fare la colonna sonora di un cinepanettone (sfiga ha poi voluto che il cinepanettone per cui ha scritto la colonna sonora sia quello di Brizzi, Poveri ma ricchissimi, il film meno curriculabile della storia del cinema italiano), quello che non ha nessuna difficoltà dal passare dal cantare Pamplona e Riccione al mettere la propria voce in una canzone che eleva Taffy al livello di Diamanda Galas, ha preso una cantonata clamorosa. Così come chi avesse mai dubitato che la vera Elisa non sia quella vista su Canale 5 mentre cuoce l’uovo al tegamino in una sfida infuocata con Emma, giudice supremo Carlo Cracco, quella che va a fare le imitazioni della Caselli da Fazio, ridendo unica e sola di qualcosa che non farebbe ridere neanche qualcuno che abbia deciso di testare una qualche droga sintetica dopo aver assunto antidolorifici e Coca Cola, altro che Hallelujah di Leonard Cohen, yodel e collaborazioni con Howie B, beh, chiunque abbia anche per un secondo dubitato di ciò è un credulone, di quelli che appena gli citofona uno sconosciuto dicendo che è lì per leggere il contatore del gas per conto dello stato gli apre anche se ha la faccia lombrosianamente troppo simile a Charles Manson (la svastica tatuata in mezzo alla fronte potrebbe essere utile come indizio, uno badasse ai dettagli), magari indicandogli pure dove tiene nascosto l’oro e i soldi contanti.

Ascoltando Da sola/ In the Night di Takagi & Ketra, featuring Tommaso Paradiso e Elisa, accovacciato nel buio di una stanza sporca, come un novello colonnello Kurtz (con più capelli e un po’ meno di pancia), si ha quasi la sensazione che dietro ci sia altro. Pensando alla parabola discendente della carriera di Elisa, passata dall’essere una sorta di nostrana Alanis Morrisette all’essere una che potrebbe serenamente essere uscita dalla scuola di Amici, ma soprattutto pensando a uno come Tommaso Paradiso, che non solo ci ha ammorbato l’estate con le varie hit scritte per sé e per gli altri, dalle già citate Pamplona e Riccione, a Mi hai fatto fare tardi di Nina Zilli, L’esercito dei selfie, Partiti adesso di Giusy Ferreri e sicuramente qualcun’altra che un subconscio amorevole al momento ha rimosso dalla mia memoria breve, ora lancia l’attacco finale con questa roba qua, risulta impossibile pensare che dietro non ci sia un progetto. Non dico qualcosa come la setta di Martyrs, ma almeno la volontà di provocare a tutti i costi, come il cavallo morto esibito in una mostra da Damien Hirst.

Ma siccome l’idea che ci sia un parallelo col film di Pascal Laugier ci piace, e in fondo se si decide di fare i critici musicali in questi anni significa che un po’ si deve essere autolesionisti e provare piacere nel sottoporsi a certe torture, prima di trapassare voglio che tutto questo non sia vano, consegnandovi finalmente il segreto tanto cercato dalla setta guidata dalla vecchia sadica. E nel farlo userò le parole del Franco Funari portato a teatro e in televisione da Corrado Guzzanti, visto che quel che succede nell’al di là è alla fin fine l’unica sensata domanda che l’ascolto di Da sola/ In the Night può giustificare.

“Avete presente la luce che si vede in fondo al tunnel nel momento del trapasso? Occhio, è a carico vostro”.

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