Liam Gallagher racconta ‘As You Were’

Il 6 ottobre esce l'esordio solista del frontman degli Oasis, la dimostrazione che il talento non era tutto del fratello Noel

Per molto tempo abbiamo pensato che il talento degli Oasis fosse tutto nelle mani di Noel, ma forse possiamo ricrederci. Dopo i dischi con i Beady Eye (in cui c’era la mano di Dave Sitek), Liam ci mette il nome (e la faccia), e dalla sua vita incasinata e strafottente tira fuori un ottimo disco.

Da Liam non possiamo aspettarci innovazioni, e lui non ci pensa proprio a darci qualcosa di diverso: in As You Were ci sono i pezzi rabbiosi e le ballad, i ritornelli singalong e le melodie gigantesche, le influenze di Oasis, Happy Mondays, Sex Pistols, Beatles, Kasabian e Paul Weller. Soprattutto c’è una visione impeccabile del pop rock britannico, che viene indossato come una divisa, rivendicato come un segno di appartenenza, scritto e cantato per essere già classico.

Liam Gallagher ha capito la lezione degli Oasis, e, ora che non è più impegnato nella lotta di potere con suo fratello, mette la voce e l’atteggiamento al servizio delle canzoni e dell’effetto che devono fare sul pubblico. Perché per lui è l’unica cosa che conta.

Wall of Glass

«Una mina, amo cantarla. Niente nonsense, un pezzo rock & roll pieno di chitarre».

Bold

«Sono innamorato di questa canzone, molto Lennon, molto me. Bel pezzo»

Greedy Soul

«Disgustosa, davvero disgustosa. Come quando mangi il vindaloo e cominci a sudare, ma non riesci a smettere di mangiarlo perché ci stai troppo in fissa. Greedy Soul è questo, quando la canto ho paura di avere un infarto».

Paper Crown

«Paper Crown è un classico. Forse un po’ in stile Bowie. Bel pezzo, mi piace. Non lo stiamo suonando molto, lo tengo da parte. Ma adesso lo faremo sempre di più».

For What It’s Worth

«Un classico, bellissimo… ci sono tante emozioni qui dentro, forse il pezzo più a-là-Oasis dell’album. Lo sai sono orgoglioso di aver fatto parte degli Oasis, li amo ancora. Penso tutti i giorni alla band e sono contento di fare musica di quel calibro».

When I’m in Need

«Sono io che suono la chitarra acustica all’inizio… quindi è un bel pezzo. Mi piace, molto bella»

You Better Run

«Ecco questo è un pezzo un po’ da stronzetto aggressivo. Una canzone da arrogante».

I Get By

«E anche questa è una bella canzone, faccio fatica a spiegarti di cosa parla, perché non lo so. Ma è una bella canzone!»

Chinatown

«Grande pezzo!»

Come Back to Me

«Anche qui sento molto l’influenza degli Oasis. All’inizio era un po’ come I am the Walrus, con questo mellotron gigante… l’abbiamo tolto e risuonato tutto con le chitarre. È un pezzo mostruoso»

Universal Gleam

«Amo questo pezzo. Volevo chiamare così anche l’ultimo album dei Beady Eye, ma l’idea è stata accolta da un bel po’ di sbadigli. È comunque un bel titolo».

I’ve All I Need

«Qui ci sono un sacco di cose personali… posso raccontarti un aneddoto interessante. C’è un verso che dice “I hibernate and sing / While gathering my wings”. Ero a New York e ho ricevuto una telefonata: Yoko Ono voleva incontrarmi. Andiamo a casa sua ed eccoci nella cucina: ci ha preparato una tazza di the, nella sua cucina c’era una bandiera gigantesca. Le ho chiesto cosa rappresentasse e mi ha detto: “John mi ha chiesto la stessa cosa quando siamo andati in Giappone a conoscere i miei genitori”. La bandiera dice proprio la frase di cui ti parlavo prima. Ho cercato di metterla in un brano per anni, e sono felice che sia successo con questo»

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