Le migliori 50 canzoni del 2017 secondo Rolling Stone USA

Gli investimenti di Cardi B, il successo classic rock di Harry Styles, i record infranti da “Despacito” e altro ancora

Il 2017 è riuscito a fare schifo almeno quanto il 2016. Ma la musica pop ha continuato a darci ragioni di speranza – dalla grandeur glam di Harry Styles al fuoco del Bronx di Cardi B alla conquista del Centro America da parte di Luis Fonsi e Daddy Yankee. Stelle della trap di Atlanta come Migos, Future e 21 Savage hanno snocciolato fumose hit che creano dipendenza. Julia Michaels, Lorde, Tove Styrke e Taylor Swift hanno apposto il loro personale marchio sul pop luccicante confessionale. Le radio hanno mostrato un po’ di diversificazione, grazie ai freschi beat che hanno spinto Drake e Ed Sheeran, o a Selena Gomez che infila un po’ di Talking Heads in Bad Liar. Persino la nostalgia rock è sembrata più divertente come mai per tanto tempo, sia che provenisse dall’omaggio Motown dei Portugal. The Man, dai ricordi sbiaditi del punk anni Novanta di Charli Bliss e Diet Cig o da veterani come U2 e Beck, con musica che ha aggiornato il loro repertorio. Ecco i nostri cinquanta pezzi preferiti.

50. “Bank Account” 21 Savage

Non è stato davvero l’anno migliore per ascoltare un tizio ricco che esamina noi poveri sfigati dall’alto della sua montagna di cash. Ma questa (auto-prodotta) orgiastica lista trap-rap è arrivata venata del giusto ammontare di bellezza inquietante e aspirazione di cecchino, una finestra realistica e priva di fronzoli sul cuore nero che batte sotto la giacca di Saint Laurent da 7,500 dollari.

49. “Want You Back” Haim

La cantante-chitarrista Danielle Haim e le sue sorelle armonizzanti fluttuano sul pop da polvere d’oro di Fleetwood Mac, la sicumera country-rock degli Eagles e il frastornato crepitio digitale della giovinezza. Risultato: uno sbalorditivo omaggio al classico sintetico anni Ottanta di Rosanne Cash, “Runaway Train”.

48. “Everyday We Lit” di YFN Lucci feat. PnB Rock

Una solare banger estiva per la suadente era post-Drake, post-Auto-Tune in cui c’è poco che picchia nel senso tradizionale. Contagiosa, tonante e un po’ dolente: “Ho i migliori versi, sono uno dei migliori che abbiate mai visto”, canticchia Lucci, “ma lei adora quando ci canto sopra”.

47. “Delete and Fast Forward” di Willie Nelson

La reazione di Nelson al malessere dell’era Trump è un’agile pezzo festaiolo che liricamente combina il pragmatico col pessimistico. L’artista medita sul cerchio della vita e la forse imminente fine del mondo. Suona molto più allegra su disco, grazie alla voce dolcemente empatica di Nelson.

46. “Wild Fire” di Laura Marling

Quando la Marling dice “vuoi farti” all’inizio di questa spoglia ballata acustica, non si tratta di un invito – è un’accusa ad un’anima gemella a cui è stato ripetutamente consigliato di “smettere di farmi questo”. Una notevole rievocazione della rabbia vintage di Bob Dylan e del dolore di Joni Michelle da parte di una donna che evoca entrambe con aplomb.

45. “Malibu” di Miley Cyrus

Molto distante dalla ribellione osé di Bangerz del 2013, la dolce e malinconica “Malibu” introduce un’era più felice e adulta della vita e della musica della Cyrus. Su una chitarra metallica, Miley celebra un amore attraverso la lente solare della città sud-californiana.

44. “Cut to the Feeling” di Carly Rae Jepsen

L’eroina dell’hook canadese ha salvato il 2017 con la sua tonica risposta al malessere dello Xanax-pop, una collisione arcobaleno di esplosioni sintetiche alla “Lucky Star” e beat a base di battimani processati. La voce turbolenta della Jepsen aggiunge ulteriore urgenza alla tanto necessaria e•mo•tional rescue (salvataggio emozionale, NdT) di questo inno saltellante.

43. “Shark Smile” Big Thief

Caloroso, sconclusionato romanticismo midwestern dai novellini di Brooklyn. Due amanti guidano sulla highway ma solo uno sopravvive ad un incidente in questo vibrante pezzo diesel.

42. “Tunnel Vision” di Kodak Black

Il rapper della Florida Kodak Black dispiega la sua voce gommosa in questa traccia narcotica sul rimanere concentrati nel mezzo di guai con la legge (il controverso artista era stato incriminato per molestie sessuali lo scorso anno). Con una sospesa melodia al flauto presa in prestito dalla band folk cilena degli Inti Illimani e la performance liquida di Kodak, Tunnel Vision descrive un uomo che cerca di non farsi ostacolare da nessuno – incluso se stesso – sulla via del successo, e questo significa seguire il consiglio della madre a fare la cosa giusta: “Sono un delinquente fino al midollo”, dice, “ma sono ancora il suo bambino”.

41. “Truth” di Kamasi Washington

“Molto del clima politico di questi tempi ha inflitto così tanta energia negativa alle nostre differenze, volevo scrivere qualcosa che invece le celebrasse”, ha detto Kamasi Washington, il leader della nuova old school del jazz, a The Beijinger. “Così ho scritto cinque pezzi che sembrano provenire ognuno da posti completamente differenti”. Questa ambiziosa e cinematica suite di tredici minuti è la loro collisione, un labirinto di temi e melodie con un piccolo coro e ventuno strumentisti che producono un caotico crescendo verso raggianti esplosioni di spiritual jazz.

40. “You Already Know” di Fergie feat. Nicki Minaj

Fergie pattina sull’iconico break It Takes Two di Lyn Collins, modifica versi da due diverse canzoni di Big Daddy Kane e se la fa con Nicki Minaj. Dopo anni alla ricerca dell’ingresso nel gotha del pop, la camaleontica vocalist dei Black Eyed Peas trova la sua dimensione.

39. “Waiting on a Song” di Dan Auerbach

La title track del progetto solista country-soul-rock dell’amministratore delegato dei Black Keys è una meditazione simil zen sull’arte scritta insieme a John Prine. In parte Nashville e in parte Motown, è l’ideale platonico di una hit crossover anni Settanta, stati blu e rossi l’uno accanto all’altro sul sedile anteriore di una Rambler mentre cantano appresso alla radio A.M. sparata ad alto volume.

38. “Saturnz Barz” Gorillaz feat. Popcaan

Questo highlight dell’ultimo mixtape della all-star animata di Damon Albarn abbina le sue meditazioni sul ballare da solo con ologrammi in un “mondo speculare” (forse Instagram versione 4.0?) a canti stile crossover dalla giovane stella giamaicana Popcaan. Quest’ultimo ringrazia a gran voce l’antenato della dancehall Bounty Killer mentre elenca le sue sofferenze e i suoi successi su una scintillante base electro-dub.

37. “In My World” Lindsey Buckingham/Christine McVie

Questo pezzo scritto da Lindsey Buckingham e risalente all’anno sabbatico presosi dai Fleetwood Mac insieme a Christine McVie è permeato della lenta tensione dei pezzi più emozionalmente brutali dei Mac. Lo strillo di Buckingham e il sobrio alto di McVie si fondono in un complesso luttuoso, conferendo ulteriore pathos alle speranze già infrante nei ritornelli.

36. “Mood” Dvsn

Il duo R&B di casa OVO continua a rendere le cose bollenti con un pezzo lento, nebuloso e intinto nel vino che rievoca le mosse sensuali tanto in voga negli anni Novanta.

35. “Up in Hudson” Dirty Projectors

Con la sua intro doo-wop processata su ottoni neworleansiani astratti, questa canzone d’amore inizia con un incontro fortuito alla Bowery Ballroom e finisce in tristezza in upstate New York. “Ora ascolto Kanye sulla Taconic Parkway pedalando veloce”, riflette cupo Dave Longstreth, immaginando la sua ex a Echo Park con Tupac a tutto volume mentre beve di tutto. Il cantante corona il suo lamento con una jam a base di chitarra dronica e percussioni, perché quando tutto il resto crolla, la musica ci cura.

34. “Lost in Your Light” di Dua Lipa feat. Miguel

Una pezzo brillante sulle gioie divoranti dell’amore, questa collaborazione tra la diva venuta da YouTube Dua Lipa e l’eclettico dell’R&B Miguel brilla grazie al suo groove profondo e alle voci innamoratissime dei suoi due protagonisti.

33. “Forever Young” di Lil Yachty feat. Diplo

Sebbene gli incostanti, sghembi, rap cantati twee-punk di Lil Yatchy non siano riusciti a renderlo la pop star che i suoi diversi cameo in Top 10 e la sua pubblicità per Target avevano preannunciato, questa canzone d’amore con Diplo suggerisce l’universo alternativo in cui il frivolo miagolio friggi-melodia alla Biz Markie può fare da colonna sonora ai nostri più grandi banger EDM.

32. “Pay Gap” di Margo Price

La tradizione della canzone country di protesta continua con l’attacco chiaramente enunciato di Margo Price nei confronti del dislivello salariale tra uomini e donne. Il soprano squillante della Price sottolinea il suo argomento privo di nonsense a favore dell’uguaglianza, con il sogno ad occhi aperti / fantasticheria del suo ritornello che arricchisce la sua carica fondamentalmente ottimistica.

31. “God in Chicago” di Craig Finn

Un’indimenticabilmente vivida storia di una morte, un affare di droga, un road trip con colonna sonora di Prince e un confuso accenno di redenzione momentanea sulla Michigan Avenue che crolla in un dolore inenarrabile. La performance stranamente sobria e calma del frontman degli Hold Steady e un pianoforte austero rendono il pezzo estremamente spoglio mentre lui farcisce cinque minuti commoventi di dettagli emotivi e fisici degni di un romanzo. Una nuova vetta per uno dei personaggi più camaleontici della musica.

30. “Bambi” di Jidenna

In questo dolce omaggio, il cantante e rapper Jidenna praticamente si toglie il suo fedora mentre canta sopra sopraffine chitarre silenziate e gli scampanellii della steel drum. Esce dal portale doo-wop reggae per un interludio alla Drake, per poi tornare alle sue gentili metafora sulla giungla, uscendo di scena su beat programati eleganti.

29. “Mi Gente” di J Balvin, Willy William

Con il pubblico svezzato dal crossover pop di Despacito, il producer francese Willie William rilascia un disperato e contagioso , mentre la star del reggaeton colombiano J Balvin fa campagna elettorale sulla piattaforma di un party aperto a tutti e senza confini.

28. “Glitter” di Charly Bliss

Una canzone di rottura che è tanto lacerante quanto liberatoria, questo brano che si presta al pogo da parte del trio grunge-pop newyorkese Charly Bliss utilizza il contrasto dolceamaro del sussurro di Eva Hendricks per evidenziare l’intensissimo conflitto di frequentare qualcuno che è un po’ troppo simile a te.

27. “Slide” di Calvin Harris feat. Frank Ocean

Ondeggiante escapismo estivo abilmente realizzato da Harris, che pompa il groove dance-pop con una irregolare linea di basso, e Frank Ocean, i cui sussurri (con il pitch alzato per l’irresistibile intro bambinesca) lanciano un incantesimo melodico. Bonus: Quavo ti scorta casualmente al bridge dove Offset esclama burbero “Per la misera!”

26. “First Day Out” di Tee Grizzley

Il rapper detroitiano Tee Grizzley andò in prigione nel 2014 quando era uno studente del primo anno alla Michigan State University; e poco dopo la scarcerazione è diventato una delle più sorprendenti ed emotive nuove stelle del rap del 2017. Registrato letteralmente il primo giorno fuori di galera (e apparentemente mentre indossava ancora gli indumenti della prigione), Tee Grizzley sciorina una serie di pensieri perfezionati in mesi di aggiornamento – un rap super dettagliato, tecnicamente agile, pieno di gioia e dolore.

25. “Something For Your M.I.N.D.” Superorganism

Qualcuno ama il morbido sample-pop di Beck o dei Gorillaz tanto quanto ama l’erba! Anche se il gruppo di base prevalentemente UK ha otto membri, questa pallina di gelato ibrido suona come se la schiva cantante giapponese Orono avesse potuto montarlo ancora nel dormiveglia dopo un sonnellino.

24. “Wild Thoughts” di DJ Khaled feat. Rihanna, Bryson Tiller

Un producer palestino-americano e un cantautore caraibo-canadese samplano una collaborazione tra un hip-hopper haitiano degli anni Novanta e un’icona rock messico-americana degli anni Sessanta. Una pop star delle Barbados si prova le sue scarpe da rapper newyorkese old school e una novità della trap&B aggiunge incitamenti attraverso riferimenti a Jason Voorhees e The Waterboy. Un episodio sfacciatamente pop che trascende luogo, genere, tempo e gusto.

23. “Boys” di Charli XCX

La camaleontica eroina pop inglese regala un’irrestistibile apologia alle sue migliori amiche degna di un playboy/girl che sogna ad occhi aperti. La melodia da filastrocca al synth giocattolo cattura all’istante. Ma il video con una all-star di fustacchioni ha rincarato la dose, con la cantente che dirige un harem di bellocci (tra cui Joe Jonas, Ty Dolla Sign, Jack Antonoff e Mac DeMarco) nel mostrare le loro grazie.

22. “Hot Thoughts” di Spoon

Un pezzo funk-rock movimentato che mette in luce la sensualità beffarda e sottotraccia del frontman Brett Daniels. Questa deliziosa deviazione dei soldati rock di Austin verso il dancefloor evoca tensione nervosa da synth dronici, riff frenetici e cowbell utilizzate sapientemente.

21. “Everything Now” Arcade Fire

Che cosa ha attirato l’interesse di Win Butler questa volta? Tutto! Insieme alla sua confraternita canadese, fa fronte alla scarica giornaliera di brutte notizie impostando la modalità Abba. È una gemma pop perfettamente dolceamara – una “Dancing Queen” per la fine del mondo.

20. “Call It What You Want” di Taylor Swift

I singoli di Tay pre-pubblicazione di Reputation andavano un po’ in tutte le direzoni, dalla giocosamente arguta Gorgeous alla scontrosa Look What You Made Me Do, ma questa è riuscita a catturare lo spirito vibrante dell’album – una spoglia canzone d’amore synth-pop sul come a volte tutto il social media di cui hai bisogno è la connessione diretta tra due persone.

19. “Sixteen” Diet Cig

Il duo di New York consegna una storia senza tempo di confusione adolescenziale: “Quando avevo sedici anni, frequentai un ragazzo col mio stesso nome/Fu strano”, canta Alex Luciano. Poi la canzone esplode in una esuberanza punk, proprio nel modo in cui la maggior parte dei punti bassi dei teenager si trasformano in picchi, in abbastanza tempo. È una canzone molto migliore di quella che merita l’altro Alex, che invece sembra un idiota.

18. “Dear Life” di Beck

Il testo parla di inerzia e noia – due dei temi preferiti di Beck, sin da Loser – ma il pezzo è una corsa beata che sale a spirale in una fantasia sballata con sfumature di Brian Wilson e dei Beatles. Una o due decadi fa, Beck avrebbe potuto suonare questa canzone tra un’alzata di spalle e un sorrisetto; ora è abbastanza sicuro di sé per lasciare la sua bellezza pop più neutrale.

17. “XO Tour Llif3” di Lil Uzi Vert

Il fatto che uno dei successi distintivi di quest’anno tetro sia stato un pezzo emo-rap intorpidito e drogato incentrato sui versi “Spingimi al limite/Tutti i miei amici sono morti”. D’altra parte, la performance noncurante di Lil Uzi rende impossibile non canticchiarci appresso quando arriva il ritornello. Come disse una volta Sinatra, that’s lif3! (è la vita!, NdT)

16. “Uh Huh” di Julia Michaels

La Michaels è una cantautrice indispensabile per la Top 40 – è lei nei credits della canzone di Selena Gomez che abbiamo inserito alla posizione 12. È altrettanto stupefacente in questa ode ad una relazione che è troppo bollente per andarci piano. “È raro che il panico nella mia testa sembri così dannatamente fico”, ansima. Anche la canzone è dannatamente fica.

15. “Passionfruit” di Drake

Solo Drake guarderebbe un gustoso frutto tropicale e ci vedrebbe una metafora per l’attitudine passivo-aggressiva di una ragazza. Ma ecco perché lo amiamo: al suo meglio, che include questo groove R&B/house splendidamente pacato, fa suonare sexy il risentimento covato a lungo. Passionfruit potrebbe essere il suo addio più freddo e calmo di sempre.

14. “Call the Police” LCD Soundsystem

Sette minuti di paranoia synth-funk stranamente liberatoria dai maestri del ballare in mezzo ai guai e alle cattive sensazioni. Il leader degli LCD James Murphy suonò su Blackstar di David Bowie lo scorso anno, e si può sentire cosa abbia imparato – suona come il cugino americano apprensivo del Duca Bianco, demoralizzato dal blues del 2017.

13. “Shape of You” di Ed Sheeran

È noto che Sheeran pensò di regalare questo pezzo a Rihanna prima di decidere di tenerla per sé. Ragazzo sveglio! Col suo irresistibile beat di marimba e la sua visione semplice della seduzione (quale altra pop star ci attaccherebbe Van the Man in un club?), non c’è da stupirsi che Shape of You sia stato un trionfo abbatti-record.

12. “Bad Liar” di Selena Gomez

Sul serio, stop making sense (titolo del live dei Talking Heads, NdT). Il cuore d’oro dell’America ruba una linea di basso New Wave dai Talking Heads e la trasforma in una storia terribilmente astuta di irresistibile libidine. Che Selena bisbigli, sussurri o canti a squarciagola, riesce a rendere ogni istante di Bad Liar una prova che i sentimenti di questa ragazza sono infuocati.

11. “Say My Name” di Tove Styrke

Un pezzo terrilmente catchy su un colpo di fulmine, cantato con una verve nordica selvaggia da questa ex partecipante di American Idol. “Dì il mio nome/Indossalo come un maglione che ami”, provoca Styrke appena prima che il giocoso riff di digital-guitar arrivi. È il miglior gancio pop sul comodo abbigliamento invernale da Undone (The Sweater Song) dei Weezer.

10. “Mask Off” di Future

Future Hendrix diventa grande come l’amore col suo canto “Percocets/Molly, Percocets”, vantandosi delle sue catenine di Rick James e della sua pink molly sopra quel minaccioso loop di flauto jazz. Il remix con Kendrick porta “Mask Off” ad un altro livello quando si dichiara l’incarnazione di Prince e urla “Alza il culo e sii brillante!”

9. “Lust for Life” di Lana Del Rey feat. the Weeknd

L’impero gotico-californiano della Del Rey si estende oltre l’insegna di Hollywood e in profondità nel deserto dell’anima in questo duetto minacciosamente luccicante col collega belloccio dallo sguardo triste The Weeknd. “Ci stiamo divertendo troppo”, canta lei, assaporando ogni secondo mentre il boom-bap da girl group in lenta dissolvenza li tira giù.

8. “Feel It Still” Portugal. The Man

Un affiatato manipolo di rocker da Portland inciampa improvvisamente su una pepita d’oro pop con l’escursione nel Motown più ingellata e patinata dell’anno. Feel It Still rievoca il sudore mod della soul di Detroit vintage, con un hook improbabile: “Oooh, sono un ribelle solo per lo sballo/L’ho avvertito dal 1966”.

7. “Despacito” di Luis Fonsi and Daddy Yankee feat. Justin Bieber

La più grande hit dell’anno è anche una delle migliori – un seducente groove reggaeton che ha portato il beat di San Juan in Centro America. Despacito si è accaparrato il posto più alto delle classifiche e rifiutato di cederlo per tutta l’estate, diventando la canzone in spagnolo preferita della tua nonna suburbana dai tempi de La Bamba.

6. “Bad and Boujee” Migos feat. Lil Uzi Vert

La banda di Atlanta ha rilasciato una delle hit di maggior successo dell’anno, cerdando di raggiundere la borghesia e far tremare il quartiere. Offset, Quavo e l’ospite speciale Lil Uzi Vert rappano del piacere dei soldi freschi sopra il basso di Metro Boomin, cambiando i loro flow come vestiti e ordinando il pollo con formaggio blu.

5. “Lights of Home” U2

Nessuno produce redenzione come gli U2. “Non dovrei essere qui perché dovrei essere morto”, ringhia Bono su un riff grossolano, alla Stones, di The Edge. È una grande arringa d’apertura, seguita a stretto giro da una dichiarazione sprezzante: “Credo che i miei giorni migliori siano davanti a me”. Tutto ciò che rende grande questa band è qui, da quello spirito battagliero fino all’enorme hook di un ritornello che conquista.

4. “Bodak Yellow” di Cardi B

Come abbiamo fatto a tirare avanti prima di avere Cardi B nelle nostre vite? L’auto proclamatasi “Mariah Carey dello strip club” è esplosa in tutto il mondo con Bodak Yellow, annunciando il suo arrivo con il suo flow grezzo da Bronx: “Ho comprato una borsa e rifatto i denti/Spero sappiate che non costa poco”. Cardi non balla ora – fa investimenti, calpestando i suoi hater con le sue scarpe insanguinate. Come dice la dama, solo chi è vero può capirlo.

3. “HUMBLE.” di Kendrick Lamar

Il più grande rapper vivente cerca di raggiungere il tipo di obiettivo che non sembrava interessargli finora – una hit pop – e mette a segno la prima Numero Uno con un’ode incredibilmente sprezzante alla sincerità, su una traccia del produttore Mike Will Made It. Per tutta la finezza pop, Humble. suona vera come un didietro con le smagliature.

2. “Homemade Dynamite” di Lorde

Awesome, right? (Fantastico, vero?, verso contenuto nel brano, NdT) Lorde ha avuto un successo clamoroso con Melodrama, ma Homemade Dynamite è il suo apice spaccacuore, un thriller synth-pop nervosamente sexy sull’incontrare uno spirito affine ad un party. I due ballano senza scarpe e si dicono le loro migliori bugie, mentre quel beat electro svedese scintilla come vetro rotto. Homemade Dynamite ha avuto un remix killer con Khalid, SZA e Post Malone, ma è l’eccentrico sussurro di Lorde che tiene insieme il pezzo, fino al momento esatto in cui simula il suono di tutta quella dinamite nel suo cuore esplodere: “Poooof!” Celebra un momento di contatto visivo sul dancefloor come un brivido degno di essere assaporato.

1. “Sign of the Times” di Harry Styles

Nel caso qualcuno pensasse che la stella dei One Direction avrebbe giocato in casa nel suo lavoro solista, Harry Styles ha messo a tacere tutti gli scettici con il suo primo singolo. Sign of the Times ha fatto colpo da subito – un’eccentrica ballata al piano che dura quasi sei minuti, puntando a livelli di grandeur glam degni della coppia Bowie-Queen, con Styles che raggiunge note alte come il cielo mentre riflette su morte e rinascita. La risonanza di Sign of the Times è cresciuta con l’avanzare dell’anno. L’ambizione sconsiderata della canzone è solo parte del motivo per cui è così brillante – la sicurezza e l’empatia nella sua voce continuano a crescere con lo spiegarsi della musica. Styles è stata l’unica rock star durante tutto l’anno a puntare ad un suono così maestoso, con un pezzo dal cuore altrettanto maestoso. Una mossa molto rischiosa, certo – ma solo questo ragazzo avrebbe potuto concepire Sign of the Times e poi realizzarla.

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