Le interviste impossibili di Cattelan: Antonio Conte

E per intervista impossibile intendiamo che Cattelan non ha mai intervistato l'allenatore del Chelsea

Nonostante i tanti ragguagli ricevuti circa la sua maniacale fissazione per la puntualità, mi presento all’appuntamento con il miglior allenatore del mondo in una finta trattoria italiana di Chelsea in ritardo di tre minuti. Lo sguardo che mi riserva, appena mi vede, batte quello di Marlon Brando in Apocalypse Now per carisma, quello di Jack Nicholson in Shining per follia e quello di mia madre durante tutta la mia adolescenza per incazzatura. Provo a rimediare con lo sguardo innamorato di Jack mentre ritrae Rose nuda sul Titanic, ma sembra che con lui non attacchi.

Conte: Sei in ritardo di tre minuti.

Sì lo so, ho perso un po’ di tempo per capire da che parte mi conveniva guardare prima di attraversare la strada. Ogni volta che vengo a Londra la stessa storia… Mi scusi.
Non si tratta di scusarsi. Si tratta di rispettare le regole. Fai cinque giri dell’isolato di corsa per punizione.

Ma veramente…
Sono appena diventati dieci. Subito!

Mi alzo dal tavolo nell’imbarazzo generale. Gli altri clienti mi fissano, lasciandomi intendere che me lo sono meritato. Inizio a correre fino a quando, 26 minuti dopo, esausto e madido di sudore, termino il mio castigo e crollo sulla sedia davanti a lui.

Questi sono i miei metodi, ragazzo caro. Punire, reprimere, scoraggiare ogni insubordinazione. Solo così si possono ottenere grandi obiettivi.

Sembra un atteggiamento eccessivamente militaresco. Ma evidentemente ha portato i suoi risultati. Come riesce a imporlo ai suoi giocatori? Ventenni, ricchi e viziati…
Principalmente attraverso il terrore. Devono aver paura di me. Tutti. Sempre.

Qual è stato il momento più difficile della sua esperienza al Chelsea?
Senza dubbio quando ho fatto levare le spillatrici per le birre dallo spogliatoio. Vorrei essere ricordato come il visionario che ha introdotto l’acqua nella loro alimentazione.

Qualcuno l’ha mai ringraziata per questo?
Principalmente le loro mogli. Se intende qualcuno della squadra invece… No, nessuno in particolare.

Dev’essere stato un duro colpo. È per questo che dicono stia pensando di tornare in Italia ad allenare. Magari a Milano?
Sono falsità. La ragione principale è climatica e ambientale. Quando a un salentino come me vengono a mancare lu sule, lu mare, lu ientu, rischia di impazzire. Per questo stiamo pensando di spostarci a Milano.

Ma nemmeno a Milano c’è il mare. E anche di sole se ne vede poco a dir la verità…
…Touché…


I Sud Sound System almeno ci sono?

Ogni tanto passano in concerto, d’estate principalmente.
Ce li faremo bastare allora.

Al primo anno di Premier League ha vinto il titolo e non certo da favorito. Eppure qualcuno sostiene che lei sia solo una copia di Mourinho, ma che ha letto meno libri…
La pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce. Oh, come dicono da queste parti, go fuck yourself.

Certo… Quale pensa che sia la sua caratteristica migliore come allenatore?
Senza dubbio la vendetta.

Può essere più chiaro?
Quando ero un giocatore nessuno mi faceva mai sentire apprezzato. Io correvo per tutti, coprivo, ripiegavo, mi inserivo, urlavo, picchiavo, facevo anche qualche gol, ma poi c’era sempre qualcuno a prendersi la scena al posto mio… Baggio, Del Piero… E sa perché?

Perché la loro classe cristallina li rendeva artisti del pallone?
La sua ingenuità mi commuove. Non avevano nulla più di me, tranne un miglior consulente d’immagine. Baggio col suo codino, Del Piero e le sue basette da moschettiere del Re… Erano sex symbol, prima che calciatori, avevano carisma. E io, con quattro peli in testa che mi ostinavo a tenere troppo lunghi, a spaccarmi la schiena al posto loro, non potevo competere. Ho sofferto molto per questo, finché un giorno ho deciso di cambiare. Prima ho provato con le basette, poi i baffetti… Ma sembravo un pornodivo anni ’80. La svolta è stata la chioma. Così sono diventato leader. Sono un moderno Sansone. Ora spremo i miei calciatori finché non sono stremati e loro non osano battere ciglio. Antonio Conte non dovrà più correre per nessuno. Sono gli altri a correre per me.

Una storia davvero commovente. Abbiamo ancora poche battute. Progetti futuri?
Sto preparando una mostra fotografica che curerò personalmente. Tanti scatti che mi ritraggono mentre fingo di litigare con qualcuno al telefono da diverse cabine telefoniche in diverse città. Si intitolerà Momenti di tensione in giro per il mondo. Sarà qualcosa, vedrà.

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