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Le 100 migliori canzoni Hip-Hop di tutti i tempi (100-80)

Da Grandmaster Flash a Tupac, passando per Eminem e Missy Elliott, una giuria d'eccezione ha scelto i brani che hanno fatto la storia del genere

Nacque tutto 40 anni fa con un blackout che avvolse Manhattan. I primi dj radunavano la gente nei parchi per ballare, spesso attaccando la spina dei loro giradischi ai pali della luce. Nel giro di pochi anni quella musica è diventata una rivoluzione che, partendo dagli eroi della old school, è diventata una delle forme d’arte più espressive della Storia americana. Rolling Stone si è occupato di hip hop fin da quando era un fenomeno underground di New York, anni prima di MTV e del dominio delle playlist radiofoniche. Questa classifica, inserita nello speciale sull’hip hop in edicola, è stata redatta da una giuria d’eccezione, che ha selezionato i 100 migliori brani della storia dell’hip hop.

100. “Cars With the Boom” di L’Trimm (Grab It!, 1988)

La prima hit di Miami è di Lady Tigra e Bunny D, due teenager con personalità da vendere che hanno imparato a rappare sfidando i maschi nella mensa del liceo. «Quando cantavamo quel testo, non avevamo idea del significato», ricorda Tigra, «eravamo ancora vergini!».

99. “Get Low” di Lil Jon e the East Side Boyz
feat. Ying Yang Twins (Kings of Crunk, 2002)

Il pezzo che segna l’apice del movimento ad alto tasso alcolico chiamato “crunk”. Gli Ying Yang Twins creano il ritornello “to the windows, to the walls” (originariamente un canto delle confraternite nere) e il produttore Lil Jon lo trasforma in musica da festa esagerata.

98. “Paper Planes” di M.I.A. (Kala, 2007)

M.I.A. è una radicale anti-global, che diventa una delle artiste più innovative dell’hip hop con un atto di accusa all’Occidente terrorizzato dagli immigrati e un beat fatto di colpi di pistola: «La mia canzone dei perdenti è diventata la mia più grande hit», ha detto M.I.A.

97. “Empire State of Mind” di Jay-Z e Alicia Keys (The Blueprint, 2009)

L’inno definitivo a New York nasce da un demo di Angela Hunte, cresciuta nello stesso palazzo di Jay-Z a Brooklyn, ma con la voce di Alicia Keys acquista una potenza angelica. Anche nel significato: «Anche nella povertà più dura c’è la possibilità di farcela», dice Alicia, «il pezzo parla di questo».

96. “Slow Down” di Brand Nubian (One for All, 1990)

Una crew afrocentrica che rappa di non uscire con gente che fuma il crack non può diventare famosa: i Brand Nubian sì. Il produttore Sadat X non ha i diritti per usare il ritornello di What I Am di Edie Brickell per lo stacco di batteria degli Ohio Players, ma trova la soluzione.

95. “Tha Crossroads” di Bone Thugs-N-Harmony (1996)

Questo omaggio alle persone amate che non ci sono più fa entrare il Midwest nella mappa dell’hip hop. I Bone Thugs hanno perso molti amici, tra cui Eazy-E che li aveva scritturati nel 1993. «Ancora oggi quando la cantiamo dal vivo nel pubblico ci sono almeno 20 persone in lacrime»

94. “The Rain (Supa Dupa Fly)” di Missy “Misdemeanor” Elliott (Supa Dupa Fly, 1997)

Dopo aver passato anni chiusa in studio a scrivere e produrre, Missy salta fuori e diventa uno dei personaggi più singolari dell’hip hop. Un pezzo divertente e futuristico che l’innovativo video di Hype Williams non fa che aumentare.

93. “’93 ’Til Infinity” di Souls of Mischief (’93 Till infinity, 1993)

Un’esplosione di talento giovanile: su una base trascinante di sax e marimba A-Plus, Tajai, Opio e Phesto si scambiano rime traboccanti di parole: «Oggi c’è una generazione di ragazzi nati nel 1993», dice Phesto, «quel pezzo ha dentro così tanti significati per così tante persone diverse».

92. “Bling Bling” di B.G. feat. Big Tymers and Hot Boys (Chopper City in the Ghetto, 1999)

«Non venderemo niente», dice il produttore Mannie Fresh del quarto album di B.G., «come facciamo a farlo arrivare al pubblico?». La risposta è Bling Bling, che crea una nuova parola dello slang e la fa arrivare nel dizionario.

91. “B.M.F. (Blowin’ Money Fast)” di Rick Ross feat. Styles P (Teflon Don, 2010)

Un beat di Lex Luger per questa fantasia criminale di Rick Ross che si paragona a boss della droga come Larry Hoover di Chicago o Big Meech di Detroit, che ha ringraziato così: «Un omaggio senza prezzo a me e alla mia Black Mafia Family».

90. “Just a Friend” di Biz Markie (The Biz Never Sleeps, 1989)

Uno dei personaggi più divertenti e amati dell’hip hop suona il piano con una parrucca bianca in testa e urla una stravagante versione della hit del ’68 (You) Got What I Need di Freddie Scott: «Al B. e Keith Sweat erano occupati e così ho detto: la faccio io!».

89. “Int’l Players Anthem (I Choose You)” di UGK feat. OutKast (Underground Kingz, 2007)

Pimp C festeggia la sua uscita di prigione con questo pezzo seducente in cui gli UKG di Houston si incontrano con i Three 6 Mafia e gli OutKast su un sample delicato preso dalla colonna sonora del film blaxploitation The Mack.

88. “The Bridge” di MC Shan (1986)

Un omaggio ai Project di Queensbridge con un sample di James Brown prodotto da Marley Marl che scatena la guerra civile a New York: dal Bronx i Boogie Down Productions rispondono con The Bridge Is Over e la situazione si scalda quando Marley li accusa di avergli rubato il suono di batteria.

87. “The Humpty Dance” di Digital Underground (Sex Packets, 1990)

Shock G dei Digital Underground crea un giro di basso funky e si inventa un alter ego (con tanto di naso finto) di nome Edward Ellington Humphrey III. «Dicevo a tutti che era mio fratello di Tampa, un ex cantante lounge che si era bruciato in cucina. Mi hanno creduto».

86. “Money Ain’t a Thang” di Jermaine Dupri feat. Jay-Z (Life in 1492, 1998)

Dupri ha costruito il suo successo con pezzi pop come Jump di Kriss Kross, quindi la sua etichetta discografica non ritiene questa collaborazione con Jay-Z abbastanza mainstream per uscire come singolo. Ma grazie a un beat bollente e a un paio di strofe di Jigga il successo è assicurato.

85. “Roxanne’s Revenge” di Roxanne Shanté (1984)

La prima risposta a Roxanne degli U.T.F.O. (e anche la migliore) segna l’esordio di una voce unica, quella di Lolita Shanté Gooden, che a soli 14 anni risponde al machismo della scena rap con un pezzo prodotto da Marley Marl. Kangol Kid degli U.T.F.O. ci ride sopra: «Il mio nome ha appena iniziato a girare e già c’è qualcuno che vuole farmi fuori». Roxanne Shanté continuerà la sua carriera registrando altri pezzi classici come Have a Nice Day e Go On Girl e diventerà una delle voci più rivoluzionarie del rap femminile.

84. “Roxanne, Roxanne” di U.T.F.O. (U.T.F.O., 1985)

La prima vera faida dell’hip hop inizia in modo abbastanza innocente nel 1984, quando un trio di Brooklyn chiamato U.T.F.O. esce con un singolo abbastanza moscio intitolato Hanging Out. La vera bomba però è il B-side, Roxanne, Roxanne, un pezzo irresistibile, in cui i tre ragazzi degli U.T.F.O. ci provano con una ragazza presuntosa che li respinge continuamente. In un attimo la scena hip hop di New York viene invasa da pezzi come Sparky’s Turn (Roxanne You’re Through) e l’indimenticabile Roxanne’s a Man (The Untold Story).

83. “Freaky Tales” di Too $hort (Born to Mack, 1987)

Too $hort ha avuto una grande influenza sull’hip hop della West Coast con il suo flow rilassato e le rime da pappone, ma questi incredibili 10 minuti sono il suo momento migliore: «Sembra non finire mai. I nigga l’hanno imparata a memoria», ha detto Snoop Dogg.

82. “Ice Cream” di Raekwon (Only Built for Cuban Linx, 1995)

L’album di Raekwon, uscito nel 1995, è un tour de force di storie criminali, ma il pezzo migliore è un doppio senso tra le tette e i coni gelato in cui Ghostface Killah, Cappadonna, Method Man e Raekwon si alternano su un beat inquietante di RZA. «Volevamo fare anche le magliette».

81. “It Ain’t Hard to Tell” di Nas (Illmatic, 1994)

Basato su un collage di batteria, fiati e un sample di Michael Jackson che ti fa venire il cuore in gola, il primo singolo da Illmatic svela subito la dura poetica del ghetto di Nas: «Abbiamo tasformato Human Nature in un pezzo sporco e grezzo», ha detto Large Professor.

80. “O.P.P.” di Naughty by Nature (Naughty by Nature, 1991)

Questa è una canzone sul tradimento ispirata a un amico di East Orange che diceva sempre la frase: “O.P.M (Other People’s Money)”. «Noi l’abbiamo cambiata in O.P.P.», ricorda Vin Rock. La band pensava che fosse troppo esplicita per le radio, invece è diventata una hit.