Il disastro delle radio fa male solo a chi le ascolta

I dati di ascolto diffusi dal Tavolo Editori Radiofonici raccontano tutto e il contrario di tutto. Purtroppo, però, le stazioni di "parola", di contenuti, cadono a pezzi. Quelle di canzoni, di brutte canzoni, invece vanno avanti.

Foto David Kashakhi / Alamy / IPA


logo Michele Monina

Fosse ancora vivo Herbert Pagani, uomo di parole e musica, ma anche di radio, sarebbe da chiedergli di riadattare il testo della famosissima Teorema di Marco Ferradini, frutto della sua penna, a quel che sta succedendo da un po’ di tempo nel mondo della radiofonia italiana. Non passa divulgazione dei dati radiofonici, infatti, quelle del famigerato TER, Tavolo Editori Radiofonici, che non ci capiti di leggere sempre tutto e il contrario di tutto, nelle dichiarazioni degli attori di questa messa in scena, i patron delle vario emittenti nazionali oggetto di queste indagini.

Da una parte c’è chi, righello in mano, forse addirittura metro in mano, si vanta della lunghezza del proprio parco ascoltatori.
Dall’altra c’è chi mette in discussione che una cosa eterea come il mondo delle radio sia realmente rilevabile, seppur dovendo poi convenire che sono questi dati, nei fatti, quelli sui quali si mette in piedi una raccolta pubblicitaria.

O almeno così si faceva fino a qualche tempo fa, appunto, cioè finché a flirtare con le radio non è arrivata Madama Televisione, lasciando scendere nel campo di gioco la possibilità, mica da poco, di vendere pacchetti che contemplino non solo e non tanto le emittenti radio ma anche quelle televisive. Compri uno e prendi due. Nello specifico, visto che si tratta di Mediaset, inutile girare intorno ai nomi, le radio capitanate da Paola Salvaderi sono Radio 105, Virgin Radio, Radio Subasio e R 101, cui vanno aggiunte le reti generaliste Mediaset e tutte le altre presenti sul Digitale Terrestre e su Premium (Mediaset non è presente su Sky, è noto, per i dissidi con la rete di Murdoch relativi ai diritti tv del calcio). Tanta roba. Tanta roba che fa gridare a Salvaderi and Co una vittoria che, guardando i dati, sfugge in realtà a tutti gli altri.

Perché da una parte è sì vero che sommando gli ascolti delle quattro radio si arrivano a numeri importanti, così come è vero che, come sottolinea la stessa Salvaderi, le radio del gruppo hanno riportato ottime performance nel giorno medio e anche nei sette giorni della settimana, ma nei fatti a vincere nella classifica degli ascolti è ancora una volta Rtl 102,5. Per di più andando a aumentare significativamente il numero di chi si identifica con la Very Normal People della radio capitanata da Lorenzo Suraci. Sono infatti 8.326.000 gli ascoltatori di Rtl 102,5, con un distacco rispetto la seconda degna del Real Madrid dei tempi d’oro. RDS, che sembra patire il non essere presente anche in tv, è infatti seconda con 5.697.000. A seguire c’è Radio Italia con 5.191.000, anch’essa presente pure con la tv, e solo quarta Radio Deejay, con 5.171.000. Quinta, e qui entriamo nel paradosso che ci ha fatto sospirare per la prematura dipartita di Herbert Pagani posta in esergo di questo articolo, Radio 105, con 4.963.000.

Cioè il gruppo che ha come punta di diamante Radio 105 vanta un primato che, stando alla classifica finale, vede il proprio fiore all’occhiello solo quinta, distaccata, per altro, da oltre 3 milioni e 300.000 ascoltatori e con una crescita percentuale di circa 4,9 contrapposta a un 19,7% di Rtl 102,5.
Del resto siamo sotto campagna elettorale, l’idea di sentire, fra una trentina di giorni, poco più, tutti dichiararsi vincitori, non dovrebbe affatto stupirci.

Così succede che i dati del secondo semestre 2017 del TER, il Tavolo Editori Radiofonici, si trovano a confermare quanto già specificato, suppergiù nella stessa misura, dai tanto bistrattati dati del primo semestre 2017. Ricorderete, usciti appena due mesi fa, con notevolissimi ritardi, i dati erano stati in qualche modo disconosciuti da una parte di coloro che a quel tavolo si siedono, i signori di casa Mediaset, nello specifico, proprio per i numeri all’apparenza giganteschi relativi a Rtl 102,5, che passava da quasi sette milioni oltre otto. La metodologia messa in atto era stata considerata inadeguata, e si è deciso, non senza qualche spargimento di sangue, con riunioni di cui, tra addetti ai lavori si favoleggia ancor più di quanto non accada rispetto ai gossip da camera da letto, di trovare una soluzione.

Soluzione che conferma esattamente gli stessi numeri. Della serie, rifate i conti che sono sbagliati. Ah, no, non erano sbagliati. Riecco gli stessi numeri.
Numeri che, per chi voglia lasciarsi andare a dubbi e a facili teorie complottiste, sembrano in effetti eccessivi. Numeri che, però, vengono riconosciuti come credibili tra le parti in causa, seppur con qualche mugugno da parte di chi si trova a perdere pubblico o, semplicemente, a non guadagnarne, e tanto basta. Nei fatti, lo dico da titolare di una rubrica proprio a Rtl 102,5, la musica trasmessa nella quasi totalità dei principali network radiofonici, a partire proprio da quella di Lorenzo Suraci, è di una tale bruttezza che il pensiero che ci siano così tanti milioni di persone disposte a seguirle quasi commuove. Solo l’amore per la radio, all’apparenza un mezzo di comunicazione superati dalla rete, incapace di agilità che uno Spotify può invece permettersi, si veda il ritardo con cui tutte le radio, appunto, intercettano i nuovi fenomeni di massa, solo l’amore per la radio, si diceva, può giustificare il farsi andar giù brani come Fortuna che ci sei di Biagio Antonacci o Cinema di Gianna Nannini, non c’è altra spiegazione.

Tornando invece ai dati, quello che appare più pragmaticamente inquietante, in questo quadro altrimenti più che ottimistico per chi fa radio, con un po’ tutti i network e i marchi in ascesa, seppur non omogenea, è il crollo verticale delle emittenti di casa RAI. Rispettivamente al sesto, ottavo, quindicesimo e sedicesimo posto nella classifica, con Rai Radio 1, Radio 2, Radio 3 e Isoradio, fatta eccezione per quest’ultima, che ottiene addirittura un 27% in più rispetto all’anno precedente, le altre tre emittenti perdono tutte, come colpite da una emorragia interna. Rai Radio 2, quella che forse più di ogni altra ha patito, l’impostazione data in passato da Carlo Conti, in veste di Direttore Artistico, perde addirittura il 9,3%, un vero bagno di sangue. Controbilancia la mestizia di sapere che le radio di parole, quindi di contenuto, cadono a pezzi, mentre le radio di canzoni, di brutte canzoni, vanno avanti, è il dato più che positivo di Radio 24, che con un 8,5% in più di ascoltatori arriva al 2.205.000.

Sia come sia, in radiofonia, come in amore, non esistono leggi. Questo il quadro che abbiamo davanti. Una sorta di mix tra il finale di Teorema, appunto, e lo spot che Corrado Guzzanti aveva ideato per la Casa delle Libertà, quando lo vedevamo pisciare sul divano di casa sua facendo proprio lo slogan “Nella Casa delle Libertà faccia un po’ come cazzo ci pare”.

Tutti vincono.
Gli altri hanno tutti perso.
L’erba del proprio giardino è, almeno qui, più verde di quella del vicino.
A rimetterci solo noi, che poi quelle radio le dobbiamo ascoltare.