I segreti di ‘Girlfriend in a Coma’

Ecco perché, anche 30 anni dopo la sua uscita, la canzone più controversa degli Smiths è ancora attuale

Sarà per il titolo scioccante, ma Girlfriend in a Coma è forse la canzone più famosa – e controversa – del catalogo degli Smiths. Oggi cade il 30esimo anniversario della sua pubblicazione originale, e per festeggiare abbiamo deciso di ripercorrerne la storia.

Lo status leggendario di Girlfriend – la chiusura di Strangeways, Here We Come – è nato da una delle provocazioni di Morrissey. Il cantante voleva prendersi gioco della tradizionale canzone d’amore, e il suo modo di fare ha reso gli Smiths una delle band più amate degli anni ’80, riscrivendo album dopo album lo standard della comunicazione pop. I suoi testi hanno ispirato intere generazioni, toccando temi sociali ed emotivi che i colleghi avevano dimenticato con forse troppa leggerezza.

Ma nemmeno la fanbase degli Smiths – gente abituata alle trovate del cantante – era pronta a un brano così. La sorpresa di Girlfriend sta tutta nel ribaltamento dei clichés romantici che hanno dominato le classifiche per decenni. Nonostante il titolo piuttosto bizzarro (forse una conferma di quello che diceva Elvis Costello, “Morrissey scrive titoli bellissimi ma si dimentica del resto”), Girlfriend si porta dietro una reputazione che non merita. Il brano non è così morboso come dicono i detrattori, anzi è piuttosto emozionante, basta ascoltare come Johnny Marr introduce la melodia e leggere con attenzione il testo.

Dopo un breve scambio tesi-antitesi in perfetto stile blues, Morrissey confessa l’esasperazione che ogni tanto si prova in alcune relazioni: “There were times when I could have strangled her/But you know I would hate anything to happen to her.” Il cantante scherza, ma non così tanto come potrebbe sembrare. Questa è una canzone d’amore diversa, strana e dolcissima, una lettura delle relazioni umane più profonda di quella del solito pop radiofonico. Morrisey schernisce i clichés eterosessuali con uno sguardo moderno e una dolcezza che rivela il vero significato del brano, il suo segreto.

Girlfriend in a Coma parla di AIDS. È il risultato musicale della crisi che ha tolto la vita e spezzato i cuori a tanti uomini e donne, vittime che qualcuno ha chiamato l’olocausto degli anni ’80. Nonostante le parole di Elvis Costello, infatti, questo brano affronta con eleganza un trauma collettivo.

Dietro la calma apparente c’è il dolore, e scoprire quello che c’è sotto alla superficie è un’esperienza toccante, soprattutto per chi certe cose le ha vissute in prima persona. La bella musica è spesso un trionfo di battute e doppi sensi (“I’d like to drop my trousers to the Queen / Every sensible child will know what this means”, scherzava Morrissey in Nowhere Fast), e la profondità di Girlfriend in a Coma è una rarità.

A man died from a big disease with a little name

La scoperta di una malattia improvvisa e dell’avvicinarsi della morte trasformano i due minuti e mezzo di questo brano “scioccante” nell’incarnazione dei dolori di una generazione, di chi è sopravvissuto alla tragedia dell’AIDS.

Nel contesto di Strangeways, Here We Come, l’ultimo album degli Smiths, Girlfriend è il seguito diretto di Death of a Disco Dancer, un altro brano dove i cliché del pop – in questo caso della disco music – sono rovesciati per raccontare di una tragedia, un po’ come Sign O the Times di Prince (“a man died from a big disease with a little name”).

Le catastrofi quotidiane di Morrissey descrivono la società frammentata dell’epoca, l’indifferenza verso la tragedia dell’AIDS e anche la polarizzazione politica che viviamo ancora oggi. I suoi testi erano la coscienza morale dell’indie-pop romantico: sono pochi gli artisti capaci di raccontare una storia così drammatica come quella dei malati di AID; alcuni soffrivano troppo, altri preferivano dedicarsi all’attivismo. Con Girlfriend, Morrissey ha affrontato un tema fortemente politico con lucida malinconia: “Would you please let me see her! Do you really think she’ll pull through?

L’ultimo verso – “Let me whisper my last goodbye / I know it’s serious…” – è meravigliosamente sobrio, niente a che vedere con le parole sarcastiche o sdolcinate che scrivono quegli autori imbarazzati dai loro stessi sentimenti. Morrissey, con Girlfriend, ha dato la risposta perfetta a tutti i suoi detrattori, persino Elvis Costello.

Non sono molte le canzoni pop che parlano di un lutto, ma questa, con la sua dolcezza e il suo humour, è un vero capolavoro.

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