I Calibro 35 e il cruciverba funk

La band ha appena pubblicato 'Decade', il loro album più personale. Ma la vera soddisfazione è essere sulla 'Settimana Enigmistica'.

I Calibro 35. Foto Chiara Mirelli.


I Calibro 35 sono finiti su La Settimana Enigmistica. Dopo dieci anni di soddisfazioni, successi e plausi di fan e critica, la formazione funk può finalmente dire di avercela fatta. «Quasi non ci potevamo credere», scherza Massimo Martellotta, chitarra del gruppo. «Ce l’ha segnalato uno dei nostri genitori. Eravamo lì, in mezzo ai quiz fra una vignetta e l’altra».

È stato il regalo migliore per festeggiare dieci anni di attività e un sesto album, Decade, forse il più personale dei Calibro. Quello in cui emerge di più l’identità e la coesione di una formazione nata nel 2007 con l’idea (geniale) di omaggiare le colonne sonore dei polizieschi italiani degli anni ’70. Nel gergo, i poliziotteschi. Fra i suoi titoli in inglese come Psycheground e Travelers, Decade mostra una band ormai adulta, che si concede di sperimentare senza però tradire i fan che vanno ai live per agitarsi. «Iniziare con le cover ci ha dato la possibilità di farci conoscere nella cerchia di fan delle colonne sonore», racconta Massimo. «Ci abbiamo creduto da subito, ma era quasi un divertissement. Mai avremmo pensato di essere qui a parlarne dieci anni dopo».

Non bisogna guardare ai cinque come dei fanatici dei film che immortalano la Milano violenta degli anni di piombo. Colliva, Rondanini, Martellotta, Gabrielli e Cavina hanno gusti molto diversi, ma complementari – il tratto d’unione che accontenta sempre tutti è Morricone. Dal primo al secondo album però c’è una bella differenza. Con la scusa di dover scrivere musiche originali per due film, i 35 scoprono di poter contribuire anche loro al genere.

Gradualmente, la reinterpretazione dei Maestri viene ridotta per lasciare sempre più spazio a brani firmati Calibro 35. Dal quarto Traditori di tutti, i Calibro smettono di fare cover. Ma, fa notare Colliva, non sono mai stati una cover band. «Se un pianista interpreta Mozart, non puoi mica dire che fa una cover, no?». Poco dopo, mentre il discorso porta sul topic dei campionamenti, Tommaso si alza dalla poltrona al centro del suo studio e apre le ante di una teca. Due copie di platino di Compton di Dr. Dre e Magna Charta Holy Grail di Jay-Z svettano appese alla parete.

«Un giorno ho ricevuto una chiamata dagli USA» racconta il produttore, che non è con me e Martellotta ma ci videochiama da Londra su Skype. «Mi hanno detto che ci aveva campionato un beatmaker di Los Angeles e poi mi hanno fatto ascoltare il pezzo. Ho chiesto: “Ma è Snoop Dogg che sta rappando?” e loro: “Sì, e il produttore è Dr. Dre”».

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