I Beatles raccontati da Little Steven

Lo storico chitarrista della E Street Band racconta la sua prima impressione della band di Liverpool
I Beatles a Parigi con Brian Epstein. Foto: Harry Benson/Getty Images

I Beatles a Parigi con Brian Epstein. Foto: Harry Benson/Getty Images


In America questo album è arrivato in un formato diverso, da noi era Meet the Beatles! With the Beatles era per metà cover e per metà pezzi originali dei Beatles, ma la Capitol ha tolto quasi tutte le cover quindi quello che abbiamo ascoltato qui è un insieme di pezzi originali straordinariamente sofisticati.

Sono bravo a riconoscere da dove viene ogni nota. Le influenze sono chiarissime, da Everly Brothers a Little Richard a Smokey Robinson, ma al tempo non c’era niente di neanche lontanamente simile a pezzi come It Won’t Be Long o All My Loving. Oppure all’accordo in minore e al giro di basso di Don’t Bother Me, probabilmente la mia composizione preferita di George Harrison in assoluto.

Comincia tutto velocissimo: ascoltate il modo in cui entra il cantato di It Won’t Be Long o l’intro di I Wanna Be Your Man con un solo lick, o l’unico accordo di All I’ve Got to Do. Era un modo per avere l’impatto più forte possibile, più velocemente possibile. Le cover mi piacciono almeno quanto i pezzi originali. Please Mr.Postman probabilmente è una delle cover più riuscite di sempre. Erano gli unici che cantavano canzoni di gruppi femminili, una cosa molto strana per una band di uomini. E ovviamente lo facevano subito dopo che erano uscite. Poi li abbiamo visti all’Ed Sullivan Show. Erano ragazzi giovani e molto preparati, con un’immagine e un suono originali.

Ma quello che ci ha colpito di più era il fatto che erano una band, una cosa completamente nuova per la mia generazione. Prima dei Beatles non esisteva una cosa come una band rock&roll.