I 5 migliori riff di batteria di Travis Barker

Oggi la drum machine dagli occhi di ghiaccio spegne 42 candeline. Facciamogli gli auguri elencando le sue 5 migliori smitragliate di rullante

Travis Baker, foto dpa picture alliance archive / Alamy / IPA


Se c’è forse qualcosa che nemmeno i peggiori detrattori dei Blink-182 si sono mai sognati di criticare, quella è la batteria di Travis Barker. Oggi la drum machine dagli occhi di ghiaccio spegne 42 candeline, perciò gli regaliamo un pacco di stima verso i suoi migliori riff di batteria.

1. “Dumpweed” da Enema Of The State (1999)

Del terzo album dei Blink, Enema Of The State, Tom Delonge ha sempre detto che voleva prendere il suono dei NOFX di Punk in Drubic e portarlo al livello successivo. Come quello di una punk band sotto steroidi. «All’epoca pensavo che potevamo farcela a finire in radio» ha detto l’ex-chitarrista. «Una band che suonava potente, accattivante, veloce, giovane e incazzata.» E infatti il disco si apre con la batteria frenetica di Dumpweed (nella versione dal vivo in The Mark, Tom and Travis Show il pezzo viene suonato ancora più veloce), con Barker che squarta lo snare e sul concludere delle parti strumentali prima del ritornello aggiunge le sue classiche rullate fatte a velocità di curvatura, manco fossero scariche di mitra.

2. “The Fallen Interlude” da Blink-182 (2003)

The Fallen Interlude è forse il brano più strano di tutta la discografia dei Blink, per il semplice fatto che è praticamente un pezzo hip hop perlopiù strumentale. Con quel loop di piano che piove dal cielo potrebbe addirittura sembrare un pezzo di Nas, se non fosse che mancano le rime e la batteria non è campionata ma suonata da Travis in un’unica take. Un’unica registrazione in cui il batterista da sfoggio della sua mostruosa capacità di variare ritmi e di inserire complicatissimi fill senza mai sembrare un menosissimo virtuoso. A Rhythm 97 Travis più avanti confiderrà che il pezzo è uno dei preferiti che abbia mai registrato.

3. “Cynical” da California (2016)

Anche la nuova era senza Tom non è da trascurare. California del 2016 è un disco come sempre disilluso, pieno di cinismo e soprattutto ironia perché—anche loro lo dicono—è più difficile fare i teenager quando si entra nei quarant’anni. Il disco si apre con Cynical, che è un po’ un’ouverture, uno sfoggio di tutto quello sarà il disco: malinconico, romantico ma anche cinicamente frivolo. Alla base di tutto ciò come sempre c’è la sezione ritmica di Travis, che nonostante gli anni e i traumi mostruosi sopportati finora, si fa sempre più matura album dopo album, finendo quasi per far sembrare i pattern impossibili per un braccio umano.

4. “Feeling This” da Blink-182 (2003)

Blink-182 è sicuramente uno degli album più sperimentali della band, per quanto si possa sperimentare in un linguaggio ben codificato come il punk rock. Feeling This riassume un po’ questo concept, con le voci esageratamente fuori campo di Tom ma soprattutto la batteria break di Travis. A volte nel pezzo suona come una drum machine Tr-808 Roland, altre rallenta e si fa sostenuta, altre ancora lascia senza guinzaglio un’altra grande, conclamata passione di Barker, cioè la drum and bass. Questa cosa fa del bridge un concentrato di jungle rullantosa quasi britannica che all’epoca ha sicuramente aperto le orecchie a molti ragazzini.

5. “Happy Holidays, You Bastard” da Take Off Your Pants And Jacket (2001)

Uno dei migliori modi per descrivere i Blink a qualcuno che per qualche strano allineamento interplanetario non li conosce è di dire che sono una punk band con un batterista metallaro. Cioè gente che dal vivo molto spesso (e forse anche di proposito) riempie di errorini e sbavature la performance, magari andando anche fuori tempo, ma affidando sempre tutto al ritmo impeccabile di un virtuoso, che suona piatti e tamburi come fosse in una band power metal finlandese. Happy Holidays, You Bastard è perfetta per fare da esempio. È violenta, cruda ed esplicita esattamente come un brano hardcore—rabbia che come molto spesso capita nel punk si esaurisce in un breve ma intensissimo raptus (il brano dura 42 secondi). Eppure, la batteria è uno sfoggio di fill, controtempi e trovate estetiche che lascia letteralmente a bocca asciutta.

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