Gli esperimenti di St. Vincent

Annie Clark ha avuto così tanto successo, che le è letteralmente venuto da vomitare. Ma è riuscita a trasformare l‘ansia nella sua migliore musica

Nel 2014, la carriera di Annie Clark non poteva andare meglio. Dopo anni a ritagliarsi un ruolo da musicista di culto, la cantante e chitarrista conosciuta come St. Vincent aveva raggiunto un successo sorprendente con il suo quarto album, St. Vincent, arrivato fino al 12esimo posto assoluto nelle classifiche di vendita. Clark aveva fatto un tour mondiale, suonato con i Nirvana nel giorno della loro reunion in occasione della cerimonia di introduzione nella Rock and Roll Hall of Fame, e dato vita a una delle performance più memorabili degli ultimi anni al Saturday Night Live, suonando all’interno di una gigantesca scatola e creando una strana coreografia tra esplosioni di chitarre distorte.

Ma, se chiedi a Clark, quel periodo non è stato granché divertente. «Stavo andando fuori di testa», dice. «Ero in strada tutto il tempo, cercavo solo di tenere alto il ritmo. Era tutto un andare-andare-andare, e non avevo sviluppato gli anticorpi adatti. Dovevo lottare per rimanere sana». Clark iniziò a prendere farmaci per l’ansia e la depressione. Oggi rende merito a quelle medicine, se ha potuto inaugurare una nuova fase della sua carriera.

Senz’altro hanno avuto un’influenza sul suo nuovo, fantastico, disco, Masseduction, uscito il 13 ottobre. Uno dei primi brani che ha scritto si chiama Pills, una nervosa suonata di chitarra con una melodia da bambini. Masseducation è il lavoro più intrigante e complesso di Clark fino a oggi. Lo ha registrato con il producer Jack Antonoff (Taylor Swift, Lorde), e contiene una serie di brani che parlano di droga, sesso e tristezza. Ne è uscita una sonorità a cavallo tra New Wave, ambient rock e pop avveniristico, resa ancora più speciale dalle collaborazioni con il virtuoso del jazz Kamasi Washington, Jenny Lewis, e con il producer e bassista di Dr. Dre Mike Elizondo.

La modella e attrice Cara Delevingne (che stava con Clarke, prima della rottura dello scorso anno) dà una mano nei cori. «Quello che mi ha convinto a lavorare con Annie è stata la sua disponibilità a mettersi in gioco, a svelare davvero se stessa al mondo e rischiare il tutto per tutto» racconta Antonoff. «È esattamente il modo in cui amo fare i dischi in questo momento».

Clark, 35 anni, ha passato gli ultimi due anni della sua vita lontano dagli occhi del pubblico. Ma non significa che non sia stata impegnata. «Non prendo mai pause dal lavoro», dice. «L’altro giorno l’ho twittato, perché è vero: Per me il lavoro è più divertente del tempo libero». Nel frattempo St. Vincent ha diretto un cortometraggio horror per XX, un’antologia di donne regista, e ha annunciato il programma di dirigere una nuova versione del Ritratto di Dorian Gray, con una protagonista femminile. Ha anche disegnato una chitarra elettrica personalizzata per Ernie Ball e costruito da sé il proprio studio di registrazione a Los Angeles.

Dopo aver terminato Masseduction, ha realizzato una versione alternativa e essenziale dell’LP con il pianista Thomas Bartlett (la data d’uscita non è stata ancora comunicata). Mentre registrava a New York e Los Angeles, si è trattenuta da tutti gli eccessi, un processo che lei chiama “Monastic Fantastic”. «Sono rimasta completamente casta e mi sono dedicata al cento per cento al progetto. Andavo a letto presto, che è una figata. Non faccio nulla di particolare, faccio solo le mie cose».

Le sue canzoni trattano vari temi, dai giochi di ruolo a sfondo erotico al suicidio. Uno dei pezzi forti di Masseduction è la dolorosa Happy Birthday, Johnny, in cui Annie racconta la fine del rapporto con un amico, devastato dalla droga e dalla depressione. «Quella è una hit», dice con sarcasmo. Alcuni artisti non amano mettere così tanto di se stessi nei propri dischi, ma a Clark non importa attirare per forza nuove persone. «È solo la mia vita», dice. «E poi non si può fare il fact-checking di un disco».

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