Ghali bocciato e Giorgio Poi promosso: le pagelle dei live della nuova musica italiana

Alla fine di un'estate da festival facciamo il punto su chi ci è e chi ci fa

Il largo gradimento di pubblico per quella nuova musica italiana che facciamo ancora fatica (e non vogliamo farne di fatica, sia chiaro) a definire – forse “indie pop” anche se sempre meno indie, e in mezzo ci sta pure il rap/la trap – ha quasi costretto band al disco d’esordio a suonare per tutta l’estate in giro per l’Italia, dai festival con i “nomoni” alle sagre del Salento, mettendone alla prova qualità e tenuta, artistica e psicologica. Memori dell’estate scorsa, dove avevamo visto tanto l’ottimo concerto rave di Cosmo quanto il troppo timido e a volte afono live karaoke di Calcutta, facciamo oggi una sorta di pagella dopo le performance estive. Ci sono promossi, bocciati e rimandati a settembre, consapevoli del fatto che spesso quello più simpatico a scuola è il compagno ripetente.

PROMOSSI

Giorgio Poi

Il musicista ha portato in tour un disco (Fa niente, Bomba Dischi) di pop complesso, molto arrangiato e suonato, dimostrando di saper tenere il palco meglio di altri colleghi. Durante il concerto non fa il poser né il finto timido, ma riesce a creare – grazie all’aiuto di una talentuosissima sezione ritmica – un’atmosfera di festosa psichedelia contemporanea, tra Battisti e la rilettura del soft rock anni settanta in stile Mac De Marco.

Ninos du Brasil

Il progetto musicale di Nico Vascellari e soci è ormai diventato una perfetta macchina da festa. L’elemento percussivo al centro dei loro set tende – anche grazie al lavoro fatto nel nuovo album Vida Eterna – ad abbandonare il coté brasileiro, e a guadagnarne è il concerto: meno batucada e sempre più ritmiche industrial e sudatissime. Come se gli LCD Soundsystem avessero fatto un viaggio nella giungla neo tribale veneta.

Gomma

La band più giovane tra quelle in tour, considerando che la cantante va ancora a scuola. E sarà forse questo il segreto della loro freschezza punk, o più probabilmente le scariche di emotività rilasciate in dose massiccia a ogni loro concerto sono invece il consapevole frutto di un’attitudine coltivata in ore di prove. I ragazzi sanno suonare e la loro urgenza espressiva tiene botta a qualche piccola pecca dovuta alla poca esperienza.

Menzione speciale anche per Colombre e Andrea Laszlo De Simome che, freschi di esordio discografico, hanno portato in giro un live dalle ottime potenzialità, grazie alla carismatica naiveté dei due cantanti.

RIMANDATI A SETTEMBRE

Carl Brave x Franco 126

La crew romana è riuscita a riempire in maniera eccezionale – mai vista tanta gente! – il Magnolia di Milano, merito di un disco d’esordio che abbiamo imparato tutti a memoria. Ma l’effetto karaoke, se basta a garantire il successo di una stagione, non è sufficiente nella valutazione della performance sul palco. Forse ora tocca mettersi a provare qualche aggiustamento per far suonare la band meno Manu Chao e più The XX; pure Carlo e Franco devono lavorare di fino sul quello scivoloso ma fichissimo crinale tra cantato e rappato. Sono “noccioline” certo, nulla di grave, quindi daje!

Thegiornalisti

Ora che Tommaso Paradiso è arrivato in classifica e diventato meme, possiamo dire che la posta per il musicista romano e la sua band si alza. Avevamo già detto bene del suo tour nei club e nei palazzetti, ma il naso si è storto dopo la performance all’Home Festival di Treviso. Ok, Tommaso, forse ti sarai pure stancato di suonare per l’ennesima volta il tuo disco e, essendo un tipo curioso, avevi voglia di sperimentare una cosa nuova… Ma chiamare Jerry Calà a condividere con te il palco non è fico: posso capire la rivendicazione post indieologica, il pop in quanto popolare, l’alto e il basso insieme, ma non basta. Jerry Calà è un pessimo interprete che non regge neanche il tributo ironico/nostalgico che gli vuoi rendere, senza considerare il fatto che metà dei ragazzetti venuti a vederti neanche sanno chi sia Jerry “doppia libidine” Calà.

BOCCIATI

Ghali

Dopo tutto quell’hype da salvatore della patria, il suo tour estivo è stato una delusione. Passi il mezzo playback nei pezzi – anzi più che mezzo tre quarti, perché mentre canta ha sempre la sua base con il cantato sotto – ma se un artista cura così tanto comunicazione e immagine a maggior ragione dovrebbe fare delle performance live all’altezza, anche se ha di fronte un pubblico di adolescenti che pende dalle sue labbra (pure quando si lancia in improbabili sermoni sociali che manco Saviano). Insomma, se vedi un video cool alla Kanye West (Happy Days) poi ti sogni un concerto con la piscina tipo Beyoncé a San Siro. E invece quell’ora di continuo “Su le mani!” mi sembrava più la baby dance dei campeggi estivi che il live del futuro del rap. E poi Ghali, sorridi di più, insomma “non fare lacrimucce”.

Gazzelle

Si era capito già dal disco d’esordio quanto la musica di Gazzelle fosse un furbo prodotto di serie della fabbrica Hipster Col Broncio. Ed è stato facile scovare sugli scaffali H&M dell’indie la busta con il preparato per i suoi live: un sapido mix di synth allo Xanax, coretti, cuoricini, sigarette, faccette per selfie. Pareva una parodia di Calcutta più 883 più uno a caso di Amici, forse era semplicemente un modo come un altro per il cantante di rimorchiare. O forse neppure quello.

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