George Michael: 15 canzoni per ricordarlo

Dai successi con gli Wham! alla carriera solista, i singoli chiave di una produzione sconfinata
Un viaggio nella carriera di Michael. Foto: georgemichael.com

Un viaggio nella carriera di Michael. Foto: georgemichael.com

Dopo l’esplosione nei primi anni Ottanta con gli Wham!, George Michael è cresciuto rapidamente, trasformandosi da un semplice ragazzino carino a una delle più importanti forze del mondo pop. «Penso che sia la dimostrazione della forza della musica», ha detto a Rolling Stone dopo l’uscita del suo album di debutto Faith, nel 1987, «il fatto che io sia riuscito a cambiare la percezione di quello che faccio in così poco tempo. È qualcosa che molte persone pensavano fosse impossibile».

Negli anni seguenti, il cantautore continuò a collaborare con idoli del calibro di Aretha Franklin e Elton John, oltre a confrontarsi con tabù sociali e sessuali nei suoi album, con quattro dischi al numero uno delle classifiche e una serie di singoli da Top 10. Qui di seguito, alcuni dei momenti migliori di Michael, dall’esordio con gli Wham! fino all’ultima vera hit.

“Wake Me Up Before You Go-Go” Wham! (1984)

Anche se avevano già pubblicato alcuni singoli di successo nella loro Inghilterra, George Michael e Andrew Ridgely non ottennero il vero successo (almeno negli Stati Uniti, ndt) fino all’uscita di questo pezzo, frivolo e danzereccio, arrivato in cima alle classifiche. Ispirato da un biglietto scritto da Ridgeley, dopo una notte di festa, in cui scriveva “up up” per poi aggiungere “go go” come battuta, Michael creò una traccia leggera che conquistò l’America, in un momento di nostalgia, causato da Il Grande Freddo e dalla sua colonna sonora Motown. «Penso che Go-Go sia senza dubbio la canzone più nota degli Wham! perché è molto più stupida di tutte le altre», ha detto una volta Michael, ridendo.

“Careless Whisper” (1984)

Prima che gli Wham! si sciogliessero, Michael iniziò a piantare i semi per la sua florida carriera solista con Careless Whisper, una ballata profonda. La canzone ha ancora qualcosa degli Wham!, visto che è stata scritta assieme a Andrew Ridgeley prima che il duo si formasse ufficialmente. Il pezzo è stato una hit in tutto il mondo, grazie in gran parte al profondo pathos del testo, legato all’infedeltà. «Sono ancora un po’ confuso sul motivo per cui questo pezzo colpisca così tanto», ha detto Michael in un’intervista del 2009. «Forse perché tante persone hanno tradito i loro partner? È per questo? Non ne ho idea, ma è ironico che questa canzone – che ha finito per definire la mia immagine in qualche modo – sia stata scritto all’inizio della mia carriera, quando ero molto giovane. Avevo 17 anni e non capivo quasi niente in generale, sicuramente niente dell’amore».

“Everything She Wants” Wham! (1984)

Tutto quello che riguarda Everything She Wants è acuto e sottile. La terza hit tratta da Make It Big, non solo ha confermato il talento di George Michael come cantante soul, ma ha anche dimostrato che la sua capacità di scrittura era frutto di un vero talento e non di un colpo di fortuna. «Spesso inizia una canzone da un verso o dal ritornello, nient’altro. E la costruisce giodno dopo giorno», disse Chris Porter, l’ingegnere del suono di Michael a Rolling Stone nel 1986, per poi aggiungere che Everything She Wants iniziò come un semplice demo fatto in casa: «Ci ha lavorato per quattro giorni fino a farla diventare una vera canzone». Il lavoro di Michael aggiunse un nuovo livello di intimità a questa supplica per una sorta di giustizia domestica, facendo capire le profondità, sia melodiche che emozionali, che avrebbe raggiunto con il suo lavoro da solista.

“Last Christmas” Wham! (1985)

È difficile trasformare una canzone pop in un classico natalizio, ma gli Wham! (e più tardi Mariah Carey) sono riusciti nell’impresa, raccontando di una storia d’amore che finisce nel periodo delle festività. Il pezzo agrodolce è uno dei singoli più venduti nella storia in Inghilterra, anche se non raggiunse mai il primo posto in classifica. Negli anni, tantissimi artisti hanno proposto una cover di questa traccia, tra cui Jimmy Eat World, Hilary Duff, Ariana Grande, Taylor Swift, Avril Lavigne e Carly Rae Jepsen.

“I Knew You Were Waiting (For Me)” Aretha Franklin & George Michael (1987)

Questo duetto del 1987 con Aretha Franklin fu il terzo singolo solista di Michael, che lasciò alla regina del soul e al suo giovane ammiratore carta bianca dove far fondere le loro voci. E riuscirono nell’impresa: Michael dimostrò graziosamente di avere le palle, il talento e l’umiltà di far bene anche di fianco ad Aretha. «Ero così nervoso», ha ammesso nella sua biografia Bare. «Sapevo che Aretha avrebbe preso la melodia e sarebbe stata l’interprete principale, che era positivo, ma in qualche modo avremmo dovuto legarci… Cercai semplicemente di essere me stesso, di fare le cose in modo semplice. Fui molto understated, rispetto a quello che fece lei». La canzone valse un Grammy a Michael, dimostrando a tutti che più di tutto, era un cantante soul che puntava davvero in alto.

“I Want Your Sex” (1987)

Il primo assaggio dei rischi che Michael si sarebbe preso come star, I Want Your Sex, è in realtà un inno alla monogamia. «I media dividono amore e sesso incredibilmente», disse Michael in risposta alla controversia generata dal primo singolo tratto dal suo LP di debutto, Faith. «L’enfasi della campagna contro l’Aids è sul sesso sicuro, ma la campagna non parla delle relazioni. Non parla delle emozioni. Non parla della monogamia. I Want Your Sex parla di come unire la passione con l’amore, non solo con gli sconosciuti». Rifiutata da molte stazioni radio americane e bannata dal daytime dalla BBC, la contagiosa canzone ha comunque conquistato la Top Five, in Inghilterra e in America.

“Faith” (1987)

Dopo la fine degli Wham!, appena un anno prima, nessuno avrebbe potuto scommettere sul futuro di Michael. A 24 anni, uscì con un album classico, chiamato con il nome di una delle sue hit più memorabili e durature, Faith. Scritta, prodotta e arrangiata dallo stesso Michael, la canzone lo vede alla prese con del classico rock&roll, con un beat ispirato da Bo Diddley e un gorgheggio à la Elvis. La traccia è un punto fermo nella carriera della pop star.

“Freedom! ’90” (1990)

A pochi anni dai suoi 30, George Michael provò a liberarsi del fardello di popstar che aveva avuto negli ultimi anni. “I think there’s something you should know/I think it’s time I stopped the show” canta in Freedom! ‘90. “There’s something deep inside of me. There’s someone I forgot to be“. Nel video infatti, gli oggetti iconici che lo rappresentavano in Faith vengono dati alle fiamme, dalla giacca di pelle alla chitarra. «C’è un momento nella tua carriera in cui il rapporto tra te e la camera si ribalta. Per un certo numero di anni, ne hai bisogno. Ma poi qualcosa cambia, ed è lei ad avere bisogno di te. Nel momento in cui accade, la magia finisce».

“Don’t Let the Sun Go Down on Me” Elton John feat. George Michael (1991)

Sedici anni dopo la prima pubblicazione di Don’t Let the Sun Go Down on Me, Elton John ricantò il brano con George Michael, live. Questa non fu la prima volta in cui i due duettarono sulle note della canzone – la prima fu al Live Aid del 1985 – ma la loro performance del 1991 portò il brano in cima alle classifiche Uk e Usa, oltre che a regalare ai due una nomination ai Grammy. Tutti i ricavati delle vendite andarono in beneficenza.

“Too Funky” (1992)

Per la compilation del 1992 Red Hot + Dance, Micheal aiutò a radunare un cast formidabile di performers e remixers come Crystal Waters, EMF e PM Dawn. Ma il pezzo forte è la sua Too Funky, originariamente composta per il follow up, poi abbandonato, di Listen Without Prejudice. Un brano che parla di lussuria, e in modo per niente velato: “I’d like to see you naked maybe/I’d like to think that sometime, maybe tonight». Too Funky è il brano perfetto per cedere ai piaceri del corpo. E se ci aggiungete il video diretto da Thierry Mugler, la seduzione diventa immediatamente una forma d’arte.

“Somebody to Love” Queen feat. George Michael (1992)

Al concerto in onore di Freddie Mercury nella primavera 1992 parteciparono un sacco di artisti – Axl Rose, Annie Lennox, David Bowie – tutti per cantare in memoria del leggendario frontman dei Queen scomparso per una polmonite portata dall’AIDS un anno prima. George Michael si esibì in uno dei pezzi più rappresentativi della vocalità di Mercury, accompagnato dai Queen e dal London Community Gospel Choir regalando agli spettatori una meravigliosa performance di Somebody To Love. Uno show di altissimo livello che mostra tutta la bravura e la tecnica del cantante.

“Jesus to a Child” (1996)

Con questo brano Michael omaggiò il suo compagno Anselmo Faleppa, morto a causa di un’emorraggia cranica legata all’AIDS. Una ballata profonda: “Heaven sent/And Heaven stole/You smiled at me/Like Jesus to a child”. George non riuscì a scrivere canzoni per più di un anno dopo la morte di Faleppa, avvenuta nel 1993, salvo per questo brano venuto fuori in un momento di ispirazione. Da quando dichiarò la sua omosessualità, nel 1998, fino alle ultime performance, dedicò sempre questo brano ad Anselmo.

“Fastlove” (1996)

Gli anni precedenti a Fastlove furono duri per Michael. Negli anni Novanta dovette sopportare la perdita del suo partner Anselmo Feleppa oltre a una battaglia, persa, contro la sua etichetta discografica, la Sony. Questa traccia del 1996 è un monologo brutale e sincero sui rapporti occasionali (“Made my way into the night/All that bullshit conversation/Baby can’t you read the signs?“) diventanto una delle preferite dai fan. Raggiunse la top 10 in USA e la prima posizione in UK.

“Outside” (1998)

In seguito al suo arresto del 1998 per atti osceni in un bagno pubblico, Micheal rispose con Outside, il singolo scelto per il lancio del suo greatest hits Ladies & Gentlemen. «I think I’m done with the couch/I think I’m done with the hall/I think I’m done with the kitchen table, baby» canta Michael con tono sexy. Nonostante i problemi legali dovuti al suo arresto, la canzone è un inno alla gioia di fare sesso all’aperto. La traccia, prodotta dallo stesso Michael, è la colonna sonora perfetta per un cocktail party sfarzoso. Il lato dirty di una star non più vincolata da nessun tipo di schema.

“Amazing” (2004)

L’ultimo singolo di George Michael a raggiungere la top 10 negli States fu questo brano soft-rock spruzzato di dance che parla di come l’amore abbia cambiato la vita del cantante, ed è incentrato sulla sua relazione con Kenny Goss, suo compagno da metà anni Novanta al 2009. L’ispirazione per questo brano arrivò però anche dai giorni passati nei club londinesi prima che arrivasse la celebrità e gli ricorda i gloriosi giorni da pop idol: «Amazing mi fa tornare in mente gli Wham! più di qualsiasi cosa che abbia mai fatto» disse in un’intervista. «Il lavoro che ho fatto negli ultimi 12 anni è sicuramente più intenso e profondo. Ma niente ha l’energia dei miei primi lavori. Penso che questo brano sia arrivato quando ho iniziato a sentirmi bene di nuovo»