Fenomeno Ed Sheeran (parte II) | (parte I)

La seconda parte della nostra intervista a Ed Sheeran, impegnato in un gigantesco tour mondiale

Siamo andati a pranzo in un pub della zona. Sheeran ha subito ordinato un giro della birra della sua città natale, la Adnams. «Amo bere birra densa a gennaio». Parla della sua infanzia nel Suffolk, delle prese in giro per la sua incapacità sportiva e per i suoi capelli rossi – e, soprattutto, per la sua balbuzie: «Alzavo la mano e non riuscivo a parlare. I bambini sono crudeli. Quando succedeva, mi facevano l’imitazione. Queste cose ti fanno pensare: “La prossima volta non alzerò la mano”». Sostiene di aver superato la balbuzie rappando con Eminem.

I genitori di Sheeran erano curatori di gallerie d’arte, organizzavano mostre e conferenze in giro per la città. Suo padre gli ha insegnato a non arrendersi: «Aveva il labbro leporino», dice, «e mi ricordava sempre: “Ogni volta che qualcuno ti prende in giro, colpiscilo così forte da fargli passare la voglia di rifarlo”». Con il trascorrere del tempo non è cambiato, Sheeran racconta di un episodio avvenuto durante un party della Warner Bros. Il padre si è acceso una sigaretta e qualcuno gli ha detto che non poteva fumare. Lui ha risposto: «Io sono Mr. Warner» e l’hanno lasciato fare. La mamma, invece, è l’opposto. «Mia madre è un angelo», dice Sheeran.

Ed Sheeran Foto Peggy Sirota

Ed Sheeran fotografato da Peggy Sirota

Nonostante il padre suggerisse di rispondere alle prese in giro con la forza, Sheeran ha preferito l’ironia. «La maggior parte dei ginger che conosco ha un senso dell’umorismo molto spiccato», dice. «In pratica fanno la battuta prima che possa farla tu». Secondo il cantante, quel periodo è stato importante nella scelta di diventare musicista: «Uno fa musica per essere amato».

Ha abbandonato la scuola nel 2007, a 16 anni, e si è trasferito a Londra, dove ha iniziato a esibirsi in alcune serate open mic. Ha trovato il suo primo pubblico in club hip hop, comedy bar e locali jazz. «Riuscivo a farmi notare soprattutto nei posti dove un cantautore si sentirebbe fuori posto».

Nel 2010 Ben Cook, il capo dell’Asylum Records, ha visto un suo video online. Poi ha assistito a diversi concerti – tra cui uno a Southampton, dove Sheeran ha suonato unplugged in mezzo al pubblico, seduto su una sedia. «Stava rappando», ricorda Cook, «e la gente cercava di stare a tempo. Le ragazze erano molto colpite dai pezzi più romantici». L’ha scritturato poco dopo.

Il primo importante tour americano di Sheeran era di supporto agli Snow Patrol, nel 2012. In quel periodo The A Team, un suo singolo dedicato all’incontro con una prostituta tossicodipendente, stava cominciando a scalare le classifiche. «A Orlando c’erano 200 persone in prima fila solo per vedere Ed», dice McDaid, il chitarrista degli Snow Patrol. «A metà tour erano 2.000. La sua fama cresceva davanti ai tuoi occhi».

A scuola alzavo la mano e non riuscivo a parlare per la balbuzie. I bambini sanno essere crudeli, mi imitavano

Il tour successivo era decisamente più imponente: 66 aperture per Taylor Swift. I due si sono incontrati grazie ai rispettivi manager, che avevano organizzato una writing session. Si sono ritrovati a lavorare su un trampolino, a casa di Swift, e hanno scritto Everything Has Changed. Taylor ha invitato sul palco Ed ogni sera per cantare il brano. Dal punto di vista sentimentale, quello è stato sicuramente il suo periodo più prolifico.

Sostiene di aver frequentato alcune amiche di Swift. «Il mondo di Taylor è interamente fatto di celebrità», dice Sheeran. «Io ero il 22enne imbarazzato in tour con la più grande star americana, questa ragazza piena di amici famosi. Era davvero facile… Mi capitava spesso di svegliarmi e pensare “e qui come diavolo ci sono finito?”». (Katy Perry ha recentemente riassunto il suo fascino così: «Tutti lo adorano, nessuno ha paura di lui e tutti vogliono frequentarlo. Un secret ladies man, una persona raggiungibile»).

Sheeran ha parlato di questo periodo nel suo secondo disco, x. Il brano Don’t, in particolare, parlerebbe di una storia con un’altra popstar, finita quando la ragazza ha passato la notte con un amico che dormiva allo stesso piano dell’albergo in cui stava Sheeran. Molti sostengono che si tratti di Ellie Goulding, che nella sua On My Mind ha scritto: “You wanted my heart, but I just liked your tattoos”. La ragazza ha negato ogni coinvolgimento con Sheeran.

Una delle poche donne con cui non ha flirtato, durante quel tour, è proprio Taylor Swift, al contrario di quanto dicono i titolisti di TMZ. «Non c’è niente di vero in tutta quella roba». Nonostante si riescano a incontrare solo un paio di volte l’anno, Sheeran si sente molto legato a Swift. Si immagina un tour dove i due si scambiano canzoni tutte le sere, un po’ come hanno fatto Jay-Z e Justin Timberlake. «Se tutto finisse, lei mi starebbe vicino», dice Sheeran. «Taylor, in questo senso, è un po’ anomala».

Ed Sheeran eTaylor Swift durante la 58esima edizione dei Grammy a Los Angeles. Foto di Kevin Mazur, WireImage

Sheeran è molto infastidito da quello che ultimamente si dice sulla ragazza: «Lei è onnipresente perché è la donna più famosa del mondo, non può scegliere di sparire dai giornali. Io sarò sempre dalla sua parte». Quando non è in tour, Sheeran passa molti dei suoi weekend a guardare l’hockey su prato. Cherry ha giocato per la Duke fino al 2014.

Lo scorso anno si è trasferita a Londra con Sheeran e ha firmato un contratto per il Wimbledon Hockey Club (l’hockey su prato è una cosa grossa, in Inghilterra). Nel resto della settimana lei lavora come consulente finanziario. «Lei è la ragazza più gentile del mondo, ma sul prato è un cazzo di animale», dice Sheeran con orgoglio. Una domenica, all’Oxford Hawks Hockey Club, Sheeran si mette dietro il recinto per guardare la prima partita della stagione, e chiacchiera con alcuni dei presenti. («Stai facendo qualcosa di musicale in questo periodo?», gli chiede qualcuno).

Cherry, maglia numero 17, si affretta verso di lui per scambiare un bacio e la loro stretta di mano segreta. Come primo appuntamento Sheeran l’ha portata a un galà dell’American Institute for Stuttering, istituto che doveva consegnargli un premio. «Era un evento straordinario, molti bambini non riescono proprio a parlare». Il secondo appuntamento? La festa di compleanno del manager di Adele.

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Ed Sheeran in concerto, fotografato da Daniele Baldi

Sheeran ha “testato” la ragazza lasciandola sola per qualche ora. «Una delle cose più importanti, se stai con me è che devi essere davvero socievole e brava a parlare con la gente, perché mi capita spesso di essere trascinato da una festa all’altra. Cherry è perfetta per queste cose. Riesce a fare amicizia con tutti».

Dopo la partita Sheeran viene trascinato alla sede della squadra. Prende un vassoio e si serve di patate, piselli e formaggio. Mentre mangia, mostra il pollice alzato. Più o meno a metà del pasto, la stanza viene invasa da altre squadre: un sacco di di teenager. Molte indicano il tavolo dove è seduto. Tutta la stanza sembra chiedersi perché, esattamente, Ed Sheeran sia lì a mangiare con loro. «Me ne devo andare», mi dice.

«Mi stanno facendo un bel po’ di video». Dopo essersi messo il cappello e aver posato il vassoio si allontana indisturbato. «Ho realizzato che c’era un’intera scuola – tutte quelle squadre. Non era il massimo».

Questo tipo di attenzione lo spaventa un po’, soprattutto perché ultimamente sta vivendo diversi problemi di privacy. Poco tempo prima, infatti, un poliziotto l’ha fermato solo per chiedere un selfie. Ha trovato un drone abbandonato nel suo giardino. Dice di essere sicuro al 100% che qualcuno del suo team stia vendendo informazioni alla stampa. «Vorrei solo sapere chi», dice. La cosa peggiore è essere perennemente osservato: «La gente mi filma continuamente, che ansia». E per lui, un modo per combattere questa ansia è bere.

«Per caso avete della tequila?», chiede al cameriere di un ristorante di New York. «Non la Patrón, però». Ce l’hanno. «Allora porta 5 shot di tequila e uno di succo di frutto della passione, per favore. Metti la tequila in ghiaccio e lasciala riposare per un po’. Poi versala nel succo attraverso il ghiaccio, e agita il tutto». Il cameriere dell’ABC Kitchen si mette subito all’opera: non hanno succo di frutto della passione, ma qualcuno è stato mandato a comprarlo.

Dopo il nostro incontro a Londra, tre settimane fa, Sheeran si è dedicato al suo tour promozionale, ha visitato Inghilterra, Norvegia, Germania, Francia, Asia e Australia, dove è stato ospitato da Russell Crowe. «Ha il suo pub personale», mi racconta. «Ero ubriaco marcio, e non mi sono reso conto che anche lui, dopo aver bevuto un’intera bottiglia di gin, era ubriaco marcio».

C’è stato anche un piccolo momento di crisi, verso le 8 del mattino, quando Sheeran si è avventurato da solo in una zona del giardino piena di serpenti velenosi. Cherry temeva un altro episodio in stile islandese. «Barcollava tra i cespugli, cadeva a terra», mi dice la ragazza.

Sheeran, questa volta, ne è uscito illeso, ma di storie come questa ce ne sono parecchie. A Nashville, nel 2013, verso le 4 del mattino, stava fingendo di suonare la batteria con due bottiglie vuote. Il tavolo si è ribaltato e si è ritrovato un grosso pezzo di vetro conficcato nella mano destra. Il vetro è passato a pochi millimetri dai nervi.

Poi c’è la cicatrice che si è fatto giocando con le spade durante la festa della Principessa Beatrice al Royal Lodge, vicino al Castello di Windsor. La storia cambia spesso – alcuni dicono sia colpa della stessa Beatrice; Sheeran sostiene che il responsabile sia James Blunt – insomma, qualcuno lo ha ferito alla guancia destra. «È corso in ospedale, poi è tornato pronto a far festa con la faccia piena di punti», dice un suo amico.

«Tutti dormivano. Ha detto una cosa del tipo: “Che cazzo, ho dato il sangue per questa festa e voi andate a dormire?”». «Sa essere un vero casinaro, per fortuna siamo di epoche diverse. Altrimenti avremmo passato tre settimane di fila svegli a fare festa», dice Elton John, sobrio da quasi 30 anni. «Non è un fattone, ma gli piace bere. È un tipo divertente».

“Ho appena cantato un pezzo con questi tipi qua”, ha scritto Sheeran su Instagram il 27 giugno 2015

I drink arrivano al tavolo. Ed butta giù il suo e ne chiede un altro. Parla di voler andare a Tokyo per incontrare Bieber. L’ultima volta sono stati al karaoke e hanno giocato a biliardo. «È sobrio, molto presente», dice Sheeran. «Nonostante tutto, non ha un atteggiamento da divo. Devo dire che sta proprio bene». Sheeran pensa di avere un problema con l’alcol? «A volte penso che sia sbagliato bere ogni giorno. Poi vedo i miei amici e capisco che fanno la stessa cosa. E stanno peggio di me.

La prima cosa che mi dicono gli americani è di andare in rehab. Ma non è che mi sveglio e bevo, non dipendo dagli alcolici. Posso farne a meno. Semplicemente, mi piace andare in giro e divertirmi, fare il 25enne. Penso che sia normale».

Due giorni dopo, nel suo camerino del Saturday Night Live, Sheeran si ferma a guardare le foto dei precedenti ospiti musicali della trasmissione: Kanye West, Paul McCartney e se stesso. «Sembro un cretino», dice guardando la foto promozionale. Nel frattempo viene trasmesso un video della prova generale della trasmissione. Il cantante ride dell’imitazione che Melissa McCarthy fa di Sean Spicer – «Che bomba!», dice – e del monologo di Alec Baldwin.

Parla del futuro. Sta facendo audizioni per una boy band di sua invenzione. Ha già scritto parecchie canzoni per la band: «Roba davvero niente male. Superpop, ma credibile. Prenderò quattro ragazzi e scriverò per loro tutti i pezzi, li porterò in tour negli stadi con me».

Il tour di ÷ lo porterà in giro per il mondo fino al 2019. Si sta avvicinando al suo vero obiettivo: «Voglio suonare negli stadi di tutto il mondo», dice. «Come George Strait: fa un tour ogni quattro anni, qualche stadio, e poi sparisce». Sheeran, poi, vorrebbe partecipare a un film indipendente, come Once (film che ha fatto vincere l’Oscar al cantautore irlandese Glen Hansard, ndr), e scriverne la colonna sonora. «Voglio fare una cosa del genere, nella mia carriera».

Sheeran si avventura sul palco per suonare la sua Shape of You, senza alcun riscaldamento vocale. Più tardi, mentre si appresta a tornare sul palco per suonare Castle on the Hill, incontra Tracy Morgan. Il comico sposta la conversazione su Michael Jackson: «Michael era fatto di musica», dice Morgan, «ogni fibra della sua cazzo di anima. Il suo problema è che ha raggiunto l’apice troppo presto. Ascoltati ABC. Aveva 8 anni quando ha fatto quella roba! Una volta che raggiungi il top, non puoi più andare da nessuna parte».

«Così mi spaventi!», dice Sheeran ridendo. Morgan ribatte che il ragazzo non ha niente di cui preoccuparsi: «Lui è a posto, ha i piedi per terra. Qui accanto a lui c’è una donna, avrà una moglie e una famiglia e sarà fottutamente felice». La scena diventa ancora più surreale con l’arrivo di Alec Baldwin vestito da Trump. Sheeran ha parlato dei bambini di Baldwin per tutta la settimana: «Ogni volta che qualcuno si porta dietro i bambini penso: “Dobbiamo darci da fare anche noi”», dice.

Dopo lo show, il cantante deve correre a prendere un aereo, per arrivare alle 9 in punto al soundcheck dei Grammy. «Andrà tutto bene», lo rassicura Morgan, «dormi in volo». Baldwin gli chiede del tour: «Qualunque cosa farai andrà bene. Sei giovane, talentuoso. Avrete un bambino, anzi, fate un bambino sul vostro jet privato».

Quello che Sheeran aspetta davvero è il suo 26esimo compleanno, che passerà con Cherry sulle Alpi austriache. «Incontrare gente famosa è bello», dice. «Ma non è vita. Non reale. Un giorno tutto questo cazzo di successo finirà. E so che l’unica persona che rimarrà nella mia vita è Cherry. Voglio solo godermi questa cosa, non voglio che diventi la mia realtà. Non è la realtà in cui voglio vivere».