Erykah Badu: «Voglio solo stare nuda e creare»

Nella sua tana newyorkese, dove si rifugia quando ha fame d’arte, la profetessa del neo soul ci parla del nuovo disco "But You Caint Use My Phone" e delle sue altre passioni: aiutare le amiche a partorire e i malati a morire bene
Erykah Badu il 25 gennaio scorso al “BlackHouse” per l’after party del Sundance Film Festival, Park City, Utah - Foto di Thaddaeus McAdams/FilmMagic

Erykah Badu il 25 gennaio scorso al “BlackHouse” per l’after party del Sundance Film Festival, Park City, Utah - Foto di Thaddaeus McAdams/FilmMagic

In una strada tranquilla nel quartiere di Fort Greene a Brooklyn c’è la casa di mattoni rossi in cui Erykah Badu sta da quando si è trasferita a New York alla metà degli anni ’90. Sali al secondo piano, segui il ritmo funky lungo un corridoio ricoperto di tappeti e troverai il suo appartamento, un accogliente tana da artista che irradia calore e soul. «Puoi sederti lì», mi dice indicando un futon, «non ho molte sedie».

Negli ultimi 20 anni Erykah Badu è stata una coraggiosa innovatrice R&B, una hippie sognatrice, una Dea Madre, una profetessa afrofuturista, una madre orgogliosa e a volte anche una popstar. La sua storia è tutta in questa stanza, occupata interamente da un enorme materasso, una chitarra Fender arancione, la scultura di un Ankh egizio e un registratore a 4 piste dall’aria antica.

Le pareti sono ricoperte di tessuti colorati, cover di album psichedelici, ritratti di lei stessa e poster, degni della camera di un college, di Bruce Lee e Bob Marley con in mano una canna. «Questo l’ha disegnato André 3000», mi dice indicando un angelo afro dipinto sul muro vicino alla parola “Seven”, il nome del figlio che ha avuto 18 anni fa dal cantante degli OutKast. A Dallas, la città in cui è nata 44 anni fa, c’è la casa in cui Erykah vive con Seven e altre due figlie: Puma, 11 anni, figlia del pioniere gangsta-rap The D.O.C., e Mars, 6 anni, che ha avuto da Jay Electronica, il mistico pupillo di Jay-Z. Questo appartamento invece è il posto in cui si rifugia quando ha bisogno di staccare: «Non esco mai, tengo le tapparelle chiuse perché non voglio sapere che ore sono. Voglio solo stare nuda e creare».

La musica di oggi non mi attira particolarmente


In questo momento, Badu è nel pieno di un momento creativo. Ha appena fatto un concerto sold-out al Kings Theatre di Brooklyn per festeggiare But You Caint Use My Phone, il suo nuovo intelligente e delizioso mixtape di 11 tracce che parla dell’amore nell’era degli smartphone. Oltre a stare in tour per otto mesi all’anno, Erykah Badu fa musica costantemente. Dice di avere centinaia di canzoni inedite, molte delle quali registrate dopo il suo ultimo album del 2010. «Un disco è come un figlio, solo quando è pienamente formato può nascere».

But You Caint Use My Phone è nato una mattina, mentre stava portando Seven a scuola ascoltando nuove uscite su SoundCloud: «La musica di oggi non mi attira particolarmente», però sente una connessione con un pezzo di Drake, Hotline Bling, e decide di fare insieme al produttore 23enne Zach Witness una cover stralunata lunga 7 minuti che fa incetta di ascolti su YouTube. Poi, in soli 11 giorni, registra altre cover piene di funk e pezzi originali nel suo studio e a casa dei genitori di Witness.

galleggio e nuoto così bene nel mondo digitale


Alcune parti vocali le ha cantate direttamente nel suo iPhone: «Mi considero una ragazza analogica, ma mi muovo, galleggio e nuoto così bene nel mondo digitale!». Uno dei brani del mixtape è Hello, un tenero duetto con André 3000, la loro prima collaborazione dai tempi di Humble Mumble, uscita nel 2000 poco dopo la fine della loro storia. Sentirli cantare di nuovo insieme è emozionante, come se Graham Nash e Joni Mitchell avessero fatto una canzone d’amore 20 anni dopo Our House. Badu dice che stato molto naturale, anche perché André ora vive a Dallas: «Ci vediamo sempre, almeno tre giorni a settimana. Sono una sua grande fan». Anche con gli altri suoi ex ha un ottimo rapporto: «Se è una cosa vera per me è vera. I miei sono stati tutti dei piccoli matrimoni, l’unica differenza è che non sono andata a Las Vegas a sposarmi». E sogna ancora di sistemarsi un giorno: «È il mio prossimo progetto. Sempre per sempre è l’obiettivo di tutti, no?».

Erykah Badu il 25 gennaio scorso al “BlackHouse” per l’after party del Sundance Film Festival, Park City, Utah - Foto di Thaddaeus McAdams/FilmMagic

Erykah Badu il 25 gennaio scorso al “BlackHouse” per l’after party del Sundance Film Festival, Park City, Utah – Foto di Thaddaeus McAdams/FilmMagic

Oltre che nella musica, Erykah Badu segue la sua vocazione spirituale assistendo amiche e conoscenti durante il parto. Dal 2001 ha fatto nascere 20 bambini e sta studiando per diventare ostetrica. Fa anche volontariato con i malati terminali: «Suono il pianoforte, canto oppure sto lì e gli parlo». Guarda il suo appartamento pieno di musica e arte e ripensa a quando si è trasferita qui poco dopo essere arrivata a New York durante la grande bufera di neve del 1996 in cerca di un contratto discografico: «Non mi sembrano passati 20 anni. La cosa incredibile è che mi ricordo ogni cosa, pensavo di essermi fumata via tutto». Prima di andarmene le chiedo se si sente pronta per un nuovo album e interrompere una pausa lunga sei anni: «Oh sì», risponde, «questo è solo un intermezzo. Mi sento rinata».

Questo articolo è pubblicato in versione integrale su Rolling Stone di febbraio.
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