È morto Glen Campbell, il cowboy che ha unito country e pop

Aveva 81 anni, si è spento dopo una lunga battaglia contro l'Alzheimer. Brian Wilson: «Era un musicista fantastico e una persona incredibile, mi mancherà moltissimo»

La voce di Glen Campbell è arrivata nella Top 40 americana per ben 21 volte con brani come Rhinestone Cowboy e Wichita Lineman. Poche ore fa il cantante si è arreso all’Alzheimer contro cui combatteva da anni. «È con il cuore appesantito che annunciamo la scomparsa di Glen Travis Campbell, marito, padre, nonno e leggendario musicista», ha detto la famiglia in un comunicato. La sua è stata una carriera multiforme, ma sempre a livelli altissimi, sia come uomo televisivo che come cantautore folk. «Aveva una voce meravigliosa e un suono di chitarra cristallino», ha detto Tom Petty a Rolling Stone nel 2011. «Mi ha sempre commosso».

Campbell è nato nel 1936 a Billstown in Arkansas. Scopre l’amore per la chitarra grazie a Django Reinhardt, il suo stile l’ha ossessionato per anni. Nel ’62 parte per Los Angeles, dove ha iniziato la sua vera carriera di musicista. È apparso in 586 take, tra cui Mr Tambourine Man dei Byrds e Viva Las Vegas di Elvis Presley. «Dovrei raccogliere cotone per un anno per guadagnare quello che guadagno a L.A. In una settimana», ha detto. «Ho imparato che la cosa fondamentale era suonare leggermente davanti al ritmo. Sei fuori tempo ma non lo sei davvero, serve a rendere il brano più trascinante».

Alla fine del ’64 si è esibito con i Beach Boys al posto di Brian Wilson che, durante una delle date del tour, aveva avuto un crollo nervoso. «Ho preso il posto di Brian… ero in paradiso!», ha detto. «Si è inserito benissimo», ha detto più avanti Wilson. «Tutti lo conoscono come chitarrista, ma è un cantante fenomenale. Prende note molto più in alto di me!».

Nel ’67 arriva la prima hit, By the Time I Get to Phoenix, poi Wichita Lineman, il suo primo brano ad arrivare in Top 10. L’anno successivo vince un Grammy sia nella categoria pop che in quella country, abbattendo per primo una barriera che sembrava insormontabile. Poi i tentativi al cinema – non riuscitissimi – con John Wayne e da solo, e il trionfo di Rhinestone Cowboy, il brano che l’ha consacrato definitivamente.

La diagnosi di Alzheimer è arrivata nel 2011, e pochi mesi dopo Campbell ha pubblicato il suo album di addio, Ghost on the Canvas, e un tour celebrativo dove si è esibito – per 151 volte – insieme a tre dei suoi figli. Infine Adiòs, la sua ultima pubblicazione, una raccolta di cover di Dylan, Nilsson e altri.

«Aveva una voce meravigliosa», ha detto Bruce Springsteen nel 2014. «Perfettamente intonato, ma mai fuori posto. Non esagerava, era semplice ma piena di emozioni». La sua morte ha commosso il mondo della musica: Peter Frampton, Brian Wilson, Lenny Kravitz e persino Miley Cyrus hanno già salutato la leggenda della musica americana.

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