Dieci hit scritte da Prince ma cantate da altri

"Nothing Compares 2 U" di Sinead O'Connor è la più famosa. Ma nella lista ci sono anche Chaka Khan, Tom Jones e Martika
Dalle Vanity 6 a Alicia Keys, 10 grandi interpretazioni di canzoni originali e non di Prince

Dalle Vanity 6 a Alicia Keys, 10 grandi interpretazioni di canzoni originali e non di Prince

Il figlio prediletto di Minneapolis è stato un tornado di creatività che non conosceva limiti. Il genio dalla mente viola ha pubblicato dozzine di album con il suo nome, ma ha anche seguito e prodotto band affini a lui, come il collettivo femminile Vanity 6 e la band synth-funk The Time. Le sue canzoni sono diventate hit per nomi diversissimi tra loro come Sinead O’Connor, Chaka Khan, the Bangles e Patti Labelle. Ha trasformato le sue riflessioni, tra rabbia sociale e spinta sessuale in un’arte universale che riusciva a parlare a milioni di persone, senza differenze di razza, classe o generi. Pochi artisti sono stati amati universalmente per quattro decadi come Prince. Qui di seguito alcuni dei suoi migliori pezzi scritti per altri cantanti.

1. “Nasty Girl” Vanity 6 (1982)

Quattro anni prima che Janet Jackson trasformò l’aggettivo “nasty” da peggiorativo a positivo, le Vanity 6 iniziarono a spianare la strada con la loro Nasty Girl. Il loro singolo del 1982 è stata la prima (e unica) hit del collettivo al femminile messo in piedi da Prince. Scrisse e produsse la traccia, i cui toni goderecci sembravano fatti su misura sul dance floor (oltre che per il palo da lap dance). «Inizialmente, Prince mi voleva chiamare Vagina», disse Vanity, nata Denise Matthews, in un’intervista con il magazine Bam nel 1985. «Anche se lo pronunciava Va-jeana, sarebbe stato troppo strano. La sua seconda scelta era Vanity. Mi piaceva». La canzone arrivò al numero uno della Hot Dance Club Play chart di Billboard. Ironicamente, a rubarle la prima posizione, arrivò 1999 di Prince.

2. “Stand Back” Stevie Nicks (1983)

Tecnicamente, questa ruvida traccia dance del 1983 è stata scritta dalla stessa Nicks. Ma è lei a dire che la traccia “appartiene” a Prince. Le piace raccontare la storia originale: era il giorno del suo matrimonio e lei e suo marito Kim Anderson stavano guidando verso Santa Barbara per la loro luna di miele, quando sentì Little Red Corvette per la prima volta. Scrisse Stand Back dall’inizio alla fine in quella giornata, con in testa il singolo di Prince. Quando poi andò a registrare la canzone, lo chiamò per raccontargli la vicenda. Venti minuti dopo, il Purple One era nel suo studio. «Arrivò ai sintetizzatori che erano stati sistemati, suonò incredibilmente per 25 minuti e se ne andò», ha raccontato la cantante a Timothy White. «Ha rovinato qualsiasi band suonò con me, perché nessuno riuscì mai a ricreare – neanche con due tastieristi – quello che Prince fece da solo».

3. “I Feel for You” Chaka Khan (1984)

Si dice che Prince scrisse I Feel for You come regalo di San Valentino a una delle sue fiamme, la regina del jazz-funk Patrice Rushen, e lo inserì nel suo album del 1979. Anni dopo, Chaka Khan e lo storico produttore Arif Mardin trasformarono I Feel for You in un un tornado di electro-funk, R&B e hip-hop. C’è la seducente voce di Melle Mel e la serenata di Chaka, un riff di armonica di Stevie Wonder e quei potenti synth, tipici della pop music di quel tempo. Di grande successo fu anche il video, con ballerini come Shabba Doo e Boogaloo Shrimp, freschi protagonisti trionfanti del film Breakin’. Ma Khan, che aveva passato la maggior parte degli anni Ottanta tra il boogie-funk più maturo e il jazz-pop, non era pienamente a suo agio con lo spirito divertente di I Feel For You. «Io e Arif abbiamo dovuto fare uno sforzo per realizzarla», dissero a Billboard nel 1984. «I Feel For You è ovviamente una canzone che funziona con una generazione più giovane». A Khan probabilmente non è dispiaciuto poi il fatto che sia diventata la più grande hit della loro carriera, sia riuscita a vincere un Grammy nel 1985, arrivando in testa alle classifiche. Per quanto riguarda Prince, era troppo impegnato con Purple Rain per partecipare alla traccia. «Prince aveva problemi di agenda, non è riuscito ad esserci», disse Mardin.

4. “Manic Monday” The Bangles (1986)

Dopo aver visto un concerto delle Bangles a Los Angeles, Prince mandò alla band una cassetta con due canzoni inedite che avrebbe voluto che registrassero. Una di queste era Manic Monday, un blues da ufficio, che Prince riuscì a descrivere perfettamente senza esserci praticamente mai stati. La traccia è relativamente innocente, ma Prince comunque ci ha messo del suo: “Of all of my nights/Why did my lover have to pick last night to get down?”. È stata la prima hit della band, arrivata al numero due delle classifiche americane. «Mi ricordo che quando dovevo cantare quel pezzo mi agitavo molto», disse Susanna Hoffs a Songfacts. «Sapevo che era un pezzo di Prince, volevo fare un bel lavoro». Si tranquillizzò molto quando Price sentì la traccia. «Fu davvero felice di come uscì».

5. “Kiss” Art of Noise feat. Tom Jones (1988)

Lo stomper blues del 1986, Kiss ha avuto una lunga storia. La scrisse in origine per i Mazarati, la band del bassista Brown Mark, ma – proprio come fece Bruce Springsteen quando scrisse Hungry Heart per i Ramones – se la riprese per il suo album del 1986, Parade, e la traccia diventò un successo. Poco dopo, Tom Jones la aggiunse ai suoi show di Las Vegas. Il gruppo avant-garde Art of Noise lo contattò dopo averlo visto in TV e nacque così la strana coppia. Il risultato fu decisamente funky, una delle cose migliori di Tom Jones. «Quando mi mandarono il pezzo pensai, “Se non è una hit, lascio tutto”. Era un pezzo di rottura”». Fu la prima volta che Jones finì su MTV, lanciandolo verso un ritorno commerciale.

6. “Yo Mister” Patti LaBelle (1989)

Scritta per l’album Be Yourself della LaBelle, Yo Mister rappresenta la prova che Prince funzionava anche alle prese con lo New Jack Swing, visto che produsse anche il pezzo. La canzone, che parla di un complesso rapporto tra padre e figlia, è diventata una delle hit di maggiore successo della cantante.

7. “Nothing Compares 2 U” Sinead O’Connor (1990)

Nel 1990, cinque anni dopo che Nothing Compares 2 U fu pubblicata dal side project di Prince, The Family, senza riscuotere particolare successo, Sinead O’Connor diventò una star con la sua evocativa ed emozionante cover. La cantante irlandese trasformò il significato del pezzo, facendo diventare la ballata sulla fine di un amore a un’esplorazione del concetto di perdita, dedicandola a sua madre, morta lo stesso anno dell’uscita della prima versione della canzone. L’anno in cui uscì il pezzo della O’Connor, lei e Prince apparvero su due diverse copertine di Rolling Stone. «La amo, è bellissima!», disse Prince della cover. «Cerco un significato cosmico in tutto. Penso che abbiamo portato quella canzone il più lontano possibile, poi è dovuta arrivare un’altra persona per portarla in un’altra direzione».

8. “Jerk Out” The Time (1990)

Come parecchio del suo lavoro con i The Time, Jerk Out ha una storia complessa, forse inconoscibile. La canzone è ufficialmente composta dai The Time, ma Jimmy Jam ha detto che è stata scritta da lui, il bassista Jesse Johnson, il tastierista Terry Lewis e Prince. «A quel tempo, Prince arrivava sempre con un sacco di idee… e noi le arricchivamo», disse Jimmy Jam a Billboard. «Era come una jam session. Jerk Out è stata scritta così. C’era un groove di drum machine che siamo riusciti a riempire». Scritta negli anni Ottanta, Jerk Out fu il primo singolo dopo la reunion dei The Time del 1990, sull’album Pandemonium, e i fan impazzirono per i suoi toni vintage. Purtroppo, questo ritorno coincise con il disastro cinematografico di Prince con Graffiti Bridge. Anni dopo, quando alcuni membri della band si riunirono per un tour celebrativo, nel 2012, Prince fece pressioni legali per evitare che usassero il nome The Time, quindi furono costretti a chiamarsi The Original 7ven. «Penso che si sentisse parte integrante della band perché era stato l’architetto dei nostri primi album», disse Jam, aggiungendo. «Come The Time o The Original 7ven, non potremmo comunque scrivere un album senza l’influenza di Prince… In qualche modo, siamo tutti suoi figli».

9. “Love… Thy Will Be Done” Martika (1991)

Due anni dopo la sua hit Toy Soldiers, Martika chiese l’aiuto di Prince per il suo secondo LP. Finì con scrivere quattro delle 10 canzoni di Kitchen, compresa la meditative Love… Thy Will Be Done. Lei lo definisce un inno, ma in realtà nasce da una preghiera che Martika aveva scritto in un taccuino che portò con sè nel loro unico incontro a Paisley Park. Prince glielo portò via per qualche ora in quel giorno e quando glielo riportò disse, «Ho fotocopiato alcune cose. Perché non mi lasci questo materiale e mi fai partire da qui». Una settimana dopo, quando Martika tornò a L.A., ricevette un fax con dei testi e una cassetta via posta con della musica. Martika non lo incontrò mai più di persona, ma Love… Thy Will Be Done diventò una hit, ogni tanto cantata anche da Prince stesso in tour.

10. “How Come You Don’t Call Me Anymore” Alicia Keys (2001)

Sul suo album Songs in A Minor, Alicia Keys interpretò questo B-side di Prince. Non era la prima volta che una donna cantava questa sua ballad: qualche mese dopo l’uscita originale di How Come You Don’t Call Me Anymore, Stephanie Mills ne vece una versione quasi gospel. Ma Alicia Keys rappresentò una nuova generazione di fan di Prince. La talentuosa 19enne aggiunse un basso pulsante all’arrangiamento solo piano, cantando con voce roca in omaggio al suo eroe. Dopo diventò amica del chitarrista, tanto da introdurlo nella Rock and Roll Hall of Fame del 2004. «Ci sono molti re, ma c’è un solo Prince», disse. «Ha scritto canzoni che hanno trasformato il cantautorato nel bisogno di raccontare passioni che vogliono essere ascoltate».