David Bowie aveva in programma un altro album dopo “Blackstar”

«La sua energia era ancora incredibile per un uomo che aveva il cancro», dice lo storico produttore Tony Visconti. «Non ha mai ceduto alla paura»
David Bowie e Tony Visconti - Foto di Ebet Roberts/Redferns

David Bowie e Tony Visconti - Foto di Ebet Roberts/Redferns


Non ci crederete ma circa una settimana prima della sua morte, con Blackstar in fase di pubblicazione, David Bowie ha chiamato l’amico e produttore di lunga data Tony Visconti via FaceTime per dirgli di voler fare un altro album. In quelle che si riveleranno essere le ultime settimane della sua vita, pare che Bowie abbia scritto e inciso 5 nuove canzoni ed era ansioso di tornare in studio di nuovo. Bowie sapeva dallo scorso novembre che il suo cancro era in fase terminale, e secondo Visconti, anche se la loro ultima conversazione era stata piuttosto vaga, non aveva idea di avere così poco tempo a disposizione. «In questa fase avanzata, stava progettando il follow-up di Blackstar», spiega Visconti, produttore anche dell’ultimo disco, in una recentissima intervista a Rolling Stone Usa.

«Ovviamente sono rimasto basito», continua Visconti, «e ho pensato che immaginasse di avere un paio di mesi, almeno. Lui, così entusiasta di lavorare al suo prossimo album, deve aver sicuramente pensato di avere più tempo a disposizione. Quindi la fine deve essere stata molto rapida del previsto. Non lo so esattamente, ma deve aver iniziato il rapido peggioramento dopo quella telefonata». Visconti ha lavorato con Bowie dal 1969 con Space Oddity, producendo molti tra i suoi album fondamentali, tra i quali The Man Who Sold the World (1970), Low (1977), Scary Monsters (and Super Creeps) del 1980, e il sorprendente ritorno del 2013: The Next Day.

Visconti dice di aver saputo della malattia di Bowie circa un anno fa, quando si presentò per le sessioni di registrazione di Blackstar a New York. «Arrivava da una sessione di chemio, senza le sopracciglia e senza più capelli in testa», spiega Visconti, «non c’era modo di poter mantenere questo segreto con la band, ma lui me lo ha detto in disparte, così non ne ho fatto parola con nessuno cercando di non scompormi troppo quando ci siamo seduti faccia a faccia a parlarne».

Intorno alla metà del 2015, tuttavia, la prognosi di Bowie sembrava migliorare. «Era ottimista perché stava facendo la chemio e stava dando buoni risultati», dice Visconti, «e ad un certo punto a metà dello scorso anno, era in remissione. Ero molto eccitato. Ma lui era ancora po’ preoccupato: ‘Beh, non cantiamo vittoria troppo presto. Per ora sono in remissione ma vedremo come va’. Poi ha continuato la chemioterapia. Così ho pensato che stesse per farcela. Ma nel mese di novembre all’improvviso il tumore è tornato. La malattia si era diffusa in tutto il corpo, quindi non c’era più tanta possibilità di recupero».

Bowie aveva già finito Blackstar a novembre ma anche prima di allora Visconti aveva notato un certo tono in alcuni dei testi e gli disse: «Bastardo furbetto. Stai scrivendo un album d’addio». Bowie semplicemente rispose con un sorriso. «È stato così coraggioso e impavido», spiega Visconti. «E la sua energia era ancora incredibile per un uomo che aveva il cancro, non ha mai ceduto alla paura. Era così preso a fare l’album».

lunedì è stato il giorno più brutto della mia vita


Per quanto ne sapesse Visconti, le voci sui problemi di salute di Bowie tra l’infarto del 2004 e la sua diagnosi di cancro 18 mesi fa sono false. «Quando l’ho incontrato nel 2008 o nel 2009», dice, «aveva messo su un certo peso, insomma era robusto e le sue guance erano rosee. Non era male, prendeva giusto dei farmaci per il cuore. Ma è una cosa normale, come un sacco di persone sulla sessantina tengono sotto controllo il cuore e vivono comunque a lungo. Così l’ha presa molto, molto bene». Tra l’infarto e l’uscita dell’album The Next Day nel 2013, Bowie ha anche preso lezioni di boxe.

Quando dissero a Toni Visconti della morte di Bowie, il produttore era in tournée con il progetto Holy Holy, un tributo a Bowie con Mick “Woody” Woodmansey, il batterista degli Spiders from Mars. «Abbiamo valutato di interrompere il tour perché eravamo tutti molto scossi», spiega Visconti. «Devo dire che lunedì è stato il giorno più brutto della mia vita. Ma ne abbiamo parlato e infine ci siamo detti, ‘Noi siamo musicisti, questo è quello che facciamo e David sarebbe d’accordo’. Abbiamo suonato per la prima volta dopo la sua morte per un pubblico molto, molto entusiasta a Toronto, il 12 gennaio scorso. C’erano persone che piangevano, ma c’erano anche molte persone sorridenti che battevano le mani a tempo e saltavano da una parte all’altra. È stata una bellissima esperienza per imparare qualcosa su di lui e per celebrare la sua vita».