Come rubare caramelle a un rapper

Dopo un'intervista sul Corriere a Marracash e Gué Pequeno, Fedez si è scagliato contro i due, che a loro volta hanno risposto, dimostrando ancora una volta che far incazzare un rapper è un gioco da ragazzi

Se nel tentativo di staccarvi dai social almeno durante il weekend vi foste persi lo scazzo tra Fedez, Marracash e Guè Pequeno, e oggi dovete mettere insieme i pezzi di questa storia, lasciate che vi dia una mano. Sabato è stata pubblicata su Corriere un’intervista a Marracash e Gué Pequeno, in procinto di partire con il tour di Santeria. Il giornalista ha chiesto ai due un commento su Fedez e J. Ax, altra coppia che sta per pubblicare l’album Comunisti col Rolex, che a colpi di ospitate televisive e martellamento radiofonico sono diventati la faccia del rap per il pubblico generalista. Marra e Gué rispondono in modo franco, dicendo cose che direbbero molti altri rapper: quello che fanno Fedez e J. Ax è pop mascherato da rap, Fedez è una macchina da business che cerca di massimizzare i profitti con un uso massiccio dei social, in cui «finisci col dire tutto e il contrario di tutto, preghi per Aleppo, preghi per i terremotati quando in realtà preghi per i soldi». E al netto dell’opinione sulla persona, mitigata da un “voler fare soldi non è un problema”, c’è un’altra questione più generale legata al genere musicale in questione: Fedez e J. Ax si adattano a quello che può avere la maggiore visibilità possibile, mentre «Alla popolarità e al successo di progetti come il nostro o quello di Salmo non corrispondono spazi in tv. Se sono costretti a invitarti alle serate dove premiano quelli che hanno venduto di più finisci in coda anche a chi vale meno di te».

L’intervista è online sabato 14 gennaio, quello che dicono i due rapper non è niente di nuovo, ma cambiano le “contingenze storiche”: Marra e Gué stanno promuovendo il tour dell’album Santeria, Fedez e J. Ax faranno uscire Comunisti col Rolex il 20 gennaio e da marzo saranno in tour. Tutti hanno da guadagnare da un po’ di casino. La faccenda si fa ancora più interessante quando il destino fa incrociare due dei protagonisti di questa storia, in un twist che ha il fashionismo di Sotto il vestito niente e il senso del ridicolo della mensa di Mean Girls.

Il giorno dell’uscita dell’intervista, Fedez e Marracash sono invitati alla sfilata di Moschino in qualità di endorser del marchio. Ci sono anche Ghali, Chiara Ferragni, Paris Hilton, altre persone. Quando Fedez registra la sua Instagram Stories dopo la sfilata si è letto l’intervista e ha visto Marracash, dice di avergli dato del coglione e che lui ha abbassato lo sguardo, dice che deve essere frustrante dover pronunciare i loro nomi nelle interviste perché altrimenti non li cagano di pezza, che di biglietti per il tour ne hanno già venduti più di 100.000 nonostante il disco non sia ancora uscito, e agitando il dito medio dice “nnnnnh, fa male eh?”. Una persona presente alla sfilata di Moschino ci ha raccontato che i due erano seduti uno di fronte all’altro, e una volta finita Fedez ha effettivamente detto “Sei un coglione” verso Marracash, che però era da un’altra parte e può tranquillamente non averlo sentito, in compenso la fidanzata Chiara Ferragni gli ha detto chiaramente: «Basta Fede, basta».

Gué Pequeno risponde in difesa del suo collega: su Instagram Stories imita Fedez da uno scoglio con indosso una camicia a stampa Burberry e dei boxer con le palme concludendo con un sentitissimo «Ma vai a cagare». Qui sotto il video, con sottofondo di onde del mare.

Segue poi la risposta di Marracash, che con una tazzina in mano e l’hangover in testa dice che a Fedez, “un nano con la sindrome da Napoleone”, è scappata la mano sui social, che alla sfilata di Moschino erano seduti uno di fronte all’altro e non l’ha neanche guardato negli occhi, figuriamoci chiamarlo “coglione”, che è l’unico babbo della storia dell’umanità ad andare a una sfilata con il bodyguard (il bodyguard in realtà è di Chiara Ferragni) e che l’unica ragione che avrebbe Marracash per abbassare lo sguardo di fronte a Fedez è perché quest’ultimo gli arriva al cazzo.

Segue un ulteriore messaggio di Fedez in cui sostiene che i due non vedessero l’ora di parlare di lui per vendere delle copie in più, che Marracash può tranquillamente chiamarlo per parlarne e che sono diventati come Inoki (rapper romano, ultimo album L’antidoto, in mezzo a molti dissing). Inoki ha risposto con un video di 8 minuti che scusatemi ma non ho visto.

Sembra che chiunque abbia di fronte uno o più rapper non veda l’ora di tirare fuori l’elenco puntato degli altri nomi della scena nella speranza di portare a casa una dichiarazione che faccia un po’ di casino. Con qualsiasi intervista si spera sempre nel commento a effetto che i lettori possano condividere e commentare, ma con i rapper è particolarmente facile. Un elemento comune a molti rapper è il narcisismo, che da una parte permette di scrivere testi autocelebrativi che sono la linfa del genere, dall’altra rende difficile digerire le critiche. Un accenno a un piccolo commento di un rapper ne accende un altro con la stessa facilità con cui nei film le sigarette lanciate nei rigagnoli di benzina fanno esplodere le macchine. Ogni mattino un rapper si sveglia e sa che potrà dissare qualcuno, è una pratica divertente e spaccona che fa parte del linguaggio del rap esattamente come vantarsi di scopare un sacco di tipe o parlare di bling bling e di erba – alla base c’è la stessa volontà: mostrarsi come superuomini. Quando però sono agenti esterni ad accendere la miccia, magari persone che con il genere non hanno alcuna familiarità su piattaforme non seguite dai fan che hanno bisogno di dare senso alla presenza di un pezzo sul rap tra un caso di cronaca nera e un articolo di affari internazionali, i dissing non è spacconeria, ma un balletta di burattini. Lavoro in una rivista musicale da neanche due anni e ho potuto vedere quanto sia facile per un rapper incazzarsi (ciao Salmo!). A questo punto si può scegliere: o smettono i giornali di aizzare i rapper l’un l’altro, oppure la smettono i rapper di dare retta ai giornalisti che non vedono l’ora di farli incazzare. Oppure ci guadagniamo tutti, noi in visite e voi in visibilità, e facciamo finta di odiarci ma la sera andiamo a bere insieme i gin tonic col Tanquerey nei locali pettinati di Milano (o almeno questo credo sia quello che si immagina un complottista).

Io continuerei solo per vedere altri video di Gué dagli scogli.